Yara Gambirasio, Meredith Kercher, Chiara Poggi: che fine hanno fatto le indagini?
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 7 dicembre 2011 in Editoriale
Un noto avvocato penalista novantenne un giorno mi disse: “l’Italia è il Paese in cui chi è colpevole spesso viene scagionato e chi è innocente finisce in carcere”. Commentava l’ennesima – clamorosa -assoluzione. L’Italia – aggiunsi in quell’occasione – è anche il Paese delle inchieste frettolose, preoccupate di salvare la reputazione davanti alle telecamere. E’ il Paese dei tanti – troppi – casi irrisolti.
L’assassinio di Yara Gambirasio, di Meredith Kercher, di Chiara Poggi, di Sara Scazzi, solo per citare alcune morti che ancora invocano giustizia e lasciar fuori le stragi degli anni Settanta e Ottanta che in molti casi non hanno colpevoli né mandanti, l’elenco sarebbe troppo lungo. Per non parlare delle sentenze che fanno discutere, in alcuni casi poco limpide e affatto incerte. La prossima probabile assoluzione, ad esempio, potrebbe essere quella per l’omicidio di via Poma: a parte la chiacchiera da bar, è evidente che a carico di Busco gli indizi sono pochi e inconsistenti.
Dopo l’ennesimo omicidio senza colpevole – l’assoluzione di Alberto Stasi – uno dei “casi mediatici” più famosi degli ultimi anni, dunque, ci si aspetterebbe un cenno, una dichiarazione da parte dell’associazione nazionale magistrati o da chi per lei. E invece tutto tace. E per prima resta senza voce quell’oggettività necessaria e fondamentale con cui si dovrebbe guardare alla Giustizia. Complice certa retorica berlusconiana, ci si divide ormai in fazioni per andare contro i magistrati o – all’opposto – per santificarli, nell’incapacità politica di comprenderne gli errori e le mancanze che pure ci sono. Grazie a provvedimenti come le intercettazioni, il processo breve, quello lungo, e tutta la serie di leggi ad personam tentate e a vario titolo approvate, l’opinione pubblica è stata divisa in tifoserie: o con me o con Mammona. Proprio la Giustizia – intesa come complesso organico di forze dell’ordine e magistratura – andrebbe invece costretta a guardarsi allo specchio, senza sconti né scuse, e a riformarsi in modo serio.
Al governo Monti questa missione, da attuare con lo stesso rigore e concretezza con cui si è guardato alla manovra. Ne va del futuro dell’Italia.
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Penny Ford
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Vittorio

