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Diritto di critica | July 14, 2020

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Manuela, una mamma precaria alla riscossa - Diritto di critica

Manuela, una mamma precaria alla riscossa

In Italia, essere donna e madre è una sfida quotidiana. Maternità infatti significa essere penalizzate nel mondo del lavoro e quindi, per molte donne, diventare povere. “Lo Stato ci ha tolto tutto ma non può toglierci il desiderio di famiglia” spiega Manuela Campitelli, 32 anni, mamma, giornalista e autrice del simpaticissimo blog con il quale ha deciso di affrontare con ironia la difficile situazione di chi tenta di coniugare la maternità alla precarietà. Una donna piena di idee, decisa a non mollare e pronta a lottare per rivendicare i suoi diritti di giovane lavoratrice, donna e mamma.

Incinta “socialmente” in anticipo. Dopo una collezione di contratti atipici e lavori precari Manuela è rimasta incinta a 30 anni, “biologicamente in ritardo, socialmente in anticipo”come scrive lei nel suo blog. Una notizia bellissima che avrebbe voluto urlare a tutti ma che ha dovuto tenere per sé sapendo che condividerla significava compromettere la sua carriera lavorativa. “Come mi sono sentita quando ho scoperto di essere incinta? Come se mi avessero catapultato in una giungla e dovessi difendermi. Difendermi dal mondo del lavoro che mi avrebbe vista come un peso sociale, invece di tutelare il mio sacrosanto diritto di essere una mamma” spiega Manuela. E quando tutto lo stipendio se ne va per pagare visite mediche, pannolini, pappe e tutto ciò di cui necessita un bambino, avere un lavoro è fondamentale. In un momento in cui non è facile trovarne uno, per una giovane mamma che non sa a chi lasciare suo figlio diventa una missione impossibile “Chi è precario o lavora part-time ha bassi punteggi nella graduatoria per accedere agli asili nido perché avrebbe più tempo per stare con il proprio figlio. Le tate sono troppo costose, al progetto ‘casa nido’, avviato in Europa da decenni, sono stati tagliati i fondi”.

Un blog per cambiare. Manuela aveva il suo “impiego” full-time e a tempo indeterminato. Un lavoro impegnativo ma decisamente pieno di soddisfazioni: il suo bimbo. Per difendere il suo diritto di madre senza arrendersi alle difficoltà di trovare un lavoro, di fronte ai “no” dei selezionatori che favoriscono le donne che non hanno l’impegno di una famiglia e ad uno Stato che prevede solamente poche e discutibili agevolazioni, Manuela ha deciso che avrebbe fatto tutto da sola. Ha creato un blog che le permette di coniugare il lavoro di madre a quello di giornalista, l’amore per la scrittura al desiderio di creare una rete organizzativa tra tutte le mamme precarie. Partendo dai principi che insieme si può e che l’unione fa la forza, Manuela dal suo computer fa sapere alle mamme precarie che “non sono sole, che sono “fighissime” e vogliono dire al mondo eccoci, siamo precarie ma facciamo mille cose, guardate cosa vi perdete!”.

La maternità indifesa. Manuela che ora si gode suo figlio, sa che dovrà scontrarsi nuovamente con il mondo del lavoro con un pensiero in più ed un requisito in meno. E questo la spaventa anche perché “alle mamme che tornano a lavorare viene richiesto un impegno che non è rispettoso né per la doppia figura che svolgono (madri e lavoratrici), né per la crescita dei figli. E questo perché manca la mentalità di investire nell’educazione dei bambini, che poi è l’unico modo per cambiare il mondo, l’unica rivoluzione possibile”.

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