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Diritto di critica | July 7, 2020

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Pensioni e patrimoniale, la difficile sfida di Mario Monti - Diritto di critica

Pensioni e patrimoniale, la difficile sfida di Mario Monti

Ora arriva il momento più difficile. Obiettivo: completare quelle riforme avviate dal centro-sinistra tra il 1995 e il 1998 e mai terminate. Per Mario Monti il percorso sarà tutto in salita. Lo spread scenderà e le borse respireranno, ma non durerà molto. Alla credibilità recuperata devono seguire i fatti e sarà tutto fuorché una passeggiata.

Lacrime e sangue, le scelte difficili. Se quel percorso avviato nel 1995 dal Lamberto Dini e proseguito da Romano Prodi fosse stato portato avanti dai governi successivi, non saremmo mai arrivati a questo punto. L’enorme debito doveva essere ridotto, a costo di penalizzare la crescita. Perché molti analisti avvertivano che di fronte ad una crisi economica il nostro Paese non avrebbe avuto i mezzi per difendersi. E oggi non ci sono i soldi pubblici per dare una scossa all’economia, mentre il debito continua inesorabilmente a crescere. Un cul de sac dal quale il governo Berlusconi non è riuscito ad uscire. O meglio: non ha voluto. Non ha voluto per non dispiacere al proprio elettorato: quello delle caste e delle borghesie imprenditoriali ed impiegatizie. Non ha voluto colpire i privilegi, non ha voluto toccare i patrimoni. Una scelta elettorale che guarda al breve periodo, ma che danneggia l’Italia e le future generazioni non affrontando in maniera seria ed incisiva la questione del debito, non il debito delle banche, ma il debito di tutti. Ora intervenire vuol dire far piangere molti. Monti lo sa. Per questo ieri sera ha anticipato il fatto che il suo governo sarà orientato nelle scelte all’equità e contro i privilegi. Ma non basterà. La situazione è talmente grave che a pagare saranno un po’ tutti. Una patrimoniale sarà inevitabile, come sarà inevitabile l’abolizione delle pensioni di anzianità (mantenendo quelle di vecchiaia).

Governo debole, politica miope. La capacità del presidente del Consiglio incaricato di risolvere la crisi dipenderà molto dai partiti. Anche se in molti nel Pdl hanno gridato al golpe e alla perdita di sovranità, il governo Monti sarà un esecutivo legittimo, in quanto avrà, quasi sicuramente, l’appoggio parlamentare. E questo appoggio, che lo legittima sotto il profilo costituzionale, lo rende a sua volta debole. Berlusconi lo ha ricordato sabato scorso: “Quando vogliamo possiamo staccare la spina”. Le riforme che andranno fatte dovranno comunque avere l’appoggio del Parlamento e soprattutto dei partiti che compongono la “grande coalizione”. Si tratta di un grande minestrone che va da Di Pietro a Berlusconi, passando per Bersani, Casini e Fini. Al Pdl non piace la patrimoniale, al Pd e a Di Pietro non piace la riforma delle pensioni. Alla fine si faranno entrambe o nessuna. Sta nella capacità di una classe politica, composta in gran parte di “gentarella” (come l’ha definita ieri Antonio Polito), di assumersi le proprie responsabilità e di guardare all’interesse del Paese e non al voto. E poi gli italiani non sono così stupidi. La televisione è un mezzo straordinario per spiegare l’importanza di certe scelte.

Incominciamo male. Purtroppo il percorso di Mario Monti inizia tra enormi difficoltà politiche. Chi festeggiava in piazza sabato sera non si è reso conto che quello che toccherà il nostro Paese sarà un periodo duro e pieno di sacrifici. Il governo Monti è e sarà continuamente delegittimato dalla stampa e da alcuni politici di destra. Già Vittorio Feltri, Nicola Porro e Filippo Facci parlano di ribaltoni e di sovranità nazionale limitata. Niente di più falso. In una repubblica parlamentare il Capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio che deve poi avere la fiducia delle due Camere che a loro volta rappresentano la volontà popolare. Berlusconi non è mai stato eletto capo del governo dal popolo. Questa è una forzatura e un’anomalia del sistema che va avanti dal 1994. Si è di fatto trasformato il sistema in premierato, senza toccare la Costituzione. Ora Napolitano ha esercitato le sue prerogative costituzionali e viene accusato di non aver rispettato la volontà popolare e di essersi inginocchiato al potere della finanza internazionale. Così, attaccare Napolitano significa indebolire Monti. Ma ogni governo espressione del Parlamento è legittimo, anche se non nasce dal voto. Ma in molti lo dimenticano. Anche perché è iniziata la campagna elettorale.

Comments

  1. Carlo Corradini

    La cifra ottenibile con la patrimoniale è notevole a fronte di un sacrifico sopportabilissimo dai benestanti.
    Pur essendo,probabilmente,al 100° posto nel mio paese di 5000 anime galline comprese potrei versare 10.000 euri senza disperarmi più di tanto.
    Immaginando una percentuale più che proporzionale a salire,immagino un totale di tutto rispetto.