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Diritto di critica | August 14, 2020

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Elezioni in Egitto: ballottaggi tra scontri, scarsa affluenza e lo spettro degli islamisti - Diritto di critica

Elezioni in Egitto: ballottaggi tra scontri, scarsa affluenza e lo spettro degli islamisti

Lunghe code fuori dai seggi: questa l’immagine che aveva identificato le prime elezioni parlamentari del post Mubarak in Egitto. Ma ai ballottaggi – iniziati ieri e che proseguiranno nella giornata di oggi – i seggi erano semivuoti e l’affluenza decisamente più scarsa rispetto alle aspettative. E a fare notizia sono stati invece gli scontri interni al mondo islamista, tra i sostenitori di Giustizia e Libertà dei Fratelli Musulmani e lo schieramento salafita di Al-Nour, i due partiti di ispirazione religiosa che al primo turno di elezioni del 28 e 29 novembre hanno ottenuto rispettivamente – secondo i primi dati ufficiali resi noti dalla Commissione elettorale – il 36,62% e il 24,36% di voti, contro il 4,27% toccato al gruppo moderato Al-Wasat.

Le tensioni tra i supporter dei due schieramenti sono state particolarmente forti nella città di Luxor – dove i tafferugli sono sfociati in scontri con armi da fuoco e hanno costretto le autorità locali a chiudere temporaneamente sei seggi – ma episodi simili sono stati segnalati anche nel villaggio di Isna, nei pressi di Luxor, e nella circoscrizione della vecchia Cairo, dove è intervenuto l’esercito. L’accusa reciproca tra i due schieramenti è quella di violare la legge elettorale, continuando la campagna elettorale anche ai seggi.

E se da un lato diversi esponenti dei Fratelli Musulmani minimizzano la portata degli scontri e si dicono pronti a collaborare con i salafiti di Al-Nour, dall’altro c’è chi vede in questo clima di violenza segnali inquietanti per il futuro. «Se i Fratelli Musulmani si confermeranno al primo posto e i salafiti al secondo, è molto difficile immaginare quale terreno di cooperazione potranno trovare in Parlamento – spiega all’Ansa Amad Gad, vice direttore del centro per gli studi strategici di al Ahram, tracciando gli ipotetici scenari futuri dopo l’inaspettato successo del partito integralista salafita alle elezioni  – . I Fratelli musulmani vogliono uno stato civile con un riferimento religioso, approccio respinto categoricamente e completamente dai salafiti, che sicuramente non cederanno. I salafiti – continua – cercheranno di giungere al potere perché si sono piazzati al secondo posto ed è anche possibile che puntino alla lotta armata per non rinunciare al loro obiettivo». Un’ipotesi smentita da Saad el-Husseini, esponente di Giustizia e Libertà, secondo cui i salafiti «hanno imparato la lezione, che è stata dura e li ha isolati dalla società» e, al contrario, « hanno cominciato a prendere decisioni positive, come quella di partecipare alla vita politica e di presentare candidate per il Parlamento, argomenti tabù in passato per loro». Apertura ad una possibile collaborazione futura? Forse. «Chi si immagina di essere capace di gestire questo paese da solo si illude – aggiunge Husseini -. Tutti i gruppi devono cooperare, nessuno sarà in grado da solo di affrontare questa pesante eredità».

I seggi per i ballottaggi del primo turno delle elezioni parlamentari si sono aperti ieri in 9 governatorati su 27 chiamati al voto in questa prima fase, e le votazioni proseguiranno per tutta la giornata di oggi: in palio ci sono 52 seggi uninominali su un totale di 56 e in circa la metà di essi è partita aperta tra il candidato di Giustizia e Libertà e quello di Al-Nour. E se l’agenzia d’informazione Dpa ieri ha confermato la bassa affluenza ai seggi per i ballottaggi, anche il presidente dell’Alta Commissione elettorale, Abdel Moez Ibrahim, è stato costretto a rivedere il dato di partecipazione alle elezioni della scorsa settimana: se venerdì sera aveva annunciato un’affluenza del 62%, ieri ha corretto il tiro e riconosciuto l’affluenza reale ai seggi al 52%.