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Diritto di critica | July 2, 2020

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Lira addio, la Banca d'Italia non la converte più - Diritto di critica

Lira addio, la Banca d’Italia non la converte più

Addio lira. Il vecchio conio è andato definitivamente in pensione. In pochi se ne sono accorti, ma quei biglietti, che a guardarli oggi sembrano appartenere ad un tempo lontano, sono stati “pensionati” per sempre dal decreto-legge anti-crisi varato dal governo. Ci sarebbe stato tempo fino al 28 febbraio 2012 per cambiarli in euro, ma Mario Monti ha deciso di chiudere con tre mesi d’anticipo questa partita. Un vantaggio non da poco per le casse dello Stato.

Le lire, carta straccia. Secondo le stime di Bankitalia che dovranno essere confermate nei prossimi giorni, sono in circolazione lire per un valore di un miliardo e 200 milioni di euro. Un vero e proprio tesoretto che contribuirà a rimpinguare il fondo di ammortamento dei titoli di Stato; una boccata d’ossigeno dopo due mesi con lo spread alle stelle. Infatti, da mercoledì quelle lire ancora in circolazione sono divenute a tutti gli effetti carta straccia, o al massimo materiale per collezionisti. Il valore non convertito in euro è passato nelle mani dello Stato.

Un tesoretto dimezzato. Il governo non potrà utilizzare l’intero importo, visto che Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi, aveva chiesto ed ottenuto alla Banca d’Italia, nel 2003, il versamento anticipato di una parte di quel denaro, circa 830 milioni di euro. A Monti restano quindi, circa 500 milioni da riutilizzare subito per sostenere il debito pubblico.

In banca con 700 milioni di lire e una pistola. Quasi dieci anni per cambiare le lire in euro. Eppure non sono mancati i ritardatari dell’ultimo minuto. Lunedì e martedì, agli sportelli della Banca d’Italia si sono create lunghe file di italiani con banconote del vecchio conio in mano. La situazione più eclatante si è verificata a Genova, dove un negoziante di San Giuliano Nuovo, in provincia di Alessandria, martedì scorso si si è presentato alla sede della Banca d’Italia con 700 milioni di vecchie lire, nello stupore generale degli impiegati allo sportello. Mentre sfilava i soldi dalla valigetta, però, gli è caduta per terra una rivoltella Beretta 7.65 che teneva in tasca. L’uomo, subito circondato dai carabinieri presenti in sede, ha spiegato che la pistola gli serviva per difendersi in caso di rapina.

Banconote nelle buste-paga e monete nei sacchi. A Roma, un ex docente di un liceo della Capitale, si è presentato con decine di buste-paga (alcune ancora chiuse), con dentro 70 milioni di lire. Alla domanda dei funzionari sul perché non avesse messo quel denaro in banca o non lo avesse speso, l’uomo ha risposto: “ognuno fa quello che crede”. Come dargli torto. In fila per cambiare i soldi c’erano anche donne e soprattutto uomini con enormi sacchi pieni di monetine la cui provenienza rimane un mistero (forse frutto della carità o di abusive “pesche” nelle fontane capitoline. Impossibile contare tutti quei soldi. Chissà che non glieli abbiano cambiati a peso. Altri italiani si sono presentati alle sedi di Bankitalia anche mercoledì, ma i commessi li hanno rimandati indietro. Quei soldi sono ormai dello Stato. Un frettoloso addio alla Lira.

Comments

  1. Fred7106

    Quei soldi non sono dello Stato ma sono un furto effettuato dallo Stato, io ho eseguito regolare denuncia di approprio indebito e inoltro a giorni una denuncia alla Commssione Europe. Questi sono risparmi non soldi rubati e non è lecito prenderli senza avvertimento o altro.