Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | January 19, 2019

Scroll to top

Top

“Collaborare con la politica è necessario per trasformare l’immigrazione in risorsa” - Diritto di critica

“Collaborare con la politica è necessario per trasformare l’immigrazione in risorsa”

Un’accoglienza efficiente, grazie alla collaborazione con la politica. La Sardegna si distingue per la sua attenzione verso il tema immigrazione, ancora più evidente di fronte alla gestione della “Emergenza Nord – Africa”.  Un impegno capace di trasformare l’immigrazione in una vera e propria opportunità, anche grazie alla solidarietà e alla dedizione dei mediatori.

Loum Ndama Kane, conosciuto come “Samba”, lavora alla Provincia di Cagliari da vari anni. Arrivato in Sardegna dal Senegal, si avvicina da subito al mondo del sindacalismo e della politica. Nel ’94 ottiene la cittadinanza italiana, lavora come scrutatore durante le campagne elettorali e si candida nelle circoscrizioni di Quartu, insieme al Pd: “So bene come funziona l’Italia: solo così si può fare qualcosa di concreto”. Il suo obiettivo è aiutare gli immigrati a lavorare: apre un’impresa di pulizia e un centro di Western Union, prima di diventare mediatore. L’esperienza dell’associazionismo gli consente di realizzare una serie di progetti per l’integrazione: dapprima con “Thiossan” (“Radici”, associazione nata nel ’95), con cui realizza “Casa Africa”; poi con l’associazione “Arcoiris”, nata nel 2000, con alcuni progetti per i bimbi africani, senza dimenticare la collaborazione con la Uil per l’assistenza nelle pratiche burocratiche. È così che inizia anche la collaborazione con la Provincia di Cagliari, con una serie di iniziative di assistenza “itinerante”: l’anno scorso alla guida di un camper in sostegno degli immigrati, quest’anno un progetto analogo, che prevede una serie di “tappe” nelle case dei profughi arrivati dalla Libia, per sostenerli nelle loro esigenze quotidiane, dalla mediazione culturale alle lezioni di italiano. “Vengono da paesi dove c’è la guerra – spiega Samba -, hanno bisogno di essere ascoltati, il loro maggiore problema è la solitudine”.

Perfettamente integrato, Samba è un punto di riferimento non solo per la comunità senegalese nell’Isola, ma per le stesse istituzioni locali che lavorano nel settore immigrazione. Ora segue alcuni ragazzi accolti in una struttura nei dintorni di Cagliari, in collaborazione con la Provincia. Sono una quindicina in tutto, arrivati lo scorso giugno da Lampedusa. Vivono in appartamenti, vengono dalla Nigeria, Togo, Mali, Gambia. L’obiettivo è renderli autonomi e uno dei punti di forza dell’accoglienza nell’Isola è proprio un sistema caratterizzato da “piccoli nuclei”. Alcuni dei ragazzi hanno già ottenuto la risposta positiva della Commissione. “Sono fortunati – racconta Samba -, seguiti 24 ore su 24. Per non parlare dell’ospitalità: un signore del paese mi ha portato cinque cellulari da portare ai ragazzi. Si trovano bene, giocano in una squadra di calcio e stanno pensando di organizzare alcuni spettacoli teatrali”. Le ore di lavoro a volte non bastano, così il suo cellulare è sempre acceso: “Prima di andare in commissione – racconta Samba –  mi chiedono aiuto per scrivere il verbale. Io ho fatto il loro percorso, parlo la loro lingua e posso aiutarli”.

Oltre al lavoro con la Provincia, c’è l’assistenza nelle pratiche burocratiche: “Quando riesco a far ottenere a un immigrato un documento, ciò mi allunga la vita”. La maggiore difficoltà “è data dalle leggi italiane, che penalizzano l’immigrato e che spesso non sono conosciute dagli immigrati: molti di loro sbagliano perché nessuno spiega loro cosa devono fare. I senegalesi sono i più penalizzati: anche se riescono a ottenere la licenza di commercio, sono penalizzati dall’Ufficio delle Entrate, a causa dei debiti contratti per aprire una partita Iva e per l’iscrizione alla Camera di commercio”. Senza dimenticare il dramma del “lavoro nero”: “molti ragazzi che vivono qui da anni non riescono a ottenere il permesso, perché il datore di lavoro ha dei problemi: così, è la legge stessa che li spinge a diventare clandestini e talvolta a ribellarsi”.