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Diritto di critica | February 22, 2019

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Standard & Poor's declassa l'Europa: complotto o cattiva politica? - Diritto di critica

Standard & Poor’s declassa l’Europa: complotto o cattiva politica?

L’ANALISI – Venerdì 13 gennaio l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha di nuovo calato la sua mannaia sui debiti sovrani di nove Paesi europei, fra cui l’Italia (ora giudicata BBB+) e Francia (che ha perso la tripla A dopo diciassette anni). Subito sono scattate le solite reazioni da parte sia di esponenti politici che dell’uomo della strada, tutti uniti all’attacco di S&P’s additata, insieme alle sue “sorelle” di essere la causa della crisi. 

Le obiezioni che vengono solitamente mosse alle agenzie di rating vertono su due direttrici principali. La prima è che le agenzie non sarebbero affidabili e molti ricordano la tripla A concessa ai celebri mutui subprime che causarono la crisi pochi anni or sono. La differenza fra i giudizi espressi per il debito sovrano e quelli per i titoli salsiccia tuttavia è enorme: mentre sui secondi il giudizio è complesso, a causa del fatto che ancora oggi non si è in grado di capire come tali titoli siano stati costruiti (e dunque vi è un’enorme asimmetria informativa che ha fuorviato le agenzie di rating), sui titoli pubblici il discorso è ben diverso. Gli Stati, infatti, rilasciano enormi quantità di dati relativi alla contabilità generale (PIL, debito, inflazione, disoccupazione e moltissimi altri), alle politiche da attuare (leggi, decreti, regolamenti, ma anche l’attività pubblica di partiti e altre associazioni come sindacati, corporazioni, eccetera). Le informazioni a disposizione per giudicare il merito di credito degli Stati sono dunque molto più numerose e le dinamiche del debito pubblico sono studiate da molto più tempo rispetto a titoli nati da una scienza ancora in fase adolescenziale (e quindi molto carente di senno e buonsenso). Si tratta di due situazioni del tutto differenti e non si può sostenere che se le agenzie hanno sbagliato all’epoca, stiano sbagliando anche adesso.

La seconda direttrice, invece, può essere riassunta nel motto “È un complotto“. Teoria secondo cui il declassamento sarebbe un attacco da parte di speculatori (fra cui le agenzie di rating medesime) che starebbero scommettendo sul crollo dell’Europa, motivo per cui non bisogna dare retta a Standard & Poor’s: il quadro economico non è a tinte così fosche. La realtà purtroppo è molto meno complicata e gli addetti ai lavori sanno bene che le agenzie di rating hanno ragione e – anzi – intervengono in ritardo. La crisi europea è ben lontana dall’essere risolta per due ordini di ragioni, una nazionale, l’altra europea. 

Della crisi se ne parla da anni, con i governi europei che hanno preferito gridare alla speculazione piuttosto che affrontare una situazione pericolosa, ma non ancora tragica. Si pensi alla gestione assolutamente dilettantesca, per non dire pazza, della crisi greca: Atene poteva salvarsi da tempo, a patto di avere il necessario buonsenso che invece è mancato. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: in questi giorni la Grecia si avvia a forzare le trattative (e quindi va verso il default), mentre l’Europa, prima di salvare Atene, dovrà salvare il fondo europeo salva-Stati che doveva salvare la Grecia. Colpa delle agenzie di rating anche questo? Non si direbbe.

Vediamo la questione dal punto di vista degli Stati: molti Paesi europei hanno sempre più evidenti squilibri di finanza pubblica. Il debito pubblico cresce più velocemente del PIL (ammesso che quest’ultimo cresca), e la risposta che è stata data è l’imposizione di manovre incredibilmente procicliche, che favoriscono l’approfondirsi della recessione ormai in atto. Si prenda il caso dell’Italia: le tasse sono state aumentate più volte negli ultimi mesi pur di tenere in equilibrio le finanze, ma di misure per la crescita si comincerà a parlare solo fra qualche giorno. S&P’s avrebbe dovuto tenerne conto? Sì, e lo ha fatto. Ha evidenziato i dubbi circa l’efficacia dell’attuazione della cosiddetta “fase 2” che riguarderebbe la dissoluzione dei privilegi della casta politica e non solo, ma S&P sa benissimo che nel momento in cui si comincia a parlare di distruggere tutti questi tumori, subito emergono le metastasi, e fioccano le risposte più diverse. La linea comune è: prima bisogna toccare i privilegi di qualche altra casta, poi forse si potrà avere udienza. Con la politica che appoggia ora questa ora quella categoria. In una situazione in cui il Paese non riesce a rendersi conto della fatalità della crisi in atto e continua a ciarlare e a difendere i parassiti (evasori montanari compresi), come potrebbe S&P’s consigliare ai propri clienti di essere ottimisti sull’Italia?

Veniamo infine al punto di vista europeo. C’è un’anomalia evidente: perché l’Inghilterra, che sta in condizioni peggiori rispetto alla Francia, mantiene la tripla A? La risposta è ovvia: a differenza di Parigi, l’Inghilterra ha una banca centrale con pieni poteri. Altrettanto ovvia la conseguenza: l’Inghilterra può attuare una politica fiscale restrittiva (prociclica), poiché la sua banca centrale potrà stampare moneta e quindi seguire una linea espansiva (anticiclica) che può contrastare gli effetti depressivi della manovra fiscale. Ma c’è un Paese che fa il primo della classe e rifiuta una BCE con pieni poteri: la Germania, il Paese che ha cannibalizzato l’Europa. Quasi tutti gli Stati europei sono in deficit sulla bilancia commerciale, mentre Berlino ha un surplus quasi speculare. In altre parole, la Germania si arricchisce, gli altri Paesi si impoveriscono. In un’unione vera (come gli Stati Uniti), oltre a una banca centrale vera, ci sarebbero anche meccanismi volti a perequare queste differenze e molte altre.

Occorre dunque un’Unione Europea più forte – che tenga conto non solo dei problemi di bilancio – che non chieda ai Paesi di alzare le tasse (scorciatoia verso la morte), ma che si faccia garante del riequilibrio di tutti gli squilibri dell’Eurozona, senza permettere a un Paese di cannibalizzare gli altri.

I Paesi europei hanno capito tutto questo? La risposta è no. E c’è il pericolo che non lo comprenderanno finché non si sarà giunti a un passo dall’apocalisse, ovvero troppo tardi. Di fronte a questa incapacità di capire il problema, non si può che essere pessimisti sulla possibile soluzione.

Le agenzie di rating indicano la luna, sarebbe ora di cominciare a smettere di guardare il dito.