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Diritto di critica | December 10, 2019

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La lunga agonia della pena di morte negli States - Diritto di critica

La lunga agonia della pena di morte negli States

E’  lo Stato della California a far segnare una netta inversione di tendenza: la pena di morte, anche negli Stati Uniti, sta passando di moda. Da quando nel 2006 la Corte federale ha definito l’iniezione letale una pratica impropria, che causa un dolore eccessivo al condannato, si sono moltiplicati i tentativi di escogitare una condanna a morte ‘alternativa’ fino all’ennesima bocciatura di un giudice in California il mese scorso. Un sistema, quello giudiziario statunitense, che presenta non pochi problemi: a cominciare dai detenuti nel braccio della morte, reclusi per decenni. L’ultima iniezione letale in California era stata praticata su un condannato a morte, che aveva trascorso 24 anni in attesa della fine.

Il Death Penalty Information Center, che analizza il fenomeno della pena capitale, registra un’inversione di tendenza negli Stati Uniti: -56% dal 1999, con il numero delle nuove condanne a morte che nel 2011 si è ridotto, scendendo sotto le 100, per la prima volta dopo decenni.
Una sentenza della Corte Suprema, che dichiarasse la pena di morte incostituzionale, non è mai arrivata. Di Stato in Stato, i governatori, i giudici e le commissioni decidono autonomamente di non appoggiare la pratica della pena di morte. In questo senso, lo stato che ha rappresentato il punto di partenza è stato l’Illinois: nel 2000, il governatore repubblicano George H.Ryan impose una moratoria sulle esecuzioni, dopo la provata innocenza di alcuni detenuti nel braccio della morte.

Nel 2011, l’attuale governatore democratico Patt Quinn firmò una legge che ha abrogato, di fatto, la pena di morte. L’Illinois è solo l’ultimo di una lunga serie di Stati: nel 2007 il New Jersey pose fine a questa pratica disumana, seguito dal New Mexico che abolì la pena capitale nel 2009. Attualmente, sono 16 gli stati che si rifiutano di condannare a morte i detenuti nelle proprie carceri, circa un terzo del paese. Ma anche negli altri stati, dove formalmente c’è ancora la pena di morte, i governatori stanno preparando provvedimenti ad hoc: nell’Oregon, una moratoria ha sospeso le esecuzioni capitali, con la motivazione ‘la pratica non soddisfa gli standard di base della giustizia’.

Nel mese di settembre, il governatore dell’Ohio John Kasich, un conservatore repubblicano, ha commutato la pena di morte a un giovane condannato, dal passato turbolento. L’inversione di tendenza trova conferme nel crescente numero di detenuti nel braccio della morte che sono stati prosciolti: 139 dal 1973, secondo il Death Penalty Information Center. Nuove prove portano alla revisione dei processi e poi alla scarcerazione di persone innocenti.
Un ulteriore fatto è l’elevato costo: uno studio rivela che nel 2008, solo nella California, sono stati spesi 137 milioni di dollari. Una spesa considerevole, anche perché non è stata eseguita alcuna condanna a morte.
L’aspetto della spettacolarizzazione, poi, rappresenta un elemento da tenere in seria considerazione, visto che le esecuzioni sono pubbliche e suscitano scandalo per la loro crudezza. In Ohio, nel 2009, fu sospesa la pena di morte dopo un raccapricciante episodio in cui i tecnici cercarono per due ore una vena del condannato per somministrare l’iniezione letale.

Secondo i sondaggi, la maggioranza del paese considera la pena di morte come una pratica efficace, ma i dati sono in calo: se nel 1994, l’80% degli intervistati (sondaggio Gallup) ha valutato la pena capitale come la giusta condanna per il reato di omicidio, nel 2001 solo il 61% era d’accordo. Chiamati a scegliere tra pena di morte o ergastolo senza condizionale, la maggior parte si è espressa a favore del mantenimento in vita del condannato.
Negli Stati Uniti si sta assistendo, soprattutto tra le persone comuni, a un graduale presa di coscienza che è presente una pena alternativa, a quella capitale.