Giornalisti precari, il sindacato dov’è?
Scritto da Redazione | Diritto di critica il 27 gennaio 2012 in Società
Scritto per noi da Chiara Baldi
Questa che volge al termine è stata una settimana significativa per i precari del giornalismo: mercoledì, alla sede della Fnsi,si è tenuto un dibattito sul futuro dei pubblicisti e sull’accesso alla professione, mentre ieri, davanti a Montecitorio, il comitato “giornalisti senza tutele: altro che casta” (freelance, autonomi e parasubordinati di Stampa Romana ed Errori di Stampa) ha organizzato il sit-in per sollevare il problema dei professionisti dell’informazione pagati 4 euro lordi al pezzo. Già perché nel Paese che si è classificato al 61esimo posto nella classifica mondiale sulla Libertà di Stampa, è necessario parlare anche di loro, dei precari delle redazioni: giovani e meno giovani che hanno votato la loro vita al giornalismo e che ora vivono, o sarebbe meglio dire “sopravvivono”, con 4 euro lordi al pezzo. Dove per “pezzo” non è importante specificare se si tratti di una notizia breve, di un articolo lungo, di un lancio d’agenzia, di un’inchiesta o di un reportage: 4 euro al pezzo sono comunque un’infamia, una miseria che non dovrebbe essere neanche contemplata quando si parla di informazione. E la libertà di stampa inizia da qui.
Di questa precarietà che sfocia in frustrazione, nei giornali non se ne parla. L’opinione pubblica ignora quale sia l’attuale, drammatica e surreale condizione dei giornalisti perché a scriverne dovrebbero gli stessi giornali che si avvalgono di “manodopera” a bassissimo costo: sono molti, moltissimi, coloro che pensano che un giornalista goda di un alto stipendio e di decine di benefici garantiti ad una qualsiasi “casta” che si rispetti. Ed il punto è proprio questo: i giornalisti sono o non sono una casta? Qualche settimana fa il Ministro Elsa Fornero ebbe ad apostrofarli così, «dei privilegiati» che affiancano il potere e quindi sono, per definizione, una vera e propria casta. Eppure, ad ascoltare le storie di Damiano Celestini, Giovanni Tizian, Valeria Calicchio e Luciana Cimino, solo per dirne alcuni, lo status di casta sembrerebbe davvero lontano anni luce. Racconta Celestini: «al Messaggero, sotto le 800 battute la retribuzione è di zero euro!». Che casta è, chiediamo al Ministro Fornero, quella che lavora gratis? Troppo spesso, infatti, la passione diventa lo strumento attraverso il quale molti vengono “ricattati” dagli editori che, pur di risparmiare qualche migliaia di euro alla fine dell’anno, li obbligano a contratti indegni e miserabili.
Davanti a Montecitorio, però, c’erano tanti rappresentanti delle istituzioni: a partire da Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enrico Paissan, vicepresidente dello stesso, Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, e anche Roberto Natale, presidente della Fnsi. La presenza di quest’ultimo ha causato qualche polemica con le organizzatrici dell’evento di Assostampa Romana ed Errori di stampa. Secondo Maria Giovanna Faiella, infatti, rappresentante della Commissione lavoro autonomo di Stampa Romana, la Fnsi non ha dato il proprio appoggio alla manifestazione di ieri, mentre Natale sostiene che l’appoggio è arrivato direttamente dalla Commissione Nazionale Lavoro Autonomo del sindacato. C’è però una precisazione da fare: quello che lamenta il Comitato promotore dell’iniziativa è che l’OdG ha aderito alla manifestazione, la Fnsi non ha ritenuto di fare altrettanto. Il nocciolo della questione, come spiega la Faiella, è proprio questo: «non basta che abbia aderito la Commissione lavoro della Fnsi. Per l’Ordine, infatti, non solo ha aderito il gruppo precari dell’Ordine, ma anche lo stesso Ordine nazionale dei giornalisti». Per Natale però conflitto non c’è e ribadisce che la sua presenza di ieri in piazza fosse segno evidente del sostegno del sindacato alla manifestazione.
Ma il ruolo del sindacato sembra, nell’intera vicenda dei precari del giornalismo, piuttosto marginale, per non dire svuotato di ogni forza sindacale. Già da molto tempo i giornalisti, soprattutto quelli non garantiti, si sentono ben poco rappresentati da un’istituzione che dovrebbe essere in prima linea nella difesa dei lavoratori e che invece, per stessa ammissione del Presidente Natale, ha preso coscienza troppo tardi di una piaga sociale, quella del precariato giornalistico, di così ampio respiro. Non è di certo un caso che negli ultimi due anni siano nati in tutta Italia i coordinamenti dei giornalisti precari che hanno come scopo quello di informare sulla questione del precariato giornalistico, cercando altrove i propri rappresentanti.
E proprio per mettere alle strette il sindacato sulle sue reali intenzioni, le organizzatrici di Assostampa Romana si sono sentite in dovere di fare a Natale una domanda secca: «Presidente, ti prendi un impegno, qui e ora, in difesa dei collaboratori affinché essi non siano più carne da macello? Di promesse ce ne sono state fin troppe negli ultimi anni e i precari del giornalismo hanno bisogno di fatti non domani né dopodomani, ma oggi».
È forse questo l’aspetto più inquietante per chi vive una vita piena di incertezze: la consapevolezza che persino chi dovrebbe stare dalla tua parte (il sindacato) fa ben poco, troppo preso forse a fare i conti con chi ha più potere, e cioè i contrattualizzati e gli editori. Nell’atavico conflitto tra “forti e deboli” l’unica certezza è che i deboli (precari), sebbene in maggioranza, non abbiano ancora imparato a contare nulla. Neanche per il sindacato.
Twitter@chiarabaldi86
-
Carlo Gubitosa
-
Massimo Marciano
-
Sandlaf

