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Diritto di critica | February 22, 2019

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L'Eurozona rischia il downgrade, parola di S&P's - Diritto di critica

Standard and Poor’s ha messo sotto osservazione il merito di credito di tutti i Paesi appartenenti alla zona Euro. Il provvedimento, quindi, riguarderebbe anche i Paesi attualmente con tripla A, ovvero Germania, Francia, Finlandia, Austria, Paesi Bassi e Lussemburgo, ora tutti a rischio downgrade. Unico Paese non toccato da S&P’s pare essere la Grecia, che tuttavia è solo un gradino sopra la D di default.

L’eventuale downgrade potrebbe arrivare nei prossimi giorni e non nei prossimi mesi, afferma S&P. Si tratterebbe di un downgrade di un notch per i sei Paesi sopracitati, e di ben due gradini per tutti gli altri.

I rumors circa questo creditwatch hanno cominciato a diffondersi nelle scorse ore e rilanciati dal Wall Street Journal, in seguito ai quali l‘euro ha segnato un ribasso di oltre tre quarti di centesimo contro il dollaro intorno a quota 1,338.

L’abbassamento dell’outlook è il risultato del rischio di contagio dell’Eurozona, i cui Paesi sono sulla stessa barca chiamata Euro: o si salveranno tutti o non si salverà nessuno, neppure la Germania, che pochi giorni fa ha visto un’asta dei suoi titoli di Stato, i più sicuri d’Europa, andare semideserta, mentre nel corso del weekend si sono sparse voci circa la possibile implosione della seconda banca tedesca, Commerzbank, già parzialmente salvata dallo Stato negli anni scorsi e che rischia di finire a pesare sulle sempre più traballanti finanze tedesche.

Nei prossimi giorni l’Europa sarà chiamata a salvare se stessa durante alcuni meeting di modifica dei trattati, che potrebbero modificare i poteri della BCE, banca centrale con poteri limitati e spingere verso un’Unione Fiscale Europea e, in ultima analisi, agli Eurobond. Come dire: non esistono più i PIIGS, non esistono più i singoli Paesi, esiste solo un’Europa che ha bisogno di riforme.

  • Eva

    Circola in rete un’intervista schock di Mario Monti.
    Agghiaccianti ed apocalittici i contenuti,snocciolati in uno stile cinicamente calmo.
    E’ autentica? Se lo è, bisogna che tutti i cittadini d’Europa la ascoltino…
    Bisogna farla conoscere, parlarne, ..agire….pena morire nella fogna come topi.
    Se non è autentica, chi può agisca in altro modo… per evitare allarmismi.
    Siamo già sotto pressione.
    Occorre aiutarsi a dire cose vere , ad agire eticamente per noi ed il futuro di figli e nipoti

    • potresti linkarcela? Sono usciti alcuni fake, in effetti.

      • Eva

        Sonoi una sessantenne, alle prime armi con Internet, scusami se non sarò efficace nella risposta. So che l’ho scovata su  Welcome to Come Don Chisciotte.

  • Pingback: Niente più PIIGS, esiste solo l’Eurozona | Tooby, L'Olandese volante()

  • Goestaf

    Corruzione ed Evasione: la truffa del debito pubblico italiano

    Il debito pubblico italiano, frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale, continua a preoccupare l’economia e la finanza globalizzata.

    L’agenzia di rating internazionale cinese Dagong Global Credit Rating ha ieri declassato il debito pubblico sovrano della repubblica italiana da A – a BBB, con un outlook negativo, il che, per un paese avanzato e complesso come è l’Italia, equivale a ridurre la valutazione finanziaria (ma anche e soprattutto di tenuta economica e politica del paese) ad un livello che porta l’Italia al di fuori del giro delle grandi potenze economiche mondiali.

    L’Italia è fuori dal grande giro che conta, con un futuro che promette solo peggioramenti, sacrifici immensi e dolorose perdite di potere d’acquisto, potere contrattuale e peso politico.

    Il rischio di contagio della crisi italiana, mette in pericolo l’intera Eurozona.

    Infatti il giorno successivo al downgrade italiano e la minaccia da parte dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s di declassare l’intera eurozona, ecco arrivare il declassamento effettivo del rating francese da AA- ad A+.

    La situazione europea, ed in particolare la condizione italiana, appaiono sempre più critiche e pericolose.

    L’Italia, in particolare, è ormai solo ad un passo dal vedersi valutati i bond italiani (BOT e BTP), emessi a garanzia e rifinanziamento del debito pubblico sovrano al valore della mera carta sulla quale sono stampati.

    L’indicazione del rating italiano a BBB infatti, porta il bond italiano ad un passo dalla definizione di “junk bonds” (titolo spazzatura), così come è definito nella Bond Rating Definition:

    AAA and AA: High credit-quality investment grade

    AA and BBB: Medium credit-quality investment grade

    BB, B, CCC, CC, C: Low credit-quality (non-investment grade), or “junk bonds”

    D: Bonds in default for non-payment of principal and/or interes

    Il declassamento ulteriore del debito sovrano italiano porterebbe ad un indirizzo di disinvestimento e di non investimento in titoli italiani.

    Sarebbe la certificazione di morte della repubblica italiana, sarebbe la realizzazione del completo fallimento dell’entità statuale italiana, sia come unità politica che come unità economica e finanziaria.

    Ma il passo è più breve di quel che si pensi.

    Esiste infatti un debito pubblico italiano nascosto fra le pieghe dei bilanci (e fuori da essi) locali, regionali, provinciali e comunali, compreso e soprattutto l’universo delle società pubbliche e pubblico-private di “presunto servizio pubblico” servizio locale.

    La domanda giusta è:

    le agenzie di rating internazionale hanno dati ed informazioni analitiche su questo debito pubblico grande quanto quello sovrano?

    Le agenzie di rating sono a conoscenza che il debito pubblico italiano è frutto esclusivo della corruzione politica e burocratica e della evasione fiscale?

    Le agenzie di rating sono a conoscenza del fatto che il 90% dei grandi appalti pubblici italiani vengono aggiudicati alle organizzazioni mafiose?

    Inoltre, perché dovrebbe pagarlo il popolo italiano questo debito pubblico costruito con la corruzione politico-burocratica?

    E perché lo stato italiano non rende pubblici i dati sulla partecipazione al prelievo fiscale?

    Quanto partecipano effettivamente al prelievo forzoso fiscale i lavoratori dipendenti ed i pensionati?

    E quanto gli artigiani?

    Quanto i commercianti?

    Quanto i professionisti?

    Quanto gli industriali?

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X
    http://www.ilcittadinox.com/blog/