A Cuba si muore per i diritti umani, ancora una vittima dello sciopero della fame
Il dissidente Wilman Villar è morto dopo 50 giorni di digiuno. Era stato condannato a quattro anni per attentato alle autorità cubane. In rivolta i movimenti antigovernativi
Scritto da Arianna Pescini il 23 gennaio 2012 in Mondo
La Cuba dai mille volti restituisce un’altra pagina di dolore a due mesi dalla visita del Papa sull’isola. La Cuba del cambiamento, delle liberalizzazioni e dell’apertura verso l’esterno si scontra con la Cuba delle prigioni, del silenzio mediatico filo-governativo e delle rivolte pacifiche soffocate.
L’ultimo a cadere Wilman Villar, il dissidente 31enne consumato da oltre 50 giorni di sciopero della fame per protesta contro la sua condanna, lo scorso novembre, a quattro anni di carcere. Un «prigioniero politico» secondo la Commissione cubana dei diritti umani (CCDHRN), un «delinquente comune» secondo le fonti governative, che negano addirittura che Villar fosse in sciopero della fame.
Resta il dato nudo e crudo della sua morte, avvenuta in un ospedale di Santiago di Cuba (nel sud-est dell’isola) dopo settimane di digiuno e sofferenza nel penitenziario di Aguadores. A celebrarlo ora le Damas de Blanco, le associazioni di esiliati a Miami, i movimenti che ripudiano il potere dei Castro e migliaia di bloggers che ricordano il caso di Orlando Zapata, condannato come oppositore a 36 anni di prigione e deceduto nel febbraio 2010 dopo uno sciopero di 86 giorni.
«Wilman Villar è morto per essere nato in un Paese dove non ci sono corsie legali, civiche, elettorali, per il dissenso», ha scritto la blogger Yoani Sanchez su Twitter. Yoandry, un giovane seguace del governo, le ha risposto in rete definendola «figlia dell’aquila calva» (gli Stati Uniti).
Elizardo Sanchez, capo del CCDHRN, ha dichiarato che l’esecutivo cubano «è responsabile moralmente, politicamente e giuridicamente della morte di Villar, che si trovava sotto la custodia dello Stato».
Sanchez spiega inoltre che il ragazzo (padre di due figli) apparteneva dal settembre 2011 ad un gruppo clandestino chiamato “Unione patriottica di Cuba”: durante una protesta del movimento sarebbe scattato l’arresto, con la conseguente condanna dopo «giudizio sommario» per attentato all’autorità. «Il reato per il quale è stato imprigionato Wilman era solo una scusa per toglierlo di mezzo – accusa Berta Soler, una delle leader delle Dame Bianche, l’associazione che riunisce mogli e familiari dei prigionieri politici – quel giorno di novembre lui stava manifestando pacificamente in difesa dei diritti umani, e lo hanno fermato rifacendosi ad un problema passato che aveva avuto con la polizia politica».
La morte di Villar ha suscitato indignazione in Europa (la Spagna ha chiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici, ancora più di cento in tutta Cuba) e negli Stati Uniti: un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha definito la vicenda del dissidente «una tragedia, che accade troppo spesso sull’isola. Wilman era un giovane e valoroso difensore dei diritti umani che protestava pacificamente».
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