Così Monti riuscirà (forse) a far pagare l’Ici alla Chiesa
Scritto da Paolo Ribichini il 10 gennaio 2012 in Politica
Non bastava il buon senso evidentemente. Ci voleva Mario Monti per mettere fine ad una vera e propria ingiustizia fiscale. Nulla di ufficiale per il momento, ma secondo il Corriere della Sera, il professore di Varese avrebbe trovato un accordo con la Cei per il pagamento dell’Ici da parte di tutte le strutture ecclesiastiche che facciano attività commerciale.
L’Ici sulle strutture “miste”. Non pagheranno l’Ici il Vaticano (essendo uno Stato straniero), i palazzi che godono del privilegio dell’extraterritorialità secondo i Patti Lateranensi, le parrocchie, le chiese e tutte le strutture che abbiano valore sociale e assistenziale. Pagheranno invece tutte quelle strutture “miste”, cioè quelle strutture che in parte svolgono anche attività commerciale. Fino ad ora, infatti, bastava avere anche una piccola parte dedicata ad attività “non commerciali” per essere esenti dal pagamento dell’Ici. Questo grazie ad una legge voluta dal governo Prodi nel 2006 e votata bipartisan da tutti i partiti. La norma prevede che l’esenzione dell’Ici riguardi gli edifici di proprietà ecclesiastica “non esclusivamente commerciali”, in linea con un decreto-legge approvato dal governo Berlusconi nel 2005.
La tassa solo sulla parte ad uso commerciale. Ora Monti vuole fare chiarezza: La Chiesa pagherà l’Ici-Imu anche per le strutture “miste”, ma solo per la parte degli immobili utilizzata a fini commerciali. Ma come definire la quota parte di un edificio ecclesiastico destinata a scopo di lucro? Si tratta di un’operazione complessa e non priva di rischi. Spesso l’attività di lucro e quelle sociali si sovrappongono. Inoltre, per definire il pagamento dell’Ici-Imu per edifici che finora non erano presi in considerazione, i comuni saranno costretti a censirli, con un sicuro allungamento dei tempi.
Multa europea in arrivo. Monti è stato spinto a prendere di petto (senza peraltro alcun clamore mediatico) la questione anche per evitare multe dall’Europa. Infatti, pende sull’Italia un ricorso presentato dai radicali alla Corte di Giustizia di Lussemburgo, mentre la Commissione, che sta compiendo una verifica sulla congruità tra la legge italiana del 2006 e le direttive comunitarie sulla concorrenza, dovrebbe pronunciarsi entro giugno. Il problema della concorrenza, infatti, è molto sentito soprattutto nella Capitale. Infatti, molte strutture alberghiere ecclesiastiche attualmente non pagano l’Ici, a differenza di hotel di comuni cittadini. Di conseguenza i primi possono praticare prezzi più bassi rispetto ai secondi, di fatto falsando la concorrenza.
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