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Diritto di critica | October 17, 2019

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Cosentino e la faida leghista - Diritto di critica

Cosentino e la faida leghista

Quello di Nicola Cosentino è un caso politico prima che giudiziario. E’ il limes su cui si misurano la faida interna alla Lega e la reale lontananza del Carroccio dal PdL. La frase pronunciata ieri sera dal Senatùr –  “penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c’è nulla” – fa capire che una parte del partito della Padania non è così distante da Berlusconi. Anzi, degli amici non ci si scorda mai. Tanto che nonostante il via libera dalla Giunta per le Autorizzazioni, Umberto Bossi ha impartito un ordine di scuderia: libertà di coscienza, ma sappiate che nelle carte non c’è nulla.

Prima che in Parlamento, però, la battaglia è interna alla Lega: i fedeli al Senatùr contro i maroniani. Con i secondi poco inclini a compromessi sulla giustizia e a “salvataggi” di deputati inquisiti. In gioco – secondo alcuni – c’è addirittura la guida del partito.

In caso di voto segreto – contro cui si batterà l’Italia dei Valori – i dubbi su eventuali deputati sono anche al centro, dove gli indecisi potrebbero giocare una parte importante se sommati ad eventuali defiance leghiste. Senza dimenticare i garantisti dell’ultim’ora a sinistra. Berlusconi, inoltre, avrebbe detto a Cosentino di “stare tranquillo”, frasi e accenti che potrebbero far sperare l’ex sottosegretario. E questa mattina – nella telefonata durante la trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale5, Cosentino ha sottolineato: «vorrei far notare che uno dei pm che mi ha indagato oggi fa politica attiva perchè è assessore alla giunta del sindaco De Magistris. Se dovessi venire considerato colpevole almeno da un giudice naturale del tribunale – ha aggiunto – non esiterò a fare un passo indietro e a scomparire dalla politica».

Sul caso Cosentino è intervenuto ieri anche l’ex capo procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore, a ‘Rapporto Carelli’ su Sky Tg 24: “Quello che si sostiene, ovvero che la nostra attività giudiziaria nei confronti di Cosentino è iniziata immediatamente dopo la sua nomina a sottosegretario o capogruppo del Pdl non mi pare esatto. Risale a molto prima, al 2007, quando ancora Cosentino non ricopriva queste cariche”.

”Inoltre – ha proseguito Lepore – la Costituzione offre questa prerogativa per quanto riguarda gli onorevoli solo in base al ‘fumus persecutionis’. Ma dov’è, in questo caso, questo ‘fumus persecutionis’? In questo caso anche se si dovesse pensare al ‘fumus persecutionis’ da parte dei pubblici ministeri ci sono ben sette pubblici ministeri che attaccano Cosentino? Non credo proprio. Oggi, con l’ordinanza ottenuta, abbiamo non soltanto i tre pubblici ministeri ma anche il procuratore aggiunto coordinatore e ci sono anche io che ho firmato la richiesta. Oltre questi ci sono i giudici. Tutta questa gente avrebbe qualcosa contro Cosentino? Io con Cosentino ho degli ottimi rapporti”.