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Diritto di critica | October 13, 2019

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La Lega riapre il Parlamento Padano, ma vuole anche i ministeri italiani - Diritto di critica

La Lega riapre il Parlamento Padano, ma vuole anche i ministeri italiani

Finito il suo impegno al governo, la Lega Nord torna alle origini. Così, tra proclami, propositi secessionisti e invito all’autodeterminazione dei popoli, ecco l’annuncio della riapertura del Parlamento Padano. La segreteria del partito, riunitasi nella sede federale a Milano, ha fissato la data di riunione per il prossimo 4 dicembre, quando i “deputati” padani si incontreranno sotto la presidenza di Roberto Maroni. La sede, che prima dell’entrata del Carroccio nel governo Berlusconi (2008) era a Vicenza, sarà anche questa volta in un capoluogo, del Nord ovviamente.

Ma di che entità si tratta? Poco ha a che fare con il federalismo in senso amministrativo che la legge italiana riconosce già da anni, in quanto è un consesso di rappresentanza interno all’ambito politico della Lega Nord, un po’ come la Repubblica federale della Padania” proclamata da Bossi nel 1996.

Fatto sta che stabilire la rinascita di un organo simil rappresentativo frutto di un’idea nord-centrica è piuttosto stridente in queste ore così decisive per l’Italia. Numerose, infatti, sono le critiche da parte di molti parlamentari italiani.

La prima esperienza del Parlamento Padano risale al periodo 1995-1997, prima a Bagnolo San Vito (Mn) e poi nel piccolo paese di Chignolo Po, in provincia di Pavia; nell’autunno del 1997, invitate delegazioni estere indipendentiste come i catalani, gli irlandesi e i separatisti fiamminghi, si tennero regolari elezioni (senza però il controllo sullo spoglio e l’unicità di voto) attraverso consultazioni non ufficiali.

Candidate erano le varie liste interne alle camicie verdi: la destra, i socialisti, i comunisti, i cattolici, i “leoni” padani, i sostenitori di “Lombardia Nazione”. Era il 26 ottobre, e 4 milioni di italiani del nord scelsero la corrente padana preferita. Dotata di ministri interni, l’assemblea venne sospesa nel 1999, per poi riaprire all’inizio degli anni Duemila. Mai interrotte però le designazioni: ogni cinque anni vengono nominati i rappresentanti dei vari movimenti e il Primo Ministro della Padania. Ora, dopo quattro anni di limbo, il Parlamento del Nord viene rivitalizzato grazie anche all’inevitabile riavvicinamento del partito ad una frangia interna, che criticava da mesi l’alleanza con Berlusconi e lo stallo del governo.

A Radio Padania Libera esaltano il nuovo corso padano e inneggiano con rinnovato vigore alla “Padania libera” e alla “secessione”. Ma la partita a scacchi della Lega Nord si gioca anche sulla questione ministeri. Caduto Berlusconi e in mancanza dell’appoggio di Bossi al nuovo esecutivo di Monti, in pochi credono che le sedi distaccate dei quattro ministeri a Monza (Semplificazione Normativa, Riforme, Economia e Turismo) resteranno in piedi, dichiarate antisindacali dal giudice del lavoro di Roma Baroncini. Ma il leghista Calderoli è categorico: «Vorrei ricordare che questi sono gli unici ministeri a non essere costati neppure un euro ai contribuenti. Il mio auspicio è che questo minimo segnale di attenzione verso il Nord non venga vanificato. Altrimenti sarà autodeterminazione». Il Pd, preceduto dall’Idv, ha chiesto, attraverso il consigliere regionale lombardo Giuseppe Civati, che le quattro succursali vengano chiuse, per «restituire quegli spazi al territorio».

 

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