Il giro veloce di Montezemolo in politica, ma sorpassare sarà difficile
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 21 dicembre 2011 in Editoriale / Politica
Montezemolo in politica: si prevedono sgomitate con Passera e Terzo Polo, imbarazzi con il Partito Democratico, battaglie con i sindacati e conflitti d’interessi vari, non ultimi la contemporanea “discesa su rotaia” di NTV, futuro concorrente di Trenitalia.
Se fino a qualche mese fa il presidente della Ferrari veniva avvertito come l’homo novus (se confrontato ad uno “spumeggiante” ma poco credibile Berlusconi), adesso Montezemolo rischia di essere assimilato all’Italia dei ricchi che vuole spartirsi il potere e il vuoto politico lasciato dall’ex premier. Nel lasso temporale compreso tra il declino di B. e la nuova manovra, infatti, l’agone politico si è riempito di soggetti prima ritenuti spacciati, come Fini e Rutelli, che insieme a Pierferdinando Casini sono riusciti a ridare vita a un Terzo Polo altrimenti agonizzante (per tacer di Bocchino, ormai sparito dalla scena mediatica italiana). Al contempo, a destra e come a sinistra, PdL e Pd si sono riorganizzati e seduti al tavolo dei “responsabili” sostenendo il governo Monti, mentre i partiti più radicali si sono sfilati per sopravvivere alla bufera e accaparrarsi l’elettorato più “arrabbiato”.
In un contesto simile, Montezemolo avrà ben poco spazio di manovra e potrà far leva non più sul vuoto di idee che prima della caduta di Berlusconi si percepiva (anche a sinistra, data la spaccatura del Pd sulla linea economica interna al partito), ma dovrà sgomitare per far sentire la sua voce mentre tutti commentano e sentenziano sul “lavoro sporco” fatto dal Governo Monti: “i professori” hanno proposto e agito per conto dei partiti e ora tutti possono misurare il futuro successo politico alle prossime elezioni in relazione alla manovra. Il vuoto di idee e proposte precedente la crisi di governo, dunque, è stato colmato e l’agone politico è tornato a rumoreggiare se non a strillare.
Certo, a differenza del Partito democratico, Montezemolo non ha il cappio al collo dei sindacati né il pungolo dell’Italia dei Valori di Di Pietro (né si deve preoccupare dell’emorragia di voti in quella direzione) ma davanti alla mole di proposte e riforme prospettate dal Governo Monti, mettere sul tavolo idee che siano percepite come diverse e “altre” rispetto alla retorica partitica classica, sarà difficile. Montezemolo, dunque, rischia di doversi accodare agli altri e di essere avvertito come l’ennesima lobby che tenta di conquistare potere sulle spalle degli italiani.
Una lettera come quella pubblicata oggi sul sito di Italia Futura, Montezemolo avrebbe dovuto scriverla qualche mese fa, nel pieno del vuoto pneumatico berlusconiano, quando le attese della cittadinanza avrebbero accolto a braccia aperte qualsiasi candidato (come in effetti è accaduto con la lenzuolata di bocconiani, ex banchieri ed esponenti del mondo cattolico).
C’è poi il nodo delle elezioni: il presidente della Ferrari ha parlato del 2013 come traguardo e del 2012 come anno di lavoro sul campo. La prospettiva, però, è che il sistema-Monti crolli prima. Forse già a febbraio/marzo. E probabilmente è questa malcelata consapevolezza che ha spinto Montezemolo ad uscire dai box, in vista della futura corsa elettorale.
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