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Diritto di critica | August 9, 2020

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La "consuetudine" del "saluto" al Giglio, Capitaneria e Guardia Costiera dov'erano? - Diritto di critica

La “consuetudine” del “saluto” al Giglio, Capitaneria e Guardia Costiera dov’erano?

“It is time to buzz the tower”, diceva un giovanissimo Tom Cruise in Top Gun pochi istanti prima di fare “la barba alla Torre di Controllo” con il suo F-14 Tomcat. Una prassi molto simile a quella che da tempo si ripeteva al Giglio, con alcune navi da crociera – ultima la Costa Concordia – abituate a passare a poche centinaia di metri dall’isola per “salutare” gli isolani. Fino all’incidente. Così mentre lo sdegno collettivo davanti al comportamento ancora incomprensibile del Comandante Schettino ha fatto emergere un nuovo “eroe” nazionale, De Falco, ci si chiede dove siano state – in tutti questi anni – la compagnia Costa e le istituzioni chiamate a vigilare sulla sicurezza dei mari e quali provvedimenti abbiano preso per stroncare “inchini” così pericolosi.

Il Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, nei giorni scorsi ha in parte risposto a questa obiezione: «Siamo di fronte a una situazione molto particolare, perché le norme per evitare consuetudini così pericolose ci sono. Il problema è che siccome non era mai successo nulla, si è tenuta in piedi una consuetudine che le norme non consentirebbero». Mentre i Verdi della Campania hanno fatto sapere che «sono tanti i comandanti di navi da crociera che passano a pochi metri dalle coste italiane. Abbiamo ricevuto una ‘foto-denuncia’ che riguarda un clamoroso caso analogo avvenuto a Capri quest’estate». E la Concordia, secondo quanto risulta da diverse fonti giornalistiche, in un anno di inchini ne ha fatti ben cinquantadue.

Se da un lato dunque è ammirevole la fermezza del Comandante De Falco nel gestire i soccorsi, dall’altro le parole del sindaco del Giglio, (in un’intervista a Rainews24 ha dichiarato che il saluto da parte della Concordia “era previsto”) e il video di Rainwes24 che documenta un altro “inchino” effettuato dalla Costa Concordia sempre al Giglio l’estate scorsa, fanno sorgere l’interrogativo su una prassi al di fuori di ogni regola che si ripeteva da diverso tempo. Ed è inconcepibile pensare che il comandante di una nave con quattromila persone a bordo possa tentare manovre avventate senza che qualcuno – da terra – intervenga a fermarlo.

Twitter@emilioftorsello

 

Comments

  1. Belinda

    lo sto dicendo da giorni :(

  2. Virginiainvernizzi

    non è mai colpa di uno solo, quando si crea questa convinzione è solo la reazione di tutti gli altri, magari non colpevoli allo stesso livello, ma che cmq hanno tollerato la pratica scorretta per tirarsi fuori,
    Finchè la va la va, quando non la va più non è colpa della prassi scorretta, ma accettata, ma del singolo…

  3. Rezan

    la fermezza del comandante della capitaneria di porto e la sua “programmata” divulgazione, serviva solo per pararsi il didietro come si suol dire. Verissimo che il comandante è l’unico responsabile della sua nave. Però, per ogni evenienza è meglio pubblicamente scaricare tutte le responsabilità sul comandante. Mi raccomando, che a nessuno venga in mente che questa prassi rischiosa, era ben accetta da tutti con un tacito consenso.