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Diritto di critica | August 12, 2020

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Il Pd si spacca su Fassina (e sul liberismo) - Diritto di critica

Il Pd si spacca su Fassina (e sul liberismo)

di Francesco Di Majo

Dopo l’autosospensione di Nicola Rossi, economista di riferimento dei Ds, per divergenze di linea ecomico-programmatica con il partito democratico, è arrivata la volta della resa dei conti, stavolta in maniera molto meno soft, anche per quanto riguarda Stefano Fassina. L’economista responsabile lavoro ed economia del Pd, è stato tacciato dai “destri” del centro sinistra, di essere un po’ troppo bolscevico nel suo modo di pensare e quindi poco in linea con i dettami del Re mercato, ergo deve fare un passo indietro.

A parte la moda della quadriglia (per la quale chiunque sia scomodo a qualcuno viene invitato a fare un passo di qua e uno di là), l’affaire Fassina nasconde un interrogativo molto più inquietante. Se la linea del sedicente partito del centro sinistra ha più a cuore i dettami “lacrime e sangue” della Bce, perché qualcuno che dice “cose di sinistra” deve essere messo alla porta così bruscamente? Ieri i liberal del Pd (Enzo Bianco, Ludina Barzini, Andrea Marcucci, Pietro Ichino, Luigi De Sena), hanno chiesto a Pier Luigi Bersani la testa di Fassina, da sacrificare sull’altare della loro invidia freudiana nei confronti delle teorie economiche monetariste e liberiste, avversate per più di un secolo da tutta la sinistra, ed ora divenute il faro della main stream economica della nuova sinistra easy, liberal e american friendly in stile Marchionne.

Ma cosa avrebbe fatto di così ignominioso il social-democratico Stefano Fassina, per essere stato tacciato di essere un nemico del popolo da una delle correnti di via Sant’Andrea delle Fratte? Nulla di destra. Anzi, in una riunione della direzione nazionale, l’economista che già aveva lavorato alla Provincia di Roma con Nicola Zingaretti come consulente economico, nonché rinomato studioso a livello internazionale, avrebbe osato sollevare il dubbio che, di fronte ad una caduta del reddito disponibile delle famiglie e del taglio eccessivo della spesa sociale, forse il Pd avrebbe potuto pensare di sposare una linea meno accondiscendente per quanto attiene i dettami della Bce e della sua lettera e di conseguenza nei confronti del Governo Monti. Non sia mai. Enrico Letta, che vede nell’attuale governo il suo personale esecutivo, gli ha fatto presente che la differenza fra la destra e la sinistra è che la sinistra ascolta i tecnici, la destra no.

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