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Diritto di critica | October 22, 2014

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Il 110 e lode non conta più. È l’università a fare la differenza

Il 110 e lode non conta più. È l’università a fare la differenza

laurea pensieri e1327353748448 Il 110 e lode non conta più. È l’università a fare la differenzaIl 110 e lode? Presto potrebbe non contare più. Nel Curriculum interesserà invece il prestigio dell’università di provenienza. Queste alcune delle novità del piano di studi che sarà discusso venerdì prossimo in Consiglio dei Ministri relativamente al valore legale della laurea e del suo valore nei concorsi pubblici. Nuove regole per valutare il merito. Valutare la persona in base alle sue singole competenze e non al famoso “pezzo di carta”.

Università a confronto. Il Governo è pronto a presentare un provvedimento che farà molto discutere. È prevista infatti la creazione di un nuovo sistema di valutazione del valore specifico dei diplomi di laurea ossia la qualità, la serietà, il prestigio accademico dell’università che lo ha rilasciato. Le università non saranno più considerate tutte uguali e quindi anche i loro laureati saranno valutati in modo diverso. Un laureato dell’università  “La Sapienza” potrebbe essere valutato diversamente da uno dell’Università degli Studi di Bari. Un 110 preso alla “Bocconi” non considerato alla pari di quello ottenuto presso “Roma Tre”. Ciò che di fatto avviene già per la selezioni di candidati da parte di aziende del settore privato verrebbe così trasferito anche al settore pubblico. Un provvedimento che non convince anche solo dalle premesse. E immancabile, su Facebook, è spuntata la pagina “Per un’università meritocratica“.

Voto e corso di laurea non contano più. Le novità del provvedimento non finirebbero qui. Se da un lato le università di provenienza potrebbero costituire un criterio discriminante o di vantaggio nella ricerca di un’occupazione, al contrario non lo sarebbero più i voti di laurea e il corso di laurea scelto. Tradotto, questo significherebbe che ai concorsi pubblici tutti potrebbero presentare domanda di partecipazione. Basta avere il titolo. Si fa riferimento soprattutto ai concorsi per i quadri dirigenziali mentre si escludono quelli che prevedono competenze specifiche come le materie ingegneristiche. Anche per quanto concerne la votazione finale della laurea, i candidati sono su un livello di parità. Che sia un 110 e lode o un 98 non importa. Secondo il piano, il voto non costituirebbe più un elemento di punteggio. L’intento del provvedimento sarebbe infatti quello di valutare le reali capacità che il candidato è in grado di dimostrate durante il concorso a prescindere dal suo curriculum.

Regole nuove che nel settore privato sono di fatto già attuate ma che per la pubblica amministrazione costituirebbero una vera e propria rivoluzione. Confindustria è decisamente favorevole nei confronti di questa svolta che considera in linea con la politica della liberalizzazione e più giusta nei confronti delle università meritevoli. Tuttavia ritiene che si dovrebbe parallelamente intervenire per aiutare gli studenti e le loro famiglie nella scelta dell’università e della facoltà, scelta che si rivelerà determinante per il loro futuro.

Comments

  1. Diego Masia

    Perfettamente d’accordo con Desirèe Fragnelli…sapeste quante capre ho visto andare via dalla facoltà di giurisprudenza di Catania dove non dico che prendevano i 23, ma neanche lo passavano l’esame…partiti per università del Nord (Siena, Trieste, Parma Bologna, Firenze, Milano e chi più ne ha più ne metta) magicamente sono diventati degli studenti eccezionali…La verità è che chi sopravvive ai disservizi indicibili delle università del Sud ha in mano una laurea che riporta un voto scritto col sangue…

  2. Anonimo

    Nessuno censura i commenti dei lettori, soprattutto su un giornale che si chiama “Diritto di critica”.

    L’articolo è stato letto da circa 150.000 persone e ha ricevuto centinaia di commenti che la Redazione ha provveduto a verificare e approvare come da regolamento. Solo i commenti riportanti insulti sono stati eliminati. Buona giornata

  3. JFK

    Se ti piace assumere il ruolo di “bastian contrario” hai tutto il diritto di farlo, come gli altri hanno il diritto di credere in quello che caspita vogliono. Ho studiato in Cattolica, sono credente ma non per questo ho dei preconcetti di ordine morale e religioso come dici tu, anzi! Io apprezzo le persone in quanto tali e non le incasello in un gruppo (uomo/donna, ateo/religioso, bianco/nero/giallo, etero/gay, laureato/non laureato, etc.) facendo di tutta l’erba un fascio. Ho amici appartenenti a tutti i tipi sopra descritti e li apprezzo per quello che sono e soprattutto per la loro originalità (non uso il termine “diversità” che ha sempre più un valore denigratorio).
    Chiamami “buonista” e forse lo sono, ma sono contento e affronto la vita con la massima apertura mentale e non con il dente avvelenato per dei presunti torti subiti.Non mi sento abbindolato, ho sempre pensato con la mia testa e continuerò a farlo, anche criticando alcuni atteggiamenti della chiesa (se vuoi), ma ricordando che è una realtà fatta di persone differenti, buone o meno buone, che operano in fede o in malafede… così è il mondo. Buona giornata!

  4. Michele Perin

    A Trento, come è noto, hanno disponibilità monetaria molto ampia (essendo Regione molto ricca), ma quest’anno hanno ridotto le BOrse di Studio, da 5000€ a 2500€ (la metà).
    Concordo con tutto quello che dici, anzi, ti dirò di più. Purtroppo l’organizzazione Economica della Regione incide moltissimo sulle Università e a risentirne sono sempre gli Studenti.
    Ho preso per 5 anni la borsa di studio (Fascia 1) e quando ci davano 5000€ riuscivo a coprire le spese. Quest’anno sono scese a 2500€ (e non essendo più allo studentato perché ho fatto un Erasmus di 6 mesi e stupidamente non ho fatto richiesta per mantenere l’alloggio) adesso vanno tutti in affitto, visto che a Trento sono belli alti (peggio di Firenze!).
    Io per fortuna ho finito, ma pensa a quante persone si trovanoa  dover fare un lavoro e allo stesso tempo studiare. Non è facile per niente. Ma questo è un altro discorso…

  5. Rossyscapi

    scusa ma ti sembra giusta che noi dobbiamo venire su a portarvi tanti bei soldini quando abbiamo le università qui,ma non vanno bene xkè non sono abbastanza prestigiose….poi non ho caoito xkè dobbiamo essere sempre noi studenti a rimetterci quando ci sono tanti professori ignoranti ke stanno rovinando le nostre  università….iniziassero a fare la selezione a loro e nn a noi….

  6. Michele Perin

    Scusami ma non sono d’accordo. A mio avviso generalizzi troppo.
    è chiaro che non hai mai conosciuto qualcuno del Sud che ti abbia informato per bene: sono andato con i miei amici di Facoltà in Campania o in Puglia (alcuni di loro erano di queste due regioni e ci hanno ospitato) e il problema reale è che mancano i soldi. Il motivo non lo so, io credo sia un problema di Gestione Regionale, ma torniamo sempre lì… pensa che al mare (ad Agosto in puglia) abbiamo conosciuto dei ricercatori che lavoravano ad un progetto sui casi di Coma in Ospedale che hanno fatto una cosa molto interessante: studiato le reazioni… o quello che diavolo è, non sono un Medico… in base a determinati stimoli Musicali. Sembra una grande scemenza, eppure su 10 persone, 2 si sono svegliati. Non sono risultati da poter confermare una teoria, ma comunque qualche dato c’è. Vuoi sapere com’è finita? Stanno ancora aspettando di essere PAGATI (2011).
    La motivazione per la quale si viene qui al Nord, a mio avviso, è da ricercare nella moneta sonante: a Nord si è più ricchi e meglio amministrati (a volte, perché l’Università di Verona ha una gestione oscena) e offrono maggiori opportunità di Lavoro che, successivamente, verrà pagato. Inoltre devi aggiungere la purtroppo irretratezza Industriale del Meridione: molti usciti dalle Università dove vanno a lavorare? All’estero oppure qui da noi.Concludo dicendoti solo una cosa: un mio carissimo amico è andato a studiare alla Louiss, vincendo anche Borsa di studio e Alloggio (ha una gran testa, è giusto che sia così). Studia Economia. Da quanto mi racconta, si lamenta che chi ha tanti soldi e sta lì non si sa come, va avanti spedito, ma facendo un raffronto (a detta sua), con altri meno “svegli”, questi ultimi risultano vincenti!
    Non è vero che chi va alla Bocconi o alla Louiss si impegna di più: come al solito, ci sono i maledetti raccomandati (persino a Giurisprudenza da noi ci sono…), quelli che si impegnano e quelli a cui non frega un tubo. è sempre stato così e sempre lo sarà, a meno che non si cambi radicalmente sistema.Io sono per ridurre il numero di Università, mantenerle Pubbliche e con un sostentamento come si deve (questi invece tolgono fondi su fondi), per permettere a tutti di poter studiare. Inoltre bisognerebbe abolire il Libretto Universitario a favore di uno on-Line e segreto, così da evitare eventuali “influenze” che inevitabilmente ci sono.

  7. Rossyscapi

    sn d’accordo cn te…ma a quanto pare la selezione viene fatta in base all’università,non in base alla persona ke vale o non vale….e continuo a dire poveri ragazzi del sud!!!!!!!!!!!

  8. Rossyscapi

    sn d’accordo cn te…ma a quanto pare la selezione viene fatta in base all’università,non in base alla persona ke vale o non vale….e continuo a dire poveri ragazzi del sud!!!!!!!!!!!

  9. El_Ba

    scusate, ma dov’è la “classifica” delle università, e soprattutto da chi è stata stilata e con quali criteri di valutazione? 

  10. Giovanni

    luca non sprecherò intellettualismi con uno come te e da bravo studente del sud lavoratore e laureato cn 110e lode OIETTITI DA TIMPA CA FAI CHIU CUMPASSA!

  11. Dai commenti che leggo capisco che il governo fa bene a fare quello che fa. Invece di respingere un attacco al diritto di istruzione (le università migliori avranno costi più alti) e rivendicare il diritto ad avere università pubbliche a basso prezzo e di qualità c’è gente che non fa altro che accapigliarsi sul fatto che l’università che sta frequentando sia meglio di tutte le altre dove i “test sono a crocette”, “un mio amico ha copiato”, “il prof. non spiega bene”, “in quell’esame ho studiato un libro in più”, tutte menate che non riescono a vedere la sostanza del problema: un nuova nuova scuola classista.

  12. StudSud!

    Ho letto un po’ le diverse opinioni sull’argomento e mi trovo d’accordo con alcune cose mentre con altre per niente. Partiamo dal fatto che credo che per entrare nel mondo del lavoro sia poco importante il 98 piuttosto che il 110 e lode,  perché il problema principale delle università italiane (quasi tutte) è che ti lasciano un bagaglio teorico immenso (se tu hai deciso di apprenderlo a prescindere dal voto di laurea, perché lo sappiamo tutti basta qualche esame andato non molto bene, ma sudato per abbassare la media) ma fondamentalmente nulla di pratico che poi ti verrà chiesto di utilizzare nel tuo lavoro. Avete mai fatto un concorso pubblico? Bene io so, con il solo diploma di maturità, ad una cat.C, dove per inciso potevano partecipare anche i laureati. Se studi qualche libro adatto a questi concorsi, di certo riesci a prendere un punteggio decente, magari non vinci il concorso perchè ti mancano delle nozioni o perchè i posti sono troppo pochi, ma qui la laurea, se non a darti qualche punto in più serve a poco. Poi per quanto riguarda le università prestigiose credo sia una grandissima cazzata, sia che si parli di nord che si parli di sud. Studiavo alla Sapienza, Facoltà di Economia, la prima università per numero di iscritti, professori prestigiosi… ma che me ne faccio se a lezione siamo in 350, e il prof. prestigioso viene una volta si e una no perchè impegnato e a farmi lezione è il povero assistente, che non è pagato per quell’impiego? Io sono scappata in un medio ateneo, Perugia, dove ci sono anche professori prestigiosi (magari in minor numero o un po’ meno importanti), ma che mi fanno lezione, sono a ricevimento sempre negli orari prestabiliti, che fanno il loro mestiere; ed inoltre nella prestigiosa Sapienza nel piano di studi non è previsto alcun tirocinio, qui a Perugia è addirittura obbligatorio, è solo così che lo studente può farsi un’idea di ciò che davvero pretende iò mondo del lavoro. Quindi io sono per la meritocrazia al di là del prestigio dell’università o del voto di laurea. Piuttosto cerchiamo di non creare discrepanza tra i vari atenei, non facciamo si che uno studente dell’unical faccia un esame a crocetta, mentre uno dell’università di firenze, della stessa facoltà si studi 3 libri e faccia scritto ed orale. Ed allora si che garantendo una formazione simile tutti saranno preparati più o meno allo stesso modo, poi chi vorrà andare nelle private che faccia pure, ma l’università pubblica riacquisterà il valore che gli spetta. 
    Ps: per inciso io sono una TERRONA D.O.C! Non facciamo di tutta l’erba un fascio cari miei..gli ignoranti esistono al sud come al nord (pensate al figlio di Bossi) 
    Ciao a tutti

    • Vincenzo

      Sono d’accordo con te………perchè fare distinzioni sul semplice nome? invece di fare distinzioni di tipo  meritocratico cioè ci sono decine e decine di laureati che sono più che meritevoli di un impiego non solo al Sud ma anche al Nord e vengono dati i posti ai soliti nomi famosi…….

    • Moran88

      D’accordo al 100%…io ho preferito studiare Lingue a Roma Tre dove a lezione siamo 50 persone, i professori ti seguono e sono disposti pure a farti delle spiegazioni durante l’orario di ricevimento, piuttosto che alla Sapienza. 
      Il prestigio dell’ università non può essere un criteri di selezione. Bisogna guardare le competenze del singolo candidato. Alla Bocconi&co. possono laurearsi anche degli emeriti ignoranti…

    • Moran88

      D’accordo al 100%…io ho preferito studiare Lingue a Roma Tre dove a lezione siamo 50 persone, i professori ti seguono e sono disposti pure a farti delle spiegazioni durante l’orario di ricevimento, piuttosto che alla Sapienza. 
      Il prestigio dell’ università non può essere un criteri di selezione. Bisogna guardare le competenze del singolo candidato. Alla Bocconi&co. possono laurearsi anche degli emeriti ignoranti…

  13. Anonimo

    A scanso di equivoci o lamentele si ricorda ai nostri lettori che commenti riportanti insulti saranno soggetti a moderazione.

    Buona continuazione sulle pagine del nostro giornale.

  14. Magele

    E secondo loro ora tutti dovrebbero iscriversi alla Bocconi? Ma che assurdità! Io non ho parole veramente

  15. Chicca

    In Bocconi siamo 80 per classe. Classi piccole, i prof ti riconoscono, molti sanno pure il tuo nome, vengono a lezione e sono molto disponibili. Ma questo cosa c’entra? Resta il fatto che dopo gli esami mi dimentico la maggior parte di ciò che avevo studiato… -.-

  16. Sheireen92tp

    L’Italia è uno schifo, non c’è altro da dire..

  17. luca

    dateci un occhio magari, sono le percentuali dei finanziamenti ricevuti in più o in meno, dati in base a dei criteri ben specifici, diciamo che premiano le università migliori, questa cosa è stata fatta dal ministero
    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/07/24/pop_universita.shtml 

  18. Paul

    ecco.. pensiamo a migliorare il sistema universitario, piuttosto che discriminare chi non ha la possibilità di studiare in un ateneo d’elite!

  19. Vale

    Io sono d’accordo di non limitare ad un voto la valutazione della persona, per vari motivi, partendo da chi studia e lavora, da chi ha più interessi, da chi magari ha avuto qualche problema nel percorso di studi. Sono convinta che uscire con 110 o uscire con per esempio 95 non significhi essere più o meno preparati. Conosco ragazzi davvero preparatissimi usciti con voti medi e delle vere capre uscite con 110 o 110 e lode. Però io non dico di non considerarlo proprio ma magari di limitarne il peso (permettendo magari anche a chi ha meno di 105 di partecipare ad un concorso pubblico in modo che il maggior peso lo abbiano le prove).
    La distinzione sulle università però è campata un pò in aria, come si fa a valutare in maniera precisa il peso da dare a una o all’altra università?
    Però una cosa voglio dirla, mi dispiace se qualcuno si offenderà, però dal punto di vista di materie come Economia o Giurisprudenza (perchè le mie conoscenze si limitano a questo tipo di facoltà), l’università privata serve solo a rendere le cose più semplici e a darti i contatti per il dopo laurea. Vogliamo distinguere l’università Bocconi da quella di Roma Tre? Beh allora secondo me bisogna riconoscere che chi si fa veramente il mazzo fra i due sono quelli della pubblica. E sottolineo che sono state diverse persone che frequentano Luiss o Bocconi che sono stati i primi a dire che in ogni caso “il 18 è assicurato”, sicuramente il 18, ma se quello è garantito arrivare al 30 per chi risulterà più facile?
    Vogliamo fare una statistica per vedere dove l’università è più facile o meno? Facciamo una bella media dei voti di laurea, esempio se all’università di Camerino si laureano tutti col 110 e se a quella di Chieti la media è di 98 per esempio vorrà dire qualcosa?

  20. angy

    Questa è una cosa indecente!!
    Ho studiato a Roma3 e alla specialistica eravamo in 15 in aula! Questo ci ha permesso di instaurare un bellissimo rapporto coi prof, che erano molto disponibili e che ci hanno aiutato moltissimo spiegando tutto ciò che non capivamo!
    Non sono preparati solo i neolaureati della Bocconi!!

  21. Paz_1212

    Siamo consapevoli di ciò che questi provvedimenti significherebbero, nel lungo termine? Percorsi di formazione indirizzati agli studenti delle superiori per incanalarli in certi atenei piuttosto che in altri. Benissimo. Ma 1. chi non potesse permettersi di frequentare quel certo ateneo sarebbe già fuori da questo mercato dell’istruzione. 2. chi, invece, ha già completato i propri studi e proprio ora si trova in quella situazione di “limbo” tra mondo universitario e mondo occupazionale, rimane doppiamente fregato.
    Senza contare che ciò che mi preoccupa sia anche un abbassamento della qualità della formazione dei futuri studenti universitari… Se a contare non sarà davvero più il voto di laurea, ma ”il prestigio dell’università” (che significa, poi? Siamo davvero convinti che un’università privata sia migliore di una pubblica e non, piuttosto, il contrario?), non si farà che incentivare il proliferare dei c.d. ”figli di papà”: smidollati, svogliati, scansafatiche, il cui unico merito è di potersi permettere l’accesso a un ateneo costoso.
    Bella roba.

  22. Paz_1212

    Siamo consapevoli di ciò che questi provvedimenti significherebbero, nel lungo termine? Percorsi di formazione indirizzati agli studenti delle superiori per incanalarli in certi atenei piuttosto che in altri. Benissimo. Ma 1. chi non potesse permettersi di frequentare quel certo ateneo sarebbe già fuori da questo mercato dell’istruzione. 2. chi, invece, ha già completato i propri studi e proprio ora si trova in quella situazione di “limbo” tra mondo universitario e mondo occupazionale, rimane doppiamente fregato.
    Senza contare che ciò che mi preoccupa sia anche un abbassamento della qualità della formazione dei futuri studenti universitari… Se a contare non sarà davvero più il voto di laurea, ma ”il prestigio dell’università” (che significa, poi? Siamo davvero convinti che un’università privata sia migliore di una pubblica e non, piuttosto, il contrario?), non si farà che incentivare il proliferare dei c.d. ”figli di papà”: smidollati, svogliati, scansafatiche, il cui unico merito è di potersi permettere l’accesso a un ateneo costoso.
    Bella roba.

  23. Paz_1212

    Siamo consapevoli di ciò che questi provvedimenti significherebbero, nel lungo termine? Percorsi di formazione indirizzati agli studenti delle superiori per incanalarli in certi atenei piuttosto che in altri. Benissimo. Ma 1. chi non potesse permettersi di frequentare quel certo ateneo sarebbe già fuori da questo mercato dell’istruzione. 2. chi, invece, ha già completato i propri studi e proprio ora si trova in quella situazione di “limbo” tra mondo universitario e mondo occupazionale, rimane doppiamente fregato.
    Senza contare che ciò che mi preoccupa sia anche un abbassamento della qualità della formazione dei futuri studenti universitari… Se a contare non sarà davvero più il voto di laurea, ma ”il prestigio dell’università” (che significa, poi? Siamo davvero convinti che un’università privata sia migliore di una pubblica e non, piuttosto, il contrario?), non si farà che incentivare il proliferare dei c.d. ”figli di papà”: smidollati, svogliati, scansafatiche, il cui unico merito è di potersi permettere l’accesso a un ateneo costoso.
    Bella roba.

  24. Letym

    Alla facoltà di giurisprudenza della Federico II di Napoli si sputa sangue per avere un 110. Da qui provengono tantissimi vincitori di concorsi importanti, magistratura in primis, ma se si guarda alle classifiche, la Federico sta messa poco bene…
    Bisognerebbe guardare ai risultati ottenuti dagli studenti oltre ai soliti parametri di valutazione. Per quanto mi risulta i laureati della federico vengono subito assunti negli studi legali del nord, anche con voti bassini. Qualcosa vorrà pur dire….

  25. dimitri

    Cioè prima di dire cavolate, meritocrazia etc… valutate attentamente.
    Studieremo per noi o per alzare il Nome dell’università? Per l’università SI
    Chi si è fatto il mazzo per prendere 110 e lode non vale più? SI il 110 e lode non vale più.
    Cioè se mai qualcuno non avesse la possibilità di spostarsi più di tanto, non potrebbe andare in queste UNIVERSITA’ DI PRESTIGIO che succede? non viene preso in considerazione? Perfetto
    Purtroppo in questo paese l’ignoranza regna sovrana e tutti siamo convinti che migliorerà le cose… ma in queste cose ci vuole METODO cosa che in italia non esiste

  26. Morality to Rome

    Ma dove caXXo va RomaTre che con lo scopo di ottenere fondi si è accaparrata le iscrizioni dei romani e fuori sede (quasi) REGALANDO LAUREE a destra e manca? Per ben 10 anni è stata il ricettacolo degli SCARTI della Sapienza e di Tor Vergata, università certamente più serie di lei oltre che prestigiose, il porto franco dove ci si son laureati il fior fior degli incapaci che non ce la facevano a superare gli esami nelle altre 2. Ora sarebbe prestigiosa? Hahahahahahaha! Togli il nuovo degli edifici e non resta niente!
    C’era la trafila per accaparrarsi il pezzo di carta in quell’ateneo tant’è che quando nel ’94 vedevi qualcuno sparire dal circolo dopo anni di bocciature – zac- lo beccavi poco dopo che era passato a RomaTre e, sorpresa sorpresa, in seguito si laureava persino prima di noi!
    Per 10 anni è straripata eccellendo persino nell’arte di imbucare figliocci al professorato come manco la genitrice Sapienza sapeva fare, non ha MAI aumentato l’offerta formativa efficacemente, è SEMPRE stata ‘risicata’ coi programmi in TUTTE le facoltà, ha SEMPRE accorpato indirizzi senza seguire un filo logico, e per me resterà sempre la stessa:
    ROMA 3 = ROMA TRENTA

  27. Morality

    Deduco che tutti questi battibecchi e discussioni, siano esse aspre e serie o vagamente provocatorie, sono dovute alla stessa unica motivazione: la mancanza di un cursus studiorum UNICO che ogni ateneo deve rispettare. E questa mancanza di uniformità, a chi più e chi meno, è convenuta a molti.
    Però certo a leggere che Roma 3 sia considerata buona, migliore di questo, di quello… dai, per cortesia, è stata per anni il ricettacolo degli scarti di Tor Vergata e della Sapienza; non ce la facevi a laurearti, venivi bocciato spesso e non riuscivi nemmeno a completare il programma di corso? Tempo 1 anno, il passaggio e recuperavi tutto (anzi, ti alureavi pure prima); concordo con chi dice che è più facile, Dio mio, hanno regalato più lauree in quell’ateneo che ostie a San Pietro! Ma dai, l’unica cosa che hanno di bello (e manco tutte) sono delle sedi nuove (con delle ubicazioni orrende), mentre alla Sapienza sono vetuste (non tutte ma quasi) e quelle di tor Vergata irraggiungibili, ma per il resto come in tutta Roma nepotismi, carriere facili, bustarelle, e per la didattica programmi striminziti, 2 indirizzi per laurea o giù di lì, TEST A CROCETTE, esami sballati, materie nominate ale, è …è un macello!