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Diritto di critica | July 5, 2020

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Pisapia e l'Area C, dopo la festa arancione il primo insuccesso - Diritto di critica

Pisapia e l’Area C, dopo la festa arancione il primo insuccesso

Scritto per noi da Federico Quarato

L’Area C è la partita che Giuliano Pisapia ha deciso di giocare per conquistarsi Milano. L’entusiasmo della campagna elettorale è lontano, l’arancione dei palloncini ormai sbiadito. La vittoria alle urne dell’avvocato di SEL in una città storicamente liberale come il capoluogo lombardo è un’occasione, figlia del fallimento del governo Berlusconi e dell’amministrazione Moratti, che difficilmente ricapiterà nelle mani del centrosinistra. Pisapia lo sa, per essere rieletti bisogna conquistare i milanesi, realizzando alcune delle promesse sbandierate in campagna elettorale, in un quinquennio, quello dell’Expo, dove Milano può finalmente diventare una moderna città europea.

Un insuccesso, per ora. L’Area C è un provvedimento impopolare che ad oggi sembra scontentare tutti ma in fondo è con svolte radicali che si può cambiare il destino di una grande città e Pisapia sembra averlo capito. Proprio alle grandi città europee è ispirato il primo grande provvedimento della giunta. A Londra l’area Ztl è una realtà già nove anni, si estende per 20 chilometri quadrati (oltre il doppio di quella milanese), arriva a costare fino a 13 euro (quasi il triplo) ma la tariffa è basata sul grado di inquinamento del veicolo e i residenti hanno uno sconto del 90% sulle tariffe. Da Palazzo Marino però, fanno sapere che si tratta di un periodo sperimentale, che sul tavolo della giunta sono in esame già alcune modifiche. E meno male, perché i primi giorni hanno dato risultati poco confortanti: l’Arpa (Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente) fa sapere che i livelli di inquinamento non sono diminuiti, il traffico, seppur calato nella cerchia dei bastioni (le prime stime fanno segnare una riduzione del 30%) è aumentato sulle circonvallazioni, intasando una rete stradale che già quotidianamente sembrava al limite della sua portata.

Non si rinuncia all’auto. I cittadini non hanno cambiato le loro abitudini in pochi giorni, le code fatte registrare lunedì per salire sui vagoni della metropolitana evidentemente hanno convinto molti a cercare alternative per non pagare il ticket: attraversare i 43 varchi che regolano l’accesso in centro prima delle 7.30 e dopo le 19.30, oppure modificare il loro percorso, guidando fuori dall’Area C e parcheggiando nelle aree immediatamente adiacenti ai varchi, zone in cui la polizia locale ha dato il via a una vera e propria guerra al parcheggio abusivo con migliaia di infrazioni quotidiane.

Rimpinguare le casse comunali. Tra multe e ticket, Pisapia sta vincendo la sua prima battaglia: dare fondo alle casse di Palazzo Marino. Una ricerca della Camera di Commercio di Monza e Brianza fa sapere che solo dalle imprese milanesi e dell’hinterland arriveranno al Comune quasi 700mila euro a settimana, una stima che dà l’idea della portata economica di un provvedimento come l’Area C. Soldi che a rigor di logica dovrebbero essere impiegati nell’alternative alla mobilità con il potenziamento dei mezzi pubblici e di servizi come quello del bike sharing che ha visto crescere i suoi abbonati in queste prime due settimane di Area C. Se il modello vuole essere quello delle grandi città è bene ricalcarlo anche in questo senso: Londra gode di dodici linee metropolitane estese su una rete sotterranea e superficiale lunga oltre 400 chilometri, cifre che ad oggi sono solo un miraggio per una Milano che inizia in questi mesi a vedere i primi cantieri delle nuove linee metro.

Giuliano Pisapia sa che con l’Area C ha di fronte a sé la sfida più importante. Resta una domanda, alla quale nessuno ha ancora risposto chiaramente: consiglieri comunali e assessori, in fondo dei dipendenti pubblici con l’ufficio all’interno della cerchia dei Bastioni, sono stati esentati dal ticket o pagano come tutti i cittadini? Forse qui, anche il popolo arancione avrebbe storto il naso.

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