Il contratto che scade, l’incubo di milioni di precari
La storia di Alessandra divisa tra l’annuale scadenza del contratto ed il sogno di avere una vita tutta sua
Scritto da Emanuela De Marchi il 3 gennaio 2012 in Vite precarie
Lavoratori a scadenza. Come una bottiglia di latte. Così i giovani, talvolta accusati di essere bamboccioni si dividono tra chi cerca disperatamente un impiego e chi un lavoro ha la fortuna di averlo ma è costretto a convivere con l’annuale incubo della scadenza del contratto.
Una lavoratrice a scadenza. Alessandra è una delle tante persone che in Italia non riescono a fare progetti per il futuro perché non sanno se il loro contratto a tempo determinato sarà rinnovato o meno. Difficile lasciare casa, mettere su famiglia se non si ha la certezza di poter contare su uno stipendio. Alessandra ha tanti progetti per il suo futuro o forse solo uno: stabilità. Le sorridono gli occhi al solo pensiero ma quella felicità sparisce ripensando al fatto che non sa cosa sarà della sua carriera lavorativa tra pochi mesi. “Mi sveglio tutte le mattine con l’ansia di dover dimostrare a lavoro quanto valgo. Lavorare per riottenere la firma di un contratto che mi chiede di rimanere un altro anno. A volte, quando sono alle prese con tutte quelle pratiche che mi vengono lasciate sulla scrivania mi chiedo per cosa stia lavorando così tanto”.
Un anno di angosce. “Devi essere sempre la prima ad arrivare in ufficio e l’ultima ad uscire. Sbrigare il lavoro che i colleghi più anziani lasciano per svignarsela a casa”, spiega Alessandra. “Al momento delle ferie e dei ponti sei sempre l’ultima ad essere interpellata mentre durante le ferie estive vieni utilizzata come tappa buchi e sei costretta a non poterti prendere troppi giorni di vacanza”. Alessandra, 27 anni, laurea in economia, è il secondo anno consecutivo che attende con ansia la data di scadenza del suo contratto e ovviamente il suo rinnovo, mai scontato. Le ipotesi davanti a lei adesso sono tre: l’ambitissimo contratto a tempo indeterminato, un mese a casa per poi essere richiamata a firmare un contratto di 11 o forse 12 mesi, ed infine la possibilità di essere mandata via. “Ho visto troppe volte persone lavorare con contratti di un anno per essere, al termine, cacciati al momento della definitiva assunzione per poi essere sostituiti da uno stagista. Ormai chiamano stagisti anche per i posti da segretari”, spiega.
Alla ricerca della…stabilità. Alessandra vorrebbe solo stabilità nella sua vita ed il fatto che non ci sia più questa perenne angoscia. Non ha la voglia di ricominciare ancora una volta tutto da capo, di essere nuovamente sottoposta ad altri colloqui, seguiti da stage magari senza retribuzione e da nuovi contratti a tempo determinato perché tutto questo significa dover attendere ancora anni ed anni prima di riuscire a conquistare una vita normale.
Foto di Chiara Schiaratura
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Caldia
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R.

