L’Iran spaventato mostra i muscoli
L'atteggiamento bellicoso di Teheran nasconde il timore del regime di crollare sotto i colpi della crisi economica e dell'isolamento internazionale
Scritto da Emanuela De Marchi il 23 gennaio 2012 in Mondo
L’Iran torna a far paura. La tensione tra Teheran e Washington cresce e lo scenario di una guerra possibile diventa sempre più realistico e pericoloso. La prudenza degli stati occidentali di fronte ad un Iran minaccioso e allo stesso tempo spaventato, è massima.
Lo Stretto di Hormuz. L’ultima minaccia iraniana è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno stretto internazionale, via di passaggio di un terzo del flusso petrolifero mondiale. Una potente arma di ricatto per Teheran per creare situazioni di crisi. Ma azioni unilaterali di questo tipo non sono ammissibili dal diritto internazionale del mare e soprattutto vanno contro gli stessi interessi economici iraniani. La chiusura dello Stretto comporterebbe comunque l’intervento delle Nazioni Unite che agirebbero sulla base del principio della fondamentale della pace e della sicurezza internazionale, che in una situazione simile potrebbero essere compromesse, irrogando ulteriori sanzioni e concedendo l’autorizzazione agli Stati di ricorrere ad ogni mezzo per riaffermare la libertà di navigazione nello Stretto.
Iran contro Usa. L’atteggiamento iraniano di ostilità contro gli Stati Uniti ed i suoi alleati può essere spiegato come parte di una politica del governo per rafforzare l’unità nazionale di fronte ad un malcontento generale dovuto alla cattiva gestione economica del paese, aggravata dalle sanzioni, che hanno peggiorato le condizioni di vita. Inoltre, l’aggressività iraniana rappresenta una soluzione per rompere l’isolamento diplomatico regionale causato dai timori per il programma nucleare e dal rafforzamento del sunnismo favorito dai cambiamenti politici prodotti dalla Primavera araba. Presentarsi come l’unico stato che osa sfidare la supremazia americana potrebbe rivelarsi una strategia fruttuosa.
Le paure dell’Iran. L’Iran appare come incapace di gestire ciò che gli sta accadendo intorno. Non ha ottenuto i risultati sperati dalla Primavera araba che non ha prodotto, per ora, formazioni politiche di ispirazione islamica ma solo movimenti laici. Allo stesso tempo, la crisi siriana che ha visto Teheran diplomaticamente molto attiva non è giunta ad alcuna svolta vantaggiosa per il governo iraniano, il quale continua la sua ambigua politica di condanna e sostegno del regime di Bashar al-Assad. Al contrario, la Turchia è riuscita a sfruttare nel migliore dei modi le occasioni offerte dalle trasformazioni politiche del Nord Africa ponendosi come una potenza i cui interessi potrebbero essere comuni e configgenti con quelli dell’Iran. Intanto Teheran deve fare i conti anche con l’inasprimento dei rapporti con l’Arabia Saudita ed Israele, sostenuti dalle impulsive Gran Bretagna e Francia la cui presenza nella regione ha visto un significativo rafforzamento in conseguenza del disimpegno statunitense.
Il governo iraniano apparentemente così sicuro in realtà cela dietro alla sua politica estera la paura per l’imprevedibile evoluzione degli eventi della regione ed il timore di un attacco contro il paese dovuto al suo programma nucleare. L’Iran che fa paura in realtà ha paura e per questo la prudenza necessaria è massima.
-
Ricardo Reyes
-
Vedran Honda
-
Beverast
-
Covolo

