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Diritto di critica | July 19, 2019

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Processo via Poma: ora Busco spera nell’assoluzione - Diritto di critica

Processo via Poma: ora Busco spera nell’assoluzione

Una perizia, questa volta conclusiva, per stabilire l’orario della morte di Simonetta Cesaroni, la natura delle lesioni sul seno sinistro e nella regione sterno-claveare, le modalità di conservazione dei reperti utilizzati per le analisi genetiche. A disporla è stata ieri la corte d’assise d’appello di Roma, accogliendo la richiesta dei legali di Raniero Busco, condannato in primo grado a 24 anni di reclusione. La corte (presidente Mario Lucio D’Andria e ‘a latere’ Giancarlo De Cataldo) ha, poi, ritenuto necessario acquisire alcuni accertamenti scientifici svolti negli anni passati: il riferimento è alla perizia biologica, disposta dal gip e redatta nel 1999 da Giampietro Lago e Luciano Garofano (ex comandante del Ris di Parma), nella quale fu analizzata una traccia di sangue sulla maniglia interna e sul lato interno di una porta della stanza nella quale fu ritrovata senza vita Simonetta Cesaroni.

La decisione della corte d’appello lascia diversi interrogativi aperti e smentisce in parte il lavoro degli inquirenti. Perché solo nel secondo grado di giudizio si è deciso di fare chiarezza su alcuni punti oscuri della vicenda? Era necessaria una condanna a 24 anni a carico dell’unico imputato, prima di rivedere certi assunti dati per scontato? Gli inquirenti erano a conoscenza del grado di inesattezza di alcune perizie e, nonostante ciò, hanno scelto di perseguire la tesi accusatoria. Così come erano a conoscenza dei rilievi della polizia scientifica, che avevano già rivelato il gruppo sanguigno di una persona sul luogo del delitto. Furono quattro le tracce analizzate sulla superficie interna della porta, vicino alla maniglia, e una traccia sulla maniglia stessa. La porta presentava tre tipi di macchie ematiche: una da striscio, due da contatto e due da spruzzo.

Le impronte di sangue, appartenute a un uomo, gruppo sanguigno A, DQ Alfa (il sistema allelico del gruppo sanguigno) 1.1/4, o 1.2/4, oppure 4/4, furono analizzate dalla polizia scientifica. Sia Raniero Busco che Simonetta Cesaroni hanno lo 0 come gruppo sanguigno e, quindi, non possiamo non ammettere che sul luogo del delitto c’era un’altra persona, che sia un complice o l’autore materiale del delitto. Uno degli sbagli maggiori, da parte degli inquirenti, fu non prendere la specificazione DQ Alfa a tutte le persone che avevano la possibilità di accedere agli uffici dell’Associazione Italiana Ostelli della Gioventù, dove lavorava Simonetta Cesaroni, oppure che conoscevano la vittima. Non è stato sufficiente analizzare solo il gruppo sanguigno dei 31 sospettati; essere al corrente del sistema allelico avrebbe contribuito a risolvere il caso in maniera semplice e veloce. Così come un altro errore, fu quello di non aver repertato la saliva della traccia di un morso sul capezzolo sinistro di Simonetta fin dal suo ritrovamento. Non furono controllati gli indumenti della vittima, in cerca di elementi utili come la saliva, gli eventuali capelli dell’assassino e della Cesaroni.

Solamente il corpetto e il reggiseno di Simonetta fornirono un risultato utile: un Dna di sesso maschile, sottoforma di tracce di saliva. La Scientifica ha prelevato per sicurezza due volte il materiale genetico dell’imputato e l’ha analizzato e confrontato: il Dna di Busco è emerso per sei volte su entrambi gli indumenti. Nella stanza dove lavorava la vittima, fu ritrovata sul telefono una macchia di sangue di gruppo A, DQ Alfa 4/4, lo stessa tipologia rinvenuta nel locale del delitto, ed un’impronta palmare che non sarà mai identificata. L’assassino potrebbe aver usato l’apparecchio per crearsi un alibi o chiamare un complice. La difficoltà nel repertare tracce e impronte stette nella presenza di diverse persone nell’ufficio del dott.Carboni, circa una ventina in tutto, il che ha comportato un inquinamento della scena del delitto. Nella primavera del 2008, la polizia scientifica sottopose ad analisi una traccia di sangue trovata sula porta della stanza in cui Simonetta fu uccisa.

Si tratta di una commistione ematica: la traccia contiene il sangue di Simonetta misto a quello dell’assassino, un soggetto maschile. La componente maggioritaria, però, riguarda il sangue della Cesaroni, a differenza della traccia organica dell’omicida che occupa un profilo minoritario. Nel luglio del 2008, la scientifica isolò otto alleli nella traccia di sangue trovata sulla porta della stanza dell’omicidio, che coincisero con il Dna di Busco misto a quello di Simonetta. La traccia si rivelò nel complesso inutile perché il gruppo sanguigno era diverso. Le analisi sul reperto, spedite in Spagna per ulteriori riscontri, “non hanno definito la posizione di Busco in modo chiaro ed inequivocabile”. La corte ha aggiornato il processo al 5 dicembre, quando sarà nominato il perito, conferito l’incarico e formulati i quesiti. Il giorno seguente, il 6 dicembre, dovrebbe andare in onda la fiction su via Poma, in prima serata su Canale 5. La trasmissione, diretta da Roberto Faenza, era stata bloccata da un’istanza dei legali di Busco che, però, prima dell’udienza di appello è stata ritirata.