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Diritto di critica | October 26, 2020

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Tracollo socialista, successo indipendentista e sinistra per i delusi: la nuova Spagna va a destra - Diritto di critica

Tracollo socialista, successo indipendentista e sinistra per i delusi: la nuova Spagna va a destra

Il giorno del trentaseiesimo anniversario dalla caduta di Francisco Franco la Spagna di Zapatero si risveglia nell’azzurro dei popolari: Mariano Rajoy spazza via l’egemonia socialista delle scorse due legislature e prende per mano una nazione in fortissima crisi economica, sociale ed occupazionale. E la coincidenza con la fine del franchismo affossa i socialisti già in crisi : era dai tempi del generale che il PSOE non andava così male, segnando il tonfo pesante del suo candidato Alfredo Pérez Rubalcaba. Se per il PP la vittoria era scontata, meno lo era il raggiungimento della maggioranza assoluta, con 186 seggi nel congreso, meglio dei 183 di Josè Maria Aznar nel 2000. L’impossibilità a cavalcare la tigre degli indignados ha impedito, invece, un rilevante calo dei votanti, con un’astensione in aumento solo del 2-3% rispetto alle scorse tornate elettorali, nonostante l’invito a non recarsi alle urne. A un movimento composito, da filopopolari a eurocomunisti, come quello della gente nelle tende non si poteva dare alcuna indicazione di voto.

Nel quartier generale di Rajoy già dal pomeriggio di ieri i preparativi per i festeggiamenti. Il nuovo premier spagnolo ha salutato i suoi elettori alle 22.30, dopo il riconoscimento della sua vittoria da parte dell’avversario Rubalcaba. Nel suo discorso il leader popolare non ha promesso miracoli, ma già da questa mattina era al lavoro per far sì che nessuno si senta escluso. «I miei unici nemici – ha affermato alla folla festante – saranno la disoccupazione e il debito». Poche le eccezioni: il PP è primo partito, in quasi tutte le regioni, eccezion fatta per il pareggio nelle Asturie e le cifre inferiori in Catalogna e Paesi Baschi, terre in cui gli indipendentisti (rispettivamente i catalani CiU passati da 10 a 16 rappresentanti e la sinistra basca dell’Amaiur tornati in Parlamento) hanno rosicchiato pesanti fette di elettori al partito socialista. Ma proprio la comunità basca, quella catalana e il sud andaluso sono stati le chiavi della sconfitta, visti i risultati poco lusinghieri per i progressisti, in zone in cui di solito raccolgono maggiori consensi. Il centrosinistra spagnolo, visto dagli altri paesi come esempio virtuoso del riformismo europeo, è invece in caduta libera. Austerità e licenziamenti per affrontare la crisi sono costati cari al dimissionario Zapatero che ha mantenuto la promessa di non candidarsi alle politiche 2011. Le difficoltà non si trovano nel solo risicato risultato delle urne (110 seggi, record negativo), ma pure nella figura politica di Rubalcaba. Pesante, a questo proposito, è stato un tweet del direttore del quotidiano El Mundo Pedro J. Ramirez che ha definito il candidato socialista “senza dignità”, per non essersi preso le responsabilità del flop, imputando la vittoria popolare allo spiccato leaderismo del suo competitor e rilanciando la questione partitica, con l’invito al leader Zapatero di celebrare il congresso per trovare un nuovo segretario. E senza sciogliere il dubbio su un suo ritiro dalle scene, dopo aver perso 4 milioni e mezzo di elettori rispetto al 2008. Impressionante la visione sulle province, in un quadro dominato dall’azzurro popolare: solo Siviglia e Barcellona al PSOE, tre al CiU in Catalunya e una ciascuna nel Paìs Vasco per Amaiur e Nazionalisti Baschi.

Molti dei voti progressisti dispersi sono andati alla Izquierda Unida, la sinistra radicale spagnola, capace di passare da 2 a 11 rappresentanti nel giro di tre anni, raccogliendo delusi e una buona parte di indignados. Buona l’affermazione per Unión Progreso y Democracia (UPyD), movimento creato da Rosa Dièz, uscita nel 2007 proprio dal partito socialista. Nonostante i cinque seggi strappati, non potranno costituirsi come gruppo autonomo per non aver raggiunto la soglia minima del 5%.

Piazze piene, urne chiuse. La patata bollente di una Spagna in difficoltà passa al centrodestra di Rajoy. Il sogno riformista zapateriano, per ora, pare tramontato.