Ungheria nera, l’Europa fallisce ancora
Budapest promulga la nuova Costituzione "cristiana e magiara" e minaccia la tenuta dell'UE. Bruxelles minaccia sanzioni, ma il rischio di fuga è alto
Scritto da Sirio Valent il 4 gennaio 2012 in Mondo

A Budapest la destra detta legge. Dopo un anno di governo, la coalizione nazional-populista guidata da Viktor Orban ha approvato una nuova Carta Costituzionale e trasformato la Repubblica Ungherese in una democratura. Corte Costituzionale e Banca centrale sotto il controllo dell’esecutivo, abolite tutte le redazioni giornalistiche in favore di un’unica Agenzia dell’informazione, di nomina governativa. La semi-dittatura di Orban è chiara: “riconosciamo un’Ungheria di radici cristiane e magiare, basata sulla Santa Corona di Santo Stefano” . Ma la vera colpa di questa deriva “nera” va cercata a Bruxelles.
A luglio 2011 si è concluso il semestre ungherese alla presidenza dell’Unione Europea. Il bilancio per Bruxelles è modesto, anzi negativo: è stata rinviata l’adesione di Romania e Bulgaria all’area Schengen – fortemente volute da Germania e Francia – il summit sulla questione libica sparito dall’agenda. L’Ungheria ha anche rifiutato l’adesione al nuovo Patto di Stabilità dell’Euro, il patto Europlus.
Per Budapest, o almeno per il suo governo, è un grande successo. Testualmente: “ora, grazie al nostro lavoro (alla presidenza europea), l’Ungheria è più forte, più indipendente di com’era vent’anni fa ed è capace di farsi valere nell’arena internazionale”. In particolare, tener fuori rumeni e bulgari da Schengen mantiene Budapest in una posizione di vantaggio sui vicini, mai considerati amici.
“Noi non crediamo nell’Unione Europea, crediamo nell’Ungheria, e consideriamo l’Unione come un luogo in cui, se facciamo bene il nostro lavoro, l’Ungheria avrà il suo tornaconto”. L’”anomalia” Orban è tutta racchiusa in questa frase, e condanna proprio Bruxelles. I Padri Fondatori dell’euro hanno trascurato per vent’anni le aspirazioni e le necessità di questo paese, piccolo ma cruciale, cuore profondo dell’Europa orientale. Nelle librerie di Budapest abbondano i libri sul Trattato del Trianon, quella pace del 1918 firmata a Versailles che frantumò il Regno d’Ungheria a favore dei paesi limitrofi. E’ una questione ancora aperta, tanto che la nuova Costituzione pone al primo posto l’etnia magiara e la difesa dei suoi interessi, “in qualunque paese straniero si trovino dei magiari”. Proprio come Hitler con i Sudeti, nel 1936.
Il vero problema è che Orban non è un pazzo. Detiene i due terzi dei seggi in parlamento, grazie al voto popolare del 2010, che gli consentono di votare leggi di rango costituzionale con o senza il parere delle opposizioni. La sua è una strategia consapevole, e sta vincendo. Ora l’Europa, preoccupata dalla deriva di destra, chiede a Budapest di modificare la nuova Costituzione: la minaccia di sanzioni economiche è forte. Se si arriverà a questo, Orban sarà ancora più forte, la deriva nazionalista si accentuerà e gli ungheresi (molti dei quali ancora protestano contro la riformata Costituzione) si schiereranno compatti contro l’Europa – il Nemico.


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