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Diritto di critica | June 23, 2019

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"Io, sovra-qualificata e disoccupata", la storia di Giada - Diritto di critica

“Io, sovra-qualificata e disoccupata”, la storia di Giada

“Non pensavo che a 28 anni avrei ancora avuto bisogno del bancomat di papà, pensavo che avrei avuto una vita mia, uno stipendio mio, delle decisioni tutte mie. Invece no”. Inizia così il racconto di Giada, laureata da due anni in Scienze Politiche, un master e la conoscenza perfetta dell’inglese, francese e del tedesco. Ma è disoccupata. “In realtà” dice lei “non lo sono, perché lo Stato non mi considera come tale. Non ho infatti diritto all’assegno di disoccupazione per 15 giorni in meno di lavoro svolto rispetto a quelli previsti”. La verità è che Giada non ha neanche mai avuto un’occupazione in senso stretto ma ha solo sempre fatto piccoli lavoretti saltuari che le hanno permesso di andare avanti.

Vivere con l’aiuto di genitori e parenti. È triste, arrabbiata, delusa perché a 28 anni non si sente padrona della propria vita, nonostante ci stia provando in tutti i modi. Ha deciso di andare a vivere con il suo ragazzo, l’unico dei due che riesce a guadagnare almeno 400 euro al mese. Sono i loro genitori a pagargli le bollette. “Mia madre mi compra le scarpe se ne ho bisogno, mi compra i regali per le mie amiche che si sposano, per quelle che hanno figli, perché io non me lo posso permettere”, spiega la ragazza. “Io i soldi dell’ultimo stipendio li devo tenere per comprarmi da mangiare. La nonna del mio ragazzo gli passa i soldi della sua pensione. Io non direi che siamo poveri, tutto sommato stiamo bene, ma tutto grazie a mamma a papà, grazie alle nonne, alle zie a cui faccio pena. Tenerezza, forse”.

Qualsiasi lavoro, basta lavorare. Da 5 mesi Giada sta mandando il suo curriculum ovunque anche per posizioni che con il suo profilo non c’entrano nulla. L’importante è lavorare. Ma ora le offerte di impiego della sua città, Trento, sono praticamente pari a zero, così come quelle delle agenzie di Bolzano e Verona, le città più vicine. “Ho mandato il mio curriculum anche a Roma, Milano, in Belgio, in Germania, in Austria e perfino per un’offerta in Uganda. Ora non so più dove fare domanda, dove cercare lavoro. Dov’è che si incontrano domanda e offerta di lavoro? Era così quel diagramma cartesiano, quando lo studiavo in economia politica…” si sfoga Giada. “All’ultimo colloquio sono stata scartata perché non sapevo tradurre dal tedesco ‘offerta campionata’. Onestamente non so nemmeno in italiano cosa significhi offerta campionata. Sono uscita dal colloquio a testa bassa, sconfitta, con la solita sensazione di inadeguatezza che provo ogni volta uscendo dalla porta dove si è svolto il colloquio. Sapevo – prosegue – che non si sarebbero mai più fatti sentire, anche se in realtà, come dicono sempre tutti, mi avevano assicurato che mi avrebbero fatto sapere in ogni caso”.

Quando si è sovra-qualificati. Giada racconta poi del colloquio precedente per un posto da segretaria con contratto di soli 3 mesi, in cui la selezionatrice, scoprendo dal suo CV che aveva una formazione post-universitaria, le chiese come si sentisse a fare un lavoro per il quale era sovra-qualificata. “Qual è la risposta giusta a questa domanda?” si chiede Giada “Devo dire che sono tanti piccoli passettini verso la meta? Devo dire che voglio fare esperienza? Oppure devo dire che in realtà non mi frega niente di una carriera e che ho studiato perché mi piaceva, ma in realtà mi accontento di un lavoro mediocre? La verità non è né l’una né l’altra cosa. La verità è che mi andava bene fare un lavoretto da segreteria dove avrei imparato alcune cose che sicuramente mi serviranno in futuro e, comunque, lavorare per 3 mesi non lega così tanto la persona alla posizione e al posto di lavoro, non serve amare e bramare un posto da segretaria per poterlo fare con impegno. Invece a quanto pare no”. Nonostante l’ufficio risorse umane le avesse assicurato che le avrebbero fatto sapere l’esito sia positivo che negativo del colloquio, non si sono mai fatti sentire. Avevano “scelto un’altra risorsa”. Così le hanno risposto dopo che Giada ha deciso di scrivergli un email per avere notizie. “Ecco quello che sono: una risorsa. Hanno dunque scelto una risorsa che probabilmente ha dimostrato maggiore entusiasmo e impegno per un lavoro di segretaria per tre mesi”.

Firmare il proprio fallimento. Ora Giada sta per ricominciare un lavoro di ricerca per l’Università. “No, non ho trovato lavoro. Questo lavoretto di bassa ricerca lo faccio da quando ancora non ero laureata alla triennale. Faccio interviste telefoniche, rompo le scatole agli italiani dalle 6 alle 9 di sera. È il lavoro più gettonato per i neo laureati al giorno d’oggi. Mi pagano a intervista, il contratto lo firmo solo a indagine chiusa e i soldi li vedo solamente dopo 4 mesi, dopo aver dichiarato solennemente che non sono imparentata con nessun professore o membro del consiglio di amministrazione dell’Università, fino al quinto grado di parentela. Quella firma è molto di più di una dichiarazione di buona fede: essa sigilla solennemente il fatto che io, non avendo parenti importanti, non essendo figlia di, nipote di, cugina di, amica di o amante di, non troverò mai lavoro che rispetti le mie qualità e capacità. Non è una firma, è la mia dichiarazione di fallimento.”

Ha collaborato Ambra di Nuzzo

Comments

  1. Luca

    Risorsa: avete mai fatto caso che in italiano il verbo che si associa a risorsa è “sfruttare”? Non a caso, pare…

  2. Anna

    Almeno lei ha qualcuno che la mantiene…

  3. Ranieri

    Anch’io ero “sovraqualificato”, ma 3 anni dopo la laurea (nel ’95) ero ancora disoccupato. Poi mi sono adattato a fare il parcheggiatore, l’operaio… tutti lavori che al giorno d’oggi anche uno col diploma di terza media rifiuterebbe. Ma sono orgoglioso di essermi adattato.
    Poi per fortuna ho pensato che il lavoro non conveniva andarlo ad elemosinare in giro da persone che, per lo più, erano molto più pezzenti della media, quindi ho deciso di crearmi il mio lavoro autonomo, senza cadere nella trappola piccolo-borghese del dover fare per forza qualcosa di attinente a ciò che si è studiato.
    Insomma, finché penserete che il lavoro vi deve essere concesso da qualcuno non riuscirete mai a cambiare questo sistema schifoso (ma sentendo questi discorsi dubito che vogliate veramente cambiarlo…)

  4. Pluigim

    Giada, hai provato nei bar e nei ristoranti? Mi risulta che cercano sempre personale, e che chiedano soltanto la voglia di lavorare.

    • Erica Balduzzi

      Il problema, Pluigim, è che se anche trovi lavoro in ristoranti e bar ( e non è detto, te lo dico per esperienza), trovi sempre lavori da weekend, lavoretti saltuari, un giorno vai e il giorno dopo ti dicono “guarda, oggi abbiamo poca gente, stai pure a casa”. Sono lavori che vanno bene per mantenersi mentre si studia, per arrotondare, ecc. Quando una persona vuole costruirsi una vita cerca qualcosa che dia un minimo di certezze. Invece al giorno d’oggi c’è questa situazione paradossale: hai speso anni di studio per sentirti dire che “sei troppo qualificato ma non sai fare niente”, sei troppo vecchio per cercare lavoro all’estero, i lavoretti saltuari sono saturi di richieste, e alla fine che ti rimane? C’è qualcosa di profondamente ingiusto in questo sistema, e non c’entra nulla con il tipo di laurea che una persona consegue. All’estero, la laurea è considerata qualificante: in Italia, ormai è praticamente un ostacolo all’ingresos nel mondod el lavoro. Su questo discutiamo per favore, ed evitiamo le polemiche inutili e gli sputasentenze a caso…

    • Vale

      La gente non la assume non perchè “ha studiato troppo” ma perchè “ha studiato troppe cose inutili per l’attività della ditta del caso”.
      La mia domanda “cosa si può fare con una laurea in scienze politiche” resta senza risposta, inizio a temere che il motivo sia la mancata conoscenza della stessa pure a chi quella laurea l’ha conseguita.
      Non si può pretendere che ad una laurea a caso segua un lavoro a scelta.
      Sarebbe come pretendere che a ogni diploma di conservatorio segua un lavoro stabile in un’orchestra: pura follia, e tutti i musicisti seri lo sanno e lo affermano senza paura.
      Perchè dovrebbe essere diverso per un laureato in qualsiasi altra materia ?

      Che poi ci siano ANCHE altri problemi non lo mette in dubbio nessuno…ma con la crisi economica di questi anni non c’è bisogno né di millantatori né di chiacchieroni, ma di persone pronte per lavorare, già formate almeno in parte e non da “svezzare”.
      Forse qualche colpa ce l’ha anche l’università, visto che in ogni pagina di ogni facoltà appaiono magiche statistiche che parlano di lavoro trovato in 2 giorni e in cui si parla dell’enorme specializzazione e spendibilità di ogni laurea.
      Ma nessuno lo scrive, chissà come mai…

      Non lo dico come critica, ma come semplice osservazione del mercato del lavoro di questi ultimi anni, in quanto lo frequento in maniera abbastanza approfondita.

  5. Eva Maio

    Cara Giada,   anche io non credevo alcune cose….
    non credevo che con 38 anni e 7 mesi di contribuzione sarei stata costretta – e lo saro’ – da una donna – l’attuale ministra del governo Monti -, a restare fino a 62 – 63 anni sul lavoro , a fronte della mia collega nata nel 1951 già in pensione e con liquidazione già in tasca. Non solo, lavorando mediamente 3 anni di più, prendero’ molto meno, sempre grazie a questa superministra…
    non credevo che , in un’epoca in cui valutano tutto, non valutassero se sono in grado di insegnare a bambini di cui sarei la nonna….
    non credevo di essere magistralmente, astutamente imputata di rubare ai giovani…andando in pensione, mentre tutte le imprese e pure il parastatale sfruttano i giovani in tutti i modi possibili e immaginabili…
    non credevo che l’invaghimento  anche a sinistra per tutte le forme del lavoro flessibile
     permanesse anche di fronte a queste macerie…ma già dimenticavo, i ragazzi hanno paghe miserevoli, quando lavorano, a causa di chi è in pensione o ci va… ed è sempre causa loro se i ragazzi non trovano lavoro….
    non credevo che mi prendessero così per cretina da farmi pensare che vivro’ più di mio padre, il quale è stato meno logorato di me dallo stres del lavoro e per meno anni…
    non credevo che mi trattassero da cittadina in debito, quando in vita mia non so cosa vuol dire fare un debito anche di pochi centesimi…
    non credevo che potessero far passare impunemente la favola del conflitto generazionale mentre non è mai stata così alta la disparità sociale e la forbice ricchi-poveri si è allargata in maniera indegna dei paesi civili…
    non credevo che dalla non-democrazia dei puttanieri si passasse con orgoglio alla non democrazia degli squali ,  finanziari si intende…
    Non credevo… eppure… da Napolitano in giù sembran tutti soddisfatti!

  6. Ant

    Giada, hai tutta la mia simpatia.
    Mi ricordi il caso di un amico più grande di te che insegna gratis l’arabo all’università, e non lo può nemmeno scrivere nel CV, perché il volontariato non è previsto dagli statuti.
    Ho 40 anni, una laurea quinquennale in Filosofia non riconosciuta in Italia, un contratto co.co.pro. fino a marzo 2012 di circa 400 euro al mese (si calcola a ore) e vivo da luglio con il mio fidanzato, maestro di scuola elementare precario, di terza fascia, cioè di quelli che hanno, quando le hanno, le supplenze brevi, di pochi giorni.
    Il suocero paga le bollette, la mamma scarpe e vestiti.  
    Da gennaio torno a fare le pulizie a ore, probabilmente in nero, purtroppo solo due giorni a settimana, perché di più non ho trovato  …
    … e continuo a studiare, tanto serve solo come esercizio anti-alzeimer…
    A.

  7. Mollica71

    Quanti, giovani e meno giovani, nella stessa condizione … una laurea, un master, magari anche tanti anni di esperienza sul campo, senza possibilità di gestire la propria vità, senza il diritto alla progettualità … Io di anni ne ho qualcuno di più, ma la condizione è la stessa…. Da un po’, caduto il velo della speranza che qualcuno potesse apprezzarmi per le competenze ed esperienze professionali, invio il curriculum anche per fare la segretaria, faccio concorsi con la 3 media, tutto pur di avere un’entrata fissa e decorosa. Ma non arriva mai una risposta… che depressione!

    • Marco

      lo diceva anche Checco Zalone, “tu studi vero? Qui non serve a un cazzo”

  8. Paragacciuru

    Sovraqualificata con la laurea in scienze politiche? Suvvia….

    • Erica Balduzzi

      forse è proprio questo sputare sentenze a caso che ha generato il sistema lavorativo malato che crea situazioni come quelle di Giada: permettersi di criticare la storia di una persona elevandosi a giudici morali e scolastici del tipo “poteva studiare qualcos’altro”. Conosco tanti laureati in chimica, giurisprudenza, ingegneria disoccupati o precari al pari dei laureati in scienze politiche, lettere o filosofia. Il problema in Italia non è il tipo di laurea: è la concezione che si ha del titolo di studio, qualunque esso sia. In Italia, è considerato solo “un pezzo di carta” per “bamboccioni” e il mondo del lavoro in linea di massma tende a vederlo solo come un attestato di boria da parte del laureato. Forse sarebbe il caso di ricordare i sacrifici che comporta studiare, magari anche mantenersi durante gli studi, sdoppiarsi tra esami e lavoretti e spesso anche mantenersi un appartamento: questa a mio avviso è già una palestra estremamente formativa per il mondo del lavoro. Ma nessuno lo tiene in considerazione. Questo è l’errore del mondo lavorativo italiano, e non c’entra con il tipo di laurea che scegli.

      • Aasdee3

        Non è vero che qualsiasi laurea è considerata un pezzo di carta, per esempio con la laurea in medicina si trova lavoro immediatamente dopo la laurea.
        Io non sto assolutamente dicendo che il problema non esiste, esiste eccome! Soprattutto per le lauree in materie scientifiche (parlo di quelle che hanno un senso, come biologia, chimica e fisica, non tutte le altre mille istituite apposta per mantenere su il baraccone), dove si è costretti ad andare all’estero per avere una minima possibilità di trovare lavoro. Non sto sputando sentenze a caso, ho analizzato abbastanza bene la situazione. La verità è che Scienze Politiche è inutile, se io mi dovessi trovare nella scelta tra fare l’elettricista oppure iniziare Scienze politiche, sceglierei l’elettricista 1000 volte (senza nulla togliere all’elettricista, eh). Anche per quanto riguarda Giurisprudenza il problema esiste, ma c’è anche da dire che si buttano tutti sulla carriera di avvocato, quando in Italia ce ne sono davvero troppi (solo a Roma c’è lo stesso numero di avvocati che nell’intera Francia) dopo essersi magari laureati fuori corso di 2 o 3 anni. Ma non mi permetto minimamente di paragonarla a Scienze Politiche, laurea inutile per eccellenza.

    • Paragacciuru

      Ma certo, nulla quaestio sul fatto che una persona fa quello che ama fare, ma se si laurea in una facoltà inutile, che poi non si lamenti, doveva pensarci prima.

    • Vale

      Scusami.
      Primo: Lei DICE di conoscere 4 lingue perfettamente.
      A chiacchiere pure io conosco l’aramaico antico e la meccanica quantistica.
      Di fatto so solamente che non ha provveduto a colmare una sua lacuna, in quanto afferma di non sapere a oggi cosa voglia dire quello che le hanno chiesto in un colloquio.
      Non mi sembra un grande segno di maturità, poi fate voi…

      Nella mia vita ne ho conosciuti tanti di chiacchieroni, penso pure tu.

      Secondo: una persona è liberissima di fare quello che ama fare, e pure è liberissima di arrabbiarsi se non trova lavoro.
      Ma da qua a dire che faccia bene a pretendere un lavoro attinente alla laurea ce ne passa: mai sentito parlare di “domanda e offerta” ?
      A TRENTO poi…e dire che una Trentina dovrebbe sapere come funziona qua da noi…

      Ultimo: che una laurea possa essere definita migliore o peggiore di altre non lo diciamo noi, lo dicono tutti…soprattutto chi deve assumere, detto anche “il mercato”, che ha sempre l’ultima parola ( se non gli si vuole dare ragione ).
      Che un laureato in Scienze dei Beni Culturali non si debba sentire un idiota in confronto a un laureato in Ingegneria Edile e Architettura lo accetto…che pretenda di avere una laurea equivalente invece significa solo ignoranza e cecità, in quanto l’impegno non è semplicemente diverso, è un altro mondo.

      Se poi vogliamo affermare che laurearsi in Scienze dei Beni Culturali sia difficile tanto quanto in Ingegneria Edila e Architettura facciamolo pure, anche se è quanto di più falso si possa affermare.

  9. emiliana72

    Dopo una laurea ad indirizzo umanistico, di fronte a prospettive di perenne disoccupazione, ho gettato la spugna e ricomincato daccapo: ho scelto una specializzazione tecnica grazie alla quale ho trovato subito un lavoro, che ho tutt’oggi. La passione è una cosa, il tipo di figura professionale richiesto nel mondo del lavoro è un’altra. Questo è un dato di fatto che bisogna affrontare. Purtroppo gli studi umanistici, che erano la mia passione, NON mi davano da mangiare. Allora che fare? Lamentarsi e vivere in eterno sul groppone di mamma e papà? Non potevo permetterlo. Oggi lo studio umanistico è riservato a chi ha le spalle coperte e può permettersi di vivere senza lavorare. E’ un peccato, ma è così. Perchè scegliete scienze politiche, lettere, filosofia? Ragazzi l’ho fatto anch’io, e sono felice della cultura che mi hanno dato, ma poi?
    Il mondo del lavoro ricerca TECNICI qualificati: elettronici, elettrotecnici, meccanici, informatici….lì di lavoro ce n’è, e tanto. Purtroppo se ne trovano pochi…. E’ triste lo so, è dura ricominciare, ma credetemi ne vale la pena. Anche perchè è ancora più dura rimanere così, in sospeso e senza prospettive.

    • Pamela82

      Ciao emiliana, sono in una situazione simile alla tua,
      anch’io laurea umanistica inutile.
      tu in cosa ti sei poi specializzata? fammi sapere
      sono un pò disperata….
      grazieeeee

  10. Vale

    Pure mia sorella si sta laureando in Scienze Politiche.
    Pure io sono di Trento.

    Domanda semplice…ma cosa si può fare a Trento con una laurea in Scienze Politiche ( magari in Relazioni Internazionali e Diritti Umani ) ?
    Non lo chiedo in modo polemico, ma in maniera sinceramente interessata e curiosa.

    Inoltre vorrei chiedere, sempre con spirito di curiosità, le competenze effettive di una persona laureata in Scienze Politiche e come queste possano essere utilizzate in ambito aziendale.

    Grazie in anticipo a chiunque per il tempo che dedicherà all’eventuale risposta di queste domande !

  11. Mah!

    La laurea in scienze politiche non serve a niente, ci sono materie che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra. Io studio giurisprudenza, e nello stesso edificio c’è anche la facoltà di scienze politiche, quindi ho avuto modo di vedere cosa e come studiano. I libri non li usa nessuno, tutti a studiare su dispense e schede, e la maggior parte del tempo gli studenti lo passano al bar. Suvvia, c’è diritto penale da 4 crediti, quando da noi solo la prima parte è da 9!La cosa che mi fa ridere è che vogliono tutti svolgere la “carriera diplomatica”, come se ci fosse un’enorme richiesta di ambasciatori o ministri degli esteri. Ora, non so se in tutte le facoltà di scienze politiche la situazione sia questa, ma comunque mi sembra una facoltà fine a se stessa, fatta giusto per trascorrere 3 o 5 anni (quando non diventano 7/8) a farsi mantenere dai genitori. Ed una volta usciti non ci si può lamentare se non si trova lavoro! Cosa sa fare un laureato in scienze politiche meglio di un laureato in giurisprudenza od economia?

    • Mah!

      La gente molla in qualsiasi facoltà, anche “sicurezza nel lavoro” e “assistente sanitario”, dove hanno esami da 1 e 0,5 crediti. Ciò non significa che si tratti di facoltà difficili, semplicemente la gente non ha voglia di studiare nemmeno quel minimo che basta per passare quegli esami farlocchi. Queste cose le vedo quotidianamente a Siena, che non è proprio l’ultima facoltà (per Giurisprudenza è la prima in Italia secondo la classifica del Censis, mentre scienze politiche è la quarta). Esami come “Sociologia delle Migrazioni” e “Metodologia della Ricerca Sociale” la dicono tutta sulle materie trattate. In un periodo di crisi come questo, quali prospettive può avere una persona che esce da lì? (per quel che mi riguarda non ne avrebbe nemmeno in tempi migliori). Comunque è vero che con scienze politiche non si intraprende solo la carriera diplomatica, si può finire anche nei call center o a fare le segretarie.

  12. Marika82

    come al solito arrivano quelli che sputano sentenze partendo dal loro piccolo orticello e senza allargare il campo nemmeno un po’.
    anch’io sono nella situazione di giada, solo che quando mi sono iscritta all’università ho abbandonato la mia propensione per le scienze politiche a favore di giurisprudenza. perchè si sa che con scienze politiche le opportunità sono poche e invece giurisprudenza ti da’ tante possibilità.
    oggi sono anche avvocato, oltre ad avere due master e uno stage all’estero, e udite udite…sto a casa a mandare cv da un anno e mezzo!
    all’estero ci sono andata e lavoro non ce n’era.mi sembra ovvio che se per dire di “aver trovato lavoro” devo fare la cameriera in un pub e devono mandarmi i soldi da casa per mantenermi me ne sto a casa mia.
    d’altro canto nonostante due diplomi, una laurea, due master e una abilitazione ho fatto domanda per le supplenze finanche come bidello e….che sorpresa, nessuna chiamata!
    e poi mi devo sentire chiamare bambocciona quando non ho nemmeno il diritto a sognare di avere il minimo indispensabile per potermi costruire una famiglia..

  13. subzero

    Bene…. io ho il problema opposto… 32 anni… sovra-qualificato lavorativo… 8 anni di manutenzione reti in multinazionali… capocantiere presso il polo chirurgico più grande d’italia in fase di costruzione come trasmissione dati…. sistemista affermato da più aziende e…………  disoccupato!!! Non mi calcolano nemmeno più le agenzie perchè mi dicono che son troppo qualificato. E non ho nemmeno la laurea!!!

  14. Annamaria

    beh, marika82, in fondo il commento di uno studente lascia un po’ il tempo che trova, perche’ prendersela? Io ho 30 anni, una laurea umanistica, eppure sono riuscita a costruire un percorso di carriera in salita (3 promozioni negli ultimi 3 anni), quindi che sia impossibile proprio non direi! il problema reale secondo me e’ che tanti tanti neolaureati si attaccano addosso l’etichetta di overqualified solo perche’ hanno fatto degli studi, senza riuscire a capire che agli occhi di un datore di lavoro questo non da’ la minima idea della capacita’ di una persona di gestire un carico di lavoro piu’ o meno elevato, lavorare bene sotto pressione, imparare velocemente, prendere decisioni velocemente in situazioni ambigue o con poche informazioni, di negoziare bene in casi di conflitto con colleghi etc (giusto per citare alcune capacita’ che io riterrei fondamentali e che non hanno a che vedere per niente con quanti e quali corsi un ragazzo abbia fatto, ma che pure impattano pesantemente sulla performance di un team). non e’ impossibile e sicuramente occorre mettersi in gioco. paradossalmente, la mamma che aiuta a tenere un certo stile di vita fa piu’ male che bene, perche’ non ti costringe a guardarti in faccia e prendere decisioni (ad esempio, quella di andare all’estero) per sbloccare un circolo vizioso. io stessa non avrei lasciato il mio contratto a progetto per cercare un indeterminato quasi quattro anni fa se non avessi avuto la consapevolezza che la mia famiglia non mi avrebbe mai potuto aiutare economicamente.

    • Ema

      Annamaria, la ringrazio molto per il suo commento. L’unica cosa che vorrei però far notare è che la protagonista dell’articolo non si è etichettata come sovra-qualificata è stata definita come tale dalle persone che le facevano i colloqui! Io ho scelto la sua storia perché moltissime persone mi hanno raccontato la stessa cosa. Rifiutati per certi lavori solo perché avevano più requisiti di quelli richiesti.

      • Vale

        La parola “sovraqualificata” viene utilizzata in 2 ambiti:
        1) Consolare una persona non richiesta
        2) L’effettivo bisogno di una persona meno qualificata e con meno possibilità di “andar via appena imparato il mestiere”

        Ricordiamoci che formare una persona in ambito lavorativo costa soldi e tempo, che ormai poche aziende PRIVATE possono sprecare.

        E facciamoci, con umiltà, qualche domanda: “Io mi assumerei ? Cosa so realmente fare ? L’università che chiavi di lettura mi ha dato ? Che potenzialità ?”

        • the scientist

          perfetto, quindi visto che ogni azienda ha i suoi metodi di lavoro diversi dagli altri, allora nessuno può essere assunto da nessuno perchè in un mese nessuno vuole e può insegnarti un tubo
          fine della cosa

  15. Emiliana72

    Ciao Giada. Hai ragione, non c’è molta informazione nei riguardi dei ragazzi, ed è un vero peccato. Però nessuno ti vieta di tornare indietro. Nella regione dove abito io, se sei hai una specializzazione meccanica, e magari sei un bravo disegnatore, il lavoro lo trovi, anzi, il lavoro trova te ! Quando ero una ragazzina, non volevo sentir parlare altro che di ciò che mi interessava: amavo la letteratura, la filosofia, insomma ero portata per le materie umanistiche. Crescendo ho cambiato idea: vuoi perchè  sono maturata io, vuoi per necessità, vuoi perchè vedevo i miei genitori stanchi dopo una dura giornata di lavoro…. ho cambiato idea e mi sono iscritta ad un istituto tecnico.  Vedi, è anche una questione di età e di maturità, oltre che di informazione. Per questo motivo credo che si possa fare una scelta diversa anche dopo la laurea. Però è faticoso, è vero, ed anche triste dopo anni di studi. Ma è la realtà, a che serve ostinarsi ? Alla fine sono contenta della scelta che ho fatto: anche della mia laurea umanistica, che mi ha dato una certa cultura. La letteratura è ancora la mia passione, che coltivo nel tempo libero.

  16. Emiliana72

    Io non volevo sputare sentenze, o elevarmi rispetto ad altri, volevo solo dare un consiglio a chi ha voglia di ascoltare senza fare le barricate. Il mio consiglio era: vi siete resi conto di non avere prospettive? Avete bisogno di cambiare la vostra situazione ? Provate a fare una scelta diversa. So che le aziende della mia zona, ad esempio, fanno fatia a trovare disegnatori meccanici, elettrotecnici…. ad esempio. A me è andata bene. Poi se qualcuno mi risponde “ognuno ama fare cio che gli piace”, allora ok: tutti amano fare ciò che vogliono, me compresa, ma se ciò che io amo non serve ad introdurmi nel mondo del lavoro, ed io ho bisogno di esservi introdotta, ALLORA MI SENTO DI DOVER FARE DELLE SCELTE. Tutto qui. Se poi in realtà non ne ho bisogno allora amen.
    Non posso pestare i piedi e rimanere ferma nella mia posizione ripetendo all’infinito che il mondo del lavoro è malato, la società è malata, tutto è malato…. sarà anche vero, ma chi ne fa le spese rimango io e solo io. E intanto il tempo passa, e io sono sempre qui che mi lamento, e mi lamento e mi lamento, ma non provo a fare NULLA di diverso.
    Anch’io ho fatto quello che mi piaceva, ma il dato di fatto è che non mi è servito ad entrare nel mondo del lavoro: perchè la scuola è SATURA di insegnanti e un’azienda di un esercito di laureati in lettere non sa che farsene.
    Ma ragazzi, avete bisogno di lavorare oppure no? Guardate che siete VOI che dovete adeguarvi a ciò che richiede il mondo del lavoro, non il contrario. E’ la realtà, prendetene atto e fate qualcosa per voi. Oppure fate la rivoluzione e cambiate la società, non so, ma FATE QUALCOSA. Senz’offesa.

    • the scientist

      adeguarsi? quando un laureato magistrale con formazione post laurea ed esperienza a livello europeo e pubblicazioni su riviste internazionali si candida anche per lavorare nelle imprese di pulizia non si adegua? quindi quando lo scartano perchè è laureato o perchè ha 30 anni tu pensi ancora che la gente voglia lamentarsi e non adeguarsi?..ma per favore…e pensi che uno che a 30 anni si mette a studiare per diventare disegnatore poi viene preso al termine dei suoi corsi, senza esperienza e ultratrentenne? ahaha ma per…favore…forse vivi in una zona fortunata..da me non funziona così, da me scartano senza nemmeno guardare il tuo curriculum e basta, se sei uno scienziato e vuoi fare il commesso per mangiare ti dicono che non hai esperienza per piegare le magliette e mettere in ordine il magazzino. se sei uno storico dell’arte e vuoi distribuire audioguide all’ingresso delle mostre ti dicono che non hai esperienza per distribuirle! non è adeguarsi? o bisogna fare dei corsi per distribuire volantini o per rispondere al telefono o per cercare di appioppare le cialde per la macchinetta del caffè nel supermercato?
      :)

  17. Eva Maio

    Cari giovani, molti interventi sono avvelenati.
    E vi gettate addosso sottili veleni l’un l’altro.
    Oppure sono segni di condivisione empatica, ma non affrontano minimamente dal punto di vista politico le ragioni per cui si è arrivati a questa situazione.
    Questi anni maledetti di becero liberalismo hanno minato anche la capacità solidale, hanno svilito ogni impegno sociale, hanno liquefatto le idee attorno a cosa vuol dire stare al mondo civilmente, da uomini e donne, non da piccoli o grandi lupi…
    Che tristezza!

  18. Mi sono recentemente laureato in relazioni internazionali a Roma3 e al momento sono disoccupato. Molti miei amici ed ex colleghi universitari sono riusciti a svoltare qualcosa: c’è chi ha ottenuto un contratto di praticantato come giornalista dopo aver fatto delle supplenze di storia ed aver lavorato in una cooperativa per immigrati, due mie amiche sono in ecuador (una con un master in cooperazione e una laurea ottenuta a toronto ed un’altra dopo aver lavorato all’UNHCR) a lavorare, un mio amico dopo 2 anni di contratti (6 mesi x6) non gli è stato rinnovato il contratto per i sei mesi successivi alla FAO. Tre miei amici, ancora, sono Bruxelles (due tramite progetto Leonardo e dopo aver fatto un master in euro progettazione, l’altra è stata assunta dopo un master e un successivo stage). Un mio conoscente ha vinto il JPO all’ONU con un curriculum di tutto rispetto ( formazione in UK, due anni di lavoro all’estero con ONG). 
    Altri stanno lavorando per società di consulenza e stanno rinnovando loro il contratto.
    Di possibilità ce ne sono tante il problema è l’accesso alle informazioni. Io cercherò di svoltare con un master in intelligence e economia, specializzandomi in finanza islamica (è un mercato in crescita con un tasso del 10% annuo) nel frattempo ho fatto domanda per il servizio civile. Ho 26 anni se non riuscirò ad ottenere un lavoro soddisfacente con uno stipendio sufficiente me ne andrò in Australia tra max tre anni. 
    ps Al caro sostenitore della superiorità accademica di giurisprudenza: non accetto lezioni di efficienza accademica/lavorativa da chi studia solamente materie giuridiche..

    • Mah!

      Io non ho intenzione di dare lezioni a nessuno, semplicemente dico le cose come stanno; paragonare il carico di lavoro di Giurisprudenza con quello di scienze politiche è follia. E la vecchia storia che scienze politiche è superiore perché ci sono materie che trattano argomenti molto diversificati è una sciocchezza. Chi ha bisogno di un giurista per la sua impresa non cercherà mai tra i laureati in scienze politiche solo perché hanno studiato il Bignami di diritto privato. Idem, chi cerca qualcuno competente in materie economiche cercherà tra i laureati in Economia. E di certo riterrei più completa la preparazione di qualcuno laureato in Storia, se avessi bisogno di un insegnante di storia. L’aver studiato un paio di esami in materia economica, storica, giuridica, non fa di voi esperti in questi settori. Con lo stesso ragionamento definirmi esperto in economia perché nella mia facoltà c’è Economia Politica! Ma non mi passa nemmeno per la testa.

      P.S. per 10 laureati che trovano un lavoro adeguato, ce ne sono 1000 nei call center. Ma a giudicare dalla quantità di costosissimi master che avete nei vostri curricula non sembra che abbiate poi problemi economici. Io so solo che 5000 € di master non me li potrei permettere.

      • Alcuni risposte alle tue considerazioni:
        1. Mai detto che una facoltà è superiore ad un’altra. 
        2. Ogni facoltà crea forma mentis differenti e affina differenti abilità e preparazioni proprio perchè è necessario avere diverse figure professionali. 
        3. La peculiarità di un laureato di scienze politiche sta proprio nella sua preparazione multidisciplinare. Questo ci consente di avere più attitudine alla flessibilità e all’analisi trasversale di più realtà lavorative e culturali. Nel mondo non serve solo l’avvocato, l’ingegnere, il medico o l’impiegato di azienda…
        4. Non avendo fatto diritto privato non mi sento toccato dall’argomento in questione, ma i miei colleghi che hanno dato privato mi hanno mostrato il libro dell’esame: non si può definire un bignami un libro da più di 1000 pagine.
        5. I nuovi studi sull’economia hanno dimostrato quanto sia sempre più forte la correlazione tra la cultura, la geografia e le tradizioni di un popolo con il concetto di diversificazione della crescita economica, di come sia ormai superato il concetto di PIL e di come stia diventando sempre più importante il concetto di capitale umano e sviluppo dello stesso. Quindi una preparazione multidisciplinare come la nostra risulta essere sempre più importante.
        6. Non saremo dei tecnici ma ci possiamo sempre specializzare in determinati settori! oltre al fatto che lo scienziato politico deve capire molto di più le dinamiche e i processi di una realtà piuttosto che limitarsi ad un aspetto molto più “micro”. Mio caro, nel lavoro e nel mondo serve gente anche così, senza nulla togliere ai cosiddetti “tecnici”.
        7. Le strane percentuali da te menzionate che riguardano il rapporto tra laureati/lavoro sono esagerate e strumentalizzate in modo sbagliato. Il problema principale è lo scarso rapporto che c’è tra le università pubbliche e il mondo del lavoro. Scarso?nullo! La differenza la fanno le università private che hanno delle vere e proprie quote riservate ai propri laureati in determinati enti/settori. Un esempio? La LUISS.
        8. Esistono le borse di studio per i master.
        9. 5000 euro non è un prezzo alto per un master. Infatti non ti garantiscono un lavoro. Dai 10000 euro in su è un altro conto….

        Se vuoi altre delucidazioni sono a tua disposizione…

      • rAl

        Tu parli semplicemente di cose che non conosci, farcendo tutto con luoghi comuni a iosa. Il nodo centrale della questione è il “titolo legale di laurea”, fin quando in Italia ci sarà questa stupida cosa la gente continuerà a parlare come te, separando tra lauree di serie a e lauree di serie B. All’estero la realtà è ben diversa, ciò che conta è l’istituto dove si è acquisito il titolo universitario. Negli Stati Uniti (dove si è svolta parte della mia formazione universitaria) se vai a fare Scienze della Comunicazione ad Harvard (esempio) non solo trovi lavoro più semplicemente che un qualsiasi laureato di giurisprudenza in Italia, ma ti apri il sederino quaranta volte tanto.
        Io ho studiato Relazioni Internazionali, nella prima facoltà di scienze politiche in italia, e ti posso assicurare che il mio carico di lavoro non è manco lontanamente paragonabile a tutta la gente che ho conosciuto che studiava economia o giurisprudenza. Non ho mai studiato su nessuna dispensina. Ricordo ancora un certo esame famoso, preparato in sei mesi, di 2800 pagine in inglese. Ah, e giusto per precisare, il 90% degli esami della specialistica è stato in lingua inglese. E ti posso assicurare che, quando sa me si studiava diritto lo si faceva molto più intensamente di tanti miei colleghi che hanno studiato Giurisprudenza. Perché questo? Perché ho studiato il diritto mirato ai miei studi. Appunto, Diritto Internazionale e Diritto Comunitario. E ho visto taaaanti miei colleghi di giurisprudenza preparando il primo studiando “solo” sul caro vecchio Conforti. Economia idem. Ho studiato solo Economia Politica, ma sai cosa? Questa era divisa in: Microeconomia, Macroeconomia, Economia delle Organizzazioni, Economia dello sviluppo. Quattro esamoni bestia che insieme formano (parte) di ciò che è definita economia politica.

  19. Laurabeat

    Situazione alquanto analoga alla mia: due lauree, rigorosamente umanistiche, esperienze di lavoro all’estero, conoscenza delle lingue…e tanta voglia di prendermi a schiaffi!! Nel  nostro paese la cultura umanistica è inflazionata dalla notte dei tempi: una laurea in scienze politiche consente l’accesso indiscriminato a (quasi) tutte le selezioni pubbliche, campo in cui conviene sempre cimentarsi….anche se in termini probabilistici, come sperare nel fantomatico terno al lotto. Ma sempre meglio che continuare a martoriarsi la psiche, rivendicando l’inutilità del proprio titolo di studio. Di strade da tentare ed  intraprendere, tutto sommato, ce ne sono. Per quanto riguarda me, sono (ahimè) “un’aspirante politologa”(molto aspirante..ben poco politologa!!) con un contratto di collaborazione trimestrale (suona tanto come una condanna a morte!) presso un’agenzia stampa che si occupa di finanziamenti. Un lavoro che mi consente di coltivare la mia maggiore aspirazione, cioè quella di diventare redattrice professionista, ma nell’attesa che “la chimera si tramuti in realtà”sto pensando seriamente di mettermi in proprio, aprirmi una partita Iva ed investire tutti i soldi che, grazie ai miei genitori,sono riuscita a mettere da parte. E’ una sfida…già..proprio come  quella che dovresti cominciare a prefiggerti, cara giada. Crogiolarsi autolesionisticamente nel proprio bacino di aspettative disattese o, peggio ancora, tradite, non ti fa onore,  perchè sono convinta tu sia una persona realmente capace (stando almeno al cv che ti riguarda). Hai avuto la lucidità e l’umiltà di raccontare quanto ti riguarda, quanto ti fa trascorrere intere notti insonni, quanto magari ti fa anche sputare veleno 24h su 24. Personalmente credo che il problema non sia tanto il lavoro (chissàù quanti tecnocrati o presunti tali, già belli che impiegati, maledicono il proprio stipendio, perchè frutto di un lavoro che procura loro il voltastomaco) quanto il crearsi un obiettivo alternativo, che non sia solo quello di fare un lavoro attinente al proprio excursus di studi o di esperienze pregresse. Pensaci…l’essere umano è pieno di risorse, basta trovare il coraggio di sfruttarle. Un’ultima cosa…nei post precedenti si faceva riferimento ai “bignami di diritto privato”, alle “dispense che si è soliti propinare alle facoltà di scienze politiche”…ebbene..i casi sono diversi e non rappresentano delle fattispecie assolute, ma semplici descrizioni per nulla esemplificative della realtà esistente. Durante il mio corso di laurea ho sostenuto 12 esami di diritto e in alcun di questi l’uso del Barile, del Bin Pitruzzella, o del Conforti (che la mia adorata professoressa di dir internazionale definiva addirittura “sintetico e contorto!”) ero un must. Mi riferisco agli estimatori-cultori del sapere giurisprudenziale, giuridico, legislativo etc etc etc. Conosco maree di avvocati (o presunti tali!!) che elemosinano cause da operetta (vanno per la maggiore quelle in ambito assicurativo e  condominiale) millantando chissà quali progetti da liberi professionisti. In realtà ignorano (anche)  il significato di termini come deroga, abrogazione, promulgazione etc etc (l’abc dell’aspirante giurista). Per non parlare dell’ingegnucolo da strapazzo, intriso di ignoranza (soprattutto linguistica e dialettica) fino al midollo. Ma le mie sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano, per nulla esemplificative della realtà circostante (vedi su!). A te giada un grosso in bocca al lupo…ce la faremo!  

  20. Kaby

    Ciao Giada, ti sono vicina! Sono nella tua stessa situazione, ho una laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche e l’unico vero lavoro che abbia mai trovato è quello della commessa in un negozio di abbigliamento (che da qualche mese ha chiuso…) Purtroppo bisogna fare alcune valutazioni:
    chi riesce a fare carriera nelle organizzazioni internazionali? 

    1) Ricconi figli di papà laureati alla LSE o a Oxford (per certe professioni nemmeno la italianissima e blasonata Bocconi può aiutarti). Non importa se hai avuto esperienze all’estero…se non esci da queste università è meglio dimenticare del tutto l’ONU, la BM, o il FMI. Più accessibili sono le istituzioni dell’Unioni Europea…nel senso che con un po’ di fortuna si può arrivare a fare uno stage, ma nulla di più. Stesso discorso per le ONG. Se non hai dei milioni da parte da poter utilizzare per campi di lavoro assolutamente non retribuiti nelle più svariate aree del pianeta e per uno svariato numero di anni da volontario, puoi scordarti la carriera da cooperante retribuita!
    C’è anche da dire che nel settore della cooperazione internazionale un laureato in Scienze Politiche può fare molto poco! Ammesso di riuscire ad entrare in qualche ong, l’unica attività che potrebbe ragionevolmente svolgere è quella del fundraising, mentre per quanto riguarda lo studio di progetti di sviluppo veri e propri (cioè la parte più interessante e gratificante), coloro che se ne occuperanno saranno i “tecnici”, per lo più ingegneri.

    2) Ragazzi non “ricconi” (ma nemmeno di estrazione medio-bassa, s’intende…) provenienti da famiglie “multiculturali” e che in virtù di ciò abbiano una conoscenza a livello madrelingua (sottolineo MADRELINGUA e non semplicemente fluente) di 3 lingue, le due dei genitori + quella del paese di nascita/residenza, meglio ancora se in possesso di doppia nazionalità. In questo caso, anche se in possesso di laurea conseguita presso una statale italiana, le possibilità di trovare un impiego in ambito internazionale salgono alle stelle.
    Un cognome con molte consonanti può fare miracoli!

    Per quanto riguarda altri ambiti lavorativi più accessibili e comuni, come l’impiegato di banca, l’impiegato aziendale o la semplice segretaria, purtroppo la nostra laurea non può aiutarci in nessun modo, anzi, ci penalizza. L’esaminatore che deve valutare la nostra candidatura per queste posizioni è portato a pensare che stiamo semplicemente “ripiegando” dopo aver fallito nella ricerca di un lavoro nel nostro settore, non possedendo, oltretutto, nessuna competenza contabile, amministrativa e pratica per il ruolo al quale ci candidiamo. 
    Un diploma di ragioneria conseguito con un buon punteggio vale decisamente molto più della nostra laurea per questo tipo di impieghi (e viene valutato molto più positivamente).
    Salendo di grado, vengono presi in considerazione solo laureati in Economia o Ing. gestionale.
    In un contesto aziendale la nostra laurea, le cui materie di studio ricalcano esclusivamente le tracce del concorso diplomatico, è pura carta straccia, Possiamo avere qualche spiraglio in più nell’area marketing, ma anche qui esistono dei titoli molto più adatti dei nostri.

    Alla luce di ciò, dato che siamo tutti esseri umani e che tutti facciamo degli errori nella nostra vita (soprattutto a 19 anni) ti dico in tutta tranquillità che ritengo di aver sbagliato percorso di studi e che ne sto naturalmente pagando le conseguenze. Non sono di quelli che difendono a spada tratta il proprio corso di laurea (cosa che trovo abbastanza stupida), non mi interessa esaltare le doti del laureato in Scienze Politiche poiché ho imparato a mie spese che è un corso INUTILE e tornando indietro farei sicuramente altro. Detto questo però non sopporto neanche chi vuole per forza mettere il dito nella piaga per farci sentire ancora peggio di come ci sentiamo e mi riferisco a certi laureati di altre facoltà che godono nel deridere e bacchettare i laureati in lettere, filosofia e scienze politiche. Ci hanno messi l’uno contro l’altro, non c’è più solidarietà nemmeno fra noi giovani…come pensiamo di poter cambiare le cose in questo modo?
    Ho sbagliato facoltà, ma ciò non fa di me una persona incapace, stupida o fallita. Questo significa soltanto che devo rimboccarmi le maniche, reinventarmi e fare altre cose. Non è detto che funzioni ma ci sto provando. Ho qualche soldo da parte che sto investendo per conseguire la laurea magistrale in Economia e Commercio e dopo aver recuperato gli esami obbligatori adesso sono in pari e mi mancano 6 esami per la laurea. Contemporaneamente lavoro di giorno da più di un anno (non retribuita) presso un commercialista per imparare a fare l’impiegata contabile. Non è detto che sia questa la strada giusta per trovare un lavoro decente, se non lo è tornerò a fare la commessa, pazienza, ma di sicuro non mi lascerò demoralizzare e sconfiggere già a 27 anni. Ecchecaxxo!!!
    Giada, non mollare, sei una ragazza in gamba, molto più di me, e sono sicura che alla lunga troverai un buon impiego. Spero che la mia storia possa ispirarti in qualche modo.
    Ciao

  21. SILVIA

    X SIDDINA: (ma che nome é?? che per caso sei sorella del signor MAH!??)
    E tu saresti neolaureata in Scienze Politiche?? e parli così male della tua facoltà?? invece di essere contenta che c’è qualcuno che come me difende da accuse cattive e infondate la facoltà di Scienze Politiche!! ma che per caso ti sei laureata con i punti del mulino bianco?? è veramente vergognoso quello che hai il coraggio di scrivere…e perché poi ti risenti tanto?? da quello che scrivi anche tu giochi a fare la saputona!! io secondo te non avrei esperienza lavorativa…hahaha mi conosci?? no e allora?? io non sono una neolaureata…a differenza tua mi sono laureata nel 2005…e di certo ho molta più esperienza lavorativa di te…quindi evita di darmi lezioni da professorina dei miei stivali!! e poi che cavolo centri tu?? la mia risposta era per MAH! oltre tutto dai la tua solidarietà a Giada e parli male della sua facoltà visto che anche lei è laureata in scienze politiche…assurdo!! e cmq quella che deve scendere dal pero sei tu! e già che ci sei scendi anche dal piedistallo!! e se ho lasciato felicemente l’Italia è anche per persone come te!!