Manovra, a pagare sarà (come sempre) il ceto medio
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 3 dicembre 2011 in Economia / Editoriale
A parte la tassa sulle barche di lusso (probabilmente non sul possesso ma sullo stazionamento) e poco altro a carico dei ricchi, la manovra che si appresta a varare il governo Monti secondo le indiscrezioni sarà l’ennesima mazzata al ceto medio che le tasse le ha sempre pagate, primo bacino di emergenza per le casse dello Stato.
Se le anticipazioni saranno confermate, infatti, un eventuale aumento delle aliquote Irpef al43% (redditi tra i 55 e i 75mila euro) e al 45% (oltre i 75mila euro), impatterà sul ceto medio nostrano. A questo si aggiunga il ritorno dell’Ici sulla prima casa. E se è vero – come dice Monti – che l’esenzione era un’anomalia tutta italiana, è altrettanto vero che la mannaia ancora una volta colpirà chi ha sempre pagato, in misura ben più ampia che non l’aumento dell’aliquota Irpef (la Cgia di Mestre calcola che coinvolgerà circa un milione e mezzo di italiani). E per rendersi conto degli effetti reali sulle famiglie italiane, non bisogna dimenticare quanto già deciso e varato dal governo Berlusconi in termini di aumento delle accise sulla benzina, reintroduzione di ticket sanitari, oltre al peso delle bollette energetiche denunciato alcuni giorni fa da Confartigianato: una batosta da 2.458 euro l’anno.
Di contro, ben poco si legge sul fronte della lotta all’evasione fiscale – per intenderci: chi non ha mai pagato. E ben poco sarebbe previsto per tassare non il lavoro ma i patrimoni e le rendite finanziarie. Così come non si può ritenere credibile che lo stimolo alla crescita risieda nella diminuzione dell’Irap, nella liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, nel credito d’imposta sulla ricerca o sul 55% per l’efficienza energetica. Si tratta di briciole davanti alle stime dell’Ocse sull’Italia che prevedono una recessione già nel 2012.
All’Italia servono tagli alla spesa, non nuove tasse. Eppure sembra che neanche il Governo Monti – a parte timidi accenni – abbia deciso in questo senso. Leggendo le indiscrezioni sulla nuova manovra economica, infine, tornano alla mente le parole dell’ex premier, Sivlio Berlusconi, a proposito del decreto Sviluppo: “non ci sono soldi”. Nero presagio per i governi a venire.


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