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Diritto di critica | August 19, 2019

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Il Cav torna in campo, salvare il Pdl per proteggere Mediaset - Diritto di critica

Il Cav torna in campo, salvare il Pdl per proteggere Mediaset

In casa Pdl non tira una buona aria. Il Cavaliere deve barcamenarsi tra litigi interni e pressioni esterne. Con un unico vero obiettivo: tenere insieme il Pdl per salvare Mediaset. E mentre a destra c’è aria di tempesta, a sinistra la confusione regna sovrana, in attesa che il Pd si decida.

Tra i due litiganti nessuno gode. Che tra gli ex An e i forzisti non ci fosse buon sangue lo sapevamo da tempo. In fondo per i post-fascisti come Ignazio La Russa, questa strana alleanza con ex democristiani ed ex socialisti non è mai andata a genio. Così proprio con un ex socialista ha dovuto confrontarsi: “Perché ti sei lasciato sfuggire il condono per i manifesti abusivi? Tu non sei il capo del Pdl”, avrebbe detto l’ex ministro della Difesa. Tutto questo avveniva in Transatlantico davanti a decine di persone. Il rimprovero di La Russa va ben al di là di un problema strategico all’interno al Pdl. Si tratta di un vero e proprio scontro tra le varie anime interne. Una tensione esacerbata dall’appoggio dato al governo, voluto da Alfano, da Cicchitto, da Scajola e da Frattini, ma non dagli ex An. A dimostrazione di questo pesante malessere, l’assenza giovedì di 30 deputati del Pdl per il voto sul Milleproroghe. Alfano minimizza, ma la realtà è che c’è stata una vera e propria ribellione dell’area più oltranzista del partito.

Riforme? Ok, ma non si tocchi Mediaset. Eppure l’appoggio al governo Monti è l’unica strada per il Pdl e Berlusconi di prendere tempo. Insultato da Bossi (“Mezzacalzetta”), il Cavaliere è andato dritto per la sua strada. C’è il processo Mills e c’è il “beauty contest” delle frequenze tv. E se Berlusconi riesce a tenere la goden share della maggioranza, allora la sua azienda è salva. Per questo oggi il suo obiettivo è tenere insieme i pezzi del Pdl: se il partito dovesse esplodere, potrebbe formarsi in parlamento una maggioranza centrista (con il Pd) più ridotta dell’attuale, che continuerebbe a sostenere Monti anche contro gli interessi del vecchio leader. La Russa vorrebbe il voto subito. Ma anche una sconfitta praticamente sicura metterebbe nei guai il Cavaliere, non più in grado di ricattare il governo e tutto il paese e costretto a ritirarsi definitivamente. Oggi Berlusconi, anche se con un partito allo sfascio, ha ancora i numeri per costringere il ministro Passera a rinviare qualsiasi decisione sulla vendita delle frequenze tv. Ha anche i numeri per far pressione sulla magistratura affinché qualcuno o qualcosa rallenti il processo Mills, oramai giunto alla prescrizione.

E Di Pietro con chi va? Ma se a destra il caos regna sovrano, a sinistra si predispongono grandi manovre. Anche se, come sembra, questa legislatura arriverà alla scadenza naturale, non c’è molto tempo per la primavera 2013. Ci sono da costruire le alleanze. Per nulla scontato il solito confronto a due. Non è detto che la sfida sia tra Bersani e Alfano. Le alleanze dipenderanno da tanti, troppi fattori. In primo luogo il Pd si coalizzerà con Di Pietro e Vendola solo se i centristi apriranno al Pdl senza la Lega. E spiragli in questo senso si sono visti proprio negli ultimi giorni. Mentre la Lega sbraitava contro Berlusconi, Casini ha allungato la mano al sui ex alleati azzurri. “Alle elezioni locali potremmo essere disposti ad allearci con il Pdl”, avrebbe detto il leader dell’Udc. Una brusca frenata al processo di avvicinamento con il Pd che rimane a guardare. Bersani è incerto e Di Pietro più di lui. Prima parla di governo nato da un inciucio, poi, dopo il malore, ritratta. Una vera e propria banderuola che sta provocando non pochi mal di pancia nell’Idv. “Di Pietro manca di coerenza”, avrebbero sussurrato senza troppo clamore mediatico uomini vicini a De Magistris. I prossimi mesi potrebbero effettivamente riservare grandi cambiamenti, mentre Monti può dormire, sicuramente fino ad aprile, sogni più che tranquilli.

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