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Diritto di critica | January 15, 2021

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Osservatori della Lega Araba in Siria, ma le stragi non si fermano - Diritto di critica

Osservatori della Lega Araba in Siria, ma le stragi non si fermano

La violenza in Siria non si è arrestata neanche con l’arrivo dei primi osservatori della Lega Araba a Damasco ed è di almeno 23 mortil bilancio  della repressione nella sola giornata di giovedì. Una cifra che – anche se smentita dai media ufficiali – va ad aggiungersi a quelle già drammatiche diffuse nei giorni scorsi dalle Nazioni Unite e da diverse organizzazioni non governative attive sul territorio siriano fin dall’inizio delle violenze.

Un esempio è stata la distruzione della città di Idlib, capitale dell’omonima provincia nordoccidentale siriana, da parte delle truppe di Damasco: a denunciarlo, in un’intervista alla Cnn, è  Mohamed Hamdo, ufficiale dell’Esercito Siriano Libero (Esl), che avrebbe anche sottolineato come nella vicina Jabal al Zawya, già teatro di uno scontro la scorsa settimana, «i jet governativi hanno bombardato una moschea dove cento civili pregavano o si erano rifugiati. Abbiamo informazioni che loro (le truppe fedeli al regime, ndr) stanno preparando un attacco per controllare il confine con la Turchia. Stiamo organizzando i nostri plotoni per lanciare una controffensiva. Stanno usando razzi terra-aria, mortai, jet e artiglieria».

Ma scontri a fuoco e numerose uccisioni sono state registrate anche a Homs e dintorni, Hama e nei pressi di Daraa: stando ai bilanci aggiornati dei Comitati di Coordinamento Locale e dell’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), da lunedì a mercoledì sono rimaste uccise più di 250 persone negli scontri. Secondo le denunce degli attivisti siriani, si tratterebbe per la maggior parte di soldati disertori: negli ultimi due giorni sarebbero infatti circa 10 mila i militari che avrebbero abbandonato le truppe fedeli al presidente siriano Bashar al-Assad (una forza di circa 300 mila uomini) per unirsi alle forze dell’opposizione. «Il regime è furibondo perché negli ultimi due giorni circa diecimila soldati siriani sono passati con l’opposizione –  ha rivelato all’agenzia di stampa Dpa un militare disertore di Idlib, Abu Omar, rifugiatosi a Beirut dopo aver abbandonato l’esercito regolare a ottobre ed essersi unito all’Esl – Le milizie del regime stanno uccidendo tutti i civili (di Idlib, ndr) sospettati di aiutare i soldati disertori e chiunque simpatizzi per l’opposizione».

E se per il regime il numero delle vittime per i disordini fino ad ora – denunciato in una lettera indirizzata all’Onu da Damasco – è di oltre 2.000 tra militari e agenti di sicurezza (non viene fatta menzione dei civili), i dati delle Nazioni Unite e delle ong sono ben più pesanti: oltre 5.000 le vittime da metà marzo a oggi secondo l’Onu, mentre l’organizzazione non governativa Avaaz parla di 6.237 morti tra civili e militari. Dato ottenuto grazie alle testimonianze incrociate di testimoni, attivisti, e personale medico sul posto.

Cifre discordanti, sulle quali gli osservatori della Lega Araba saranno chiamati a far chiarezza. La prima delegazione – che aprirà la strada ai team successivi – è arrivata giovedì, nell’ambito del piano messo a punto per porre fine alle violenze in Siria. La missione, composta in tutto da 150 persone, ha un mese di mandato (rinnovabile), durante il quale dovrà monitorare la situazione della sicurezza in Siria e verificare che il governo di Damasco metta in atto il piano di pace stilato dalla Lega Araba e – in teoria- accettato da Assad lo scorso 2 novembre: scopo ultimo dell’iniziativa è la fine delle violenze, con il conseguente ritiro delle truppe dalle strade, il rilascio dei manifestanti arrestati e l’avvio di un dialogo con le opposizioni.