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Diritto di critica | August 12, 2020

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Il pugilato celebra la Leggenda, Alì compie 70 anni - Diritto di critica

Il pugilato celebra la Leggenda, Alì compie 70 anni

Le prime parole pronunciate da Cassius Clay, antesignano di Muhammad Alì, furono ‘Gee-Gee, Gee-Gee’ e la mamma Odessa Clay chiamò il proprio figlio adorato ‘G-G’ per il resto della vita. Il significato di questo nomignolo fu spiegato dallo stesso campione: “Dopo aver vinto i ‘Golden Gloves’ (guantoni d’oro) mi fu chiaro che le sillabe sussurrate in tenera età avevano uno specifico riferimento”. Un segno del destino e il pugilato nel sangue.
Molti non sanno, però, che la carriera di Alì ebbe inizio da una circostanza ben precisa: il furto della sua bicicletta. A 12 anni si recò alla stazione di polizia minacciando di “distruggere chiunque si fosse reso colpevole del furto”. Joe Martin, un poliziotto di Louisville, gli rispose che sarebbe stato meglio imparare a combattere e nel tempo libero, cominciò a fornire ad Alì i primi rudimenti della boxe. Sei settimane più tardi, la prima vittoria con la frase profetica: “Io sarò il più grande di tutti i tempi”.

La carriera di Muhammad Alì è stata un crescendo di successi e consensi, a partire dall’oro Olimpico (come Dilettante) conquistato ai Giochi di Roma nel 1960, dai titoli mondiali dei pesi massimi detenuti e difesi dal 1964 al 1967, dal 1974 al 1978. Fu eletto ‘Pugile dell’Anno’ dalla rivista americana ‘Ring Magazine’ nel 1963, dal 1972 al 1975 e nel 1978.
Dopo l’incontro con Sonny Liston, che lo consacrò per la prima volta campione del mondo dei pesi massimi nel 1964, Cassius Clay si convertì alla religione musulmana cambiando il suo nome in Muhammad Alì e aderì alla ‘Nation of Islam’. Difese per otto volte il titolo mondiale prima del ritiro della licenza da parte delle commissioni pugilistiche statunitensi per essersi rifiutato di andare a combattere in Vietnam. Celebre la sua battuta, “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”. Alì fu, infatti, in prima linea nella lotta per i diritti civili degli afro-americani. Dopo essersi ritirato nel 1981, dopo una carriera scintillante, gli fu diagnosticato il morbo di Parkinson nel 1984. La malattia non gli ha impedito di presenziare come tedoforo alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. In quell’occasione gli fu riconsegnata la medaglia d’oro conquistata a Roma nel 1960 perché l’originale fu gettata dallo stesso Alì in un fiume in segno di protesta dopo i ripetuti gesti di discriminazione razziale negli Stati Uniti.

Incontri divenuti leggenda, contro avversari durissimi del calibro di Joe Frazier e George Foreman. In quello passato alla storia come il ‘Match del Secolo’ nel 1971, Alì perse ai punti contro Joe Frazier, ma riuscì a prendersi la rivincita nei successivi incontri nel 1974 e 1975. Anche nelle sfide all’ultimo sangue con George Foreman, ad avere la meglio fu il campione di Louisville.
Scelto dal magazine statunitense Time, come una delle 100 personalità più influenti del ‘900, Alì ispirò personaggi del cinema (‘Apollo Creed’ nel film ‘Rocky’), fumetti (celebre il suo incontro con ‘Superman’ sulla ‘Dc Comics’) e fu un perfetto ambasciatore di coraggio in tutto il mondo (ricevette nel 2005 la ‘Medaglia della Pace Otto Hahn’ e la ‘Medaglia presidenziale della Libertà’). Un uomo di grande spiritualità, soprattutto dopo la conversione alla religione musulmana. La sua boxe, basata sul movimento di gambe e sull’agilità resta inimitabile per qualsiasi pugile di categoria ‘pesante’. Di lui si disse: “Vola come una farfalla e punge come un’ape”, per sottolineare la leggiadria dei suoi movimenti, coadiuvata da una tecnica sopraffina.