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Diritto di critica | May 24, 2019

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Stati Uniti: il grande bluff delle energie rinnovabili - Diritto di critica

Stati Uniti: il grande bluff delle energie rinnovabili

Dopo il fallimento della Solyndra, azienda simbolo della ‘green economy negli Usa, sono in molti a chiedersi se e quanto realmente Washington sia disposta a sovvenzionare la ricerca e lo sviluppo dell’energia pulita. Giornalisti del Washington Post e del New York Times, nei giorni scorsi, si sono scagliati contro i sussidi pubblici elargiti a pioggia dall’amministrazione Obama. Nel caso della Solyndra furono stanziati, prima della bancarotta, circa 535 milioni di dollari. E ora, a più di un anno di distanza dalla visita del Presidente americano, sono più di mille gli ex dipendenti che non hanno un lavoro.

Nell’approfondimento del New York Times è stata esaminata la ‘corsa all’oro dei sussidi pubblici’, a disposizione degli imprenditori di grandi progetti di energia pulita, grazie agli incentivi dell’attuale governo. Un caso riguarda il ‘California Solar Valley Ranch’, un progetto in grado di produrre 250 megawatt di energia, in fase di costruzione su circa 1.600 ettari nelle terre assolate della contea di San Luis Obispo, a nord-ovest di Los Angeles. A breve saranno costruiti circa 1.000 pannelli solari (al costo di 1,6 miliardi di dollari, stanziati in gran parte dal governo), che forniranno energia per 100mila abitazioni. Nell’articolo del Washington Post, invece, si sottolinea come tra il 1961 e il 2008 il governo federale abbia speso circa 172 miliardi di dollari nella ricerca e lo sviluppo di forme di energia all’avanguardia, pur raccogliendo scarsi risultati. Sono stati condotti esperimenti su impianti nucleari, combustibili sintetici e veicoli alimentati a idrogeno.

E’ bene notare, comunque, che i sovvenzionamenti statali per l’energia alternativa sono molto al di sotto di quelli destinati al petrolio, al carbone o ai progetti di gas naturale. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), i combustibili fossili hanno ricevuto globalmente nel 2010 circa 409 miliardi di dollari in sussidi, mentre le energie rinnovabili solo 66 miliardi. Naturalmente, i combustibili fossili rappresentano una grande fetta dei consumi di energia a livello mondiale, circa l’80%, ma vista la loro diffusione e potenza economica, non avrebbero bisogno anche di sovvenzionamenti pubblici. Molti sostengono che la cifra degli investimenti in energie rinnovabili non sia attendibile. A cominciare da parte dei sussidi, che sarebbe sotto forma di prestiti, rimborsabili nel tempo. Altri fanno notare che i 172 miliardi di dollari, stanziati dal governo negli ultimi 40 anni, rappresentano una cifra minima rispetto ai 30mila miliardi spesi per combustibili primari e infrastrutture elettriche tra il 1970 e il 2009.

Gli investimenti in energia alternativa hanno un potente effetto sull’immaginario collettivo, al di là del singolo progetto che può fallire: nel 1970 l’ex presidente Jimmy Carter lanciò la campagna per la creazione di combustibili sintetici nel tentativo di non rendere indipendenti gli Stati Uniti dal petrolio straniero. Il risultato fu che nel giro di 10 anni crollò il prezzo del petrolio e i carburanti sintetici scomparirono. La ricerca, però, ha contribuito a rendere benzina e diesel più puliti. Gli imprenditori nel settore privato, dal canto loro, hanno cercato di avviare una politica di finanziamento per le energie alternative, pur senza fortuna. I conservatori in seno al Congresso sono favorevoli a una politica che tuteli la sicurezza nazionale, sia che riguardi la corsa agli armamenti, sia che vada a favore dell’eolico o del solare, per l’indipendenza energetica degli Stati Uniti. Ma, al di là dei buoni propositi, il paese resta fortemente dipendente dai combustibili fossili ed è necessaria una maggiore perseveranza nel finanziare progetti che rivoluzionino gli attuali consumi degli americani.