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Diritto di critica | April 5, 2020

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Via Poma: la fiction che svela gli errori degli inquirenti - Diritto di critica

Via Poma: la fiction che svela gli errori degli inquirenti

Pietrino Vanacore morto suicida in mare. Da questa istantanea, che lascia insoluti diversi interrogativi, sceglie di partire Roberto Faenza, regista della fiction andata in onda due giorni fa su Canale 5 in prima serata. Una trasmissione che ha cercato di riassumere tutte le tappe della vicenda, soffermandosi sugli errori degli inquirenti, durante le indagini, e sui depistaggi. La presa di posizione, da parte del regista, è evidente: è affidata all’ispettore capo Niccolò Montella (personaggio di fantasia), interpretato da un grande Silvio Orlando, il quale sembra sbattere contro un muro di omertà intorno alla figura di Simonetta Cesaroni. Lo stesso muro, contro il quale sono stati costretti a confrontarsi gli inquirenti nel corso degli ultimi 21 anni, emerso con forza anche durante le udienze nel processo a carico di Raniero Busco.

Come è possibile, si domanda l’ispettore Montella, che le colleghe di Simonetta non l’avessero mai vista? Come è possibile che il presidente dell’AIAG, l’avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, non la conoscesse? Domande alle quali gli inquirenti non sono riusciti a dare una risposta. La fiction, che ha fatto registrare una media di 3.882.000 spettatori con uno share del 14,71% (un risultato buono se si pensa che in prima serata c’era ‘Ballarò’ e il premier Monti a ‘Porta a Porta’) aveva trovato, dapprima l’opposizione del magistrato Delli Priscoli (suo figlio Francesco era stato sottoposto al test del Dna e poi scagionato), e poi la diffida da parte degli avvocati di Raniero Busco (poi ritirata prima dell’udienza d’appello).

Roberta Faenza ha scelto di iniziare la pellicola ripercorrendo gli ultimi giorni di vita di Simonetta Cesaroni (interpretata da Astrid Meloni). La descrizione è un po’ affrettata e si conclude con il giorno del delitto (7 agosto 1990) e l’immagine della ragazza percossa da uno schiaffo sulla tempia. La telecamera segue i passi dell’assassino mentre esce dall’ascensore (si riconoscono pantaloni da uomo) ed entra negli uffici degli Ostelli della Gioventù con un proprio mazzo di chiavi. Il regista si sofferma sulla figura enigmatica del portiere di via Poma Pietrino Vanacore (Giorgio Colangeli), che si materializza sulla scena del delitto dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Simonetta. Faenza esalta, inoltre, l’immagine di Paola Cesaroni (interpretata da Giulia Bevilacqua), sorella della vittima. “Ho personalmente incontrato Paola – ha spiegato l’attrice che la interpreta –, e sono rimasta colpita dalla dignità, dalla forza e dalla sua capacità di restare sempre lontano dai riflettori, cercando sempre la verità”.

Nella fiction, indizi e prove sono valutati alla luce delle attuali tecniche di investigazione (dna, intercettazioni): ma se quest’ultime fossero state applicate all’epoca dei fatti, sarebbero stati scoperti ulteriori elementi? Faenza non assume tesi innocentiste o colpevoliste, si limita ad analizzare le diverse ipotesi (che l’assassino sia mancino o ambidestro), anche quelle che vedrebbero coinvolti i servizi segreti. La fiction si contraddistingue per la sobrietà e la fedeltà rispetto alle vicende realmente accadute. A cominciare dalla riproduzione delle fotografie di Simonetta Cesaroni (quando è al mare oppure quando è senza vita nell’ufficio del dott. Carboni), oppure dei filmati che mostrano Pietrino Vanacore che esce dal carcere. La pellicola si conclude con l’ultimo periodo delle indagini (dal 2004 in poi) e con le vere immagini del processo d’appello che vede coinvolto l’ex fidanzato Raniero Busco, già condannato in primo grado a 24 anni di prigione.