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Diritto di critica | July 4, 2020

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La poesia dal silenzio di Wislawa Szymborska - Diritto di critica

La poesia dal silenzio di Wislawa Szymborska

Di fronte alla morte di un poeta non si sa mai cosa scrivere. Il vuoto lasciato da una vita che si spegne, la vita stessa e la poesia non si lasciano spiegare, semmai sentire, ed è un’opportunità tutta da cogliere.

L’eredità culturale e spirituale di Wislawa Szymborska, morta il 1 febbraio ad 88 anni (l’annuncio è stato dato online dall’Istituto Polacco di Roma) forse è proprio questa: raccontare il paradosso che è in tutte le cose, nelle sfumature del quotidiano, nelle pieghe del vivere di ciascuno, attraverso i versi, la musicalità di una poesia semplice, lineare, che parte del quotidiano ma ha il sapore dell’eternità.

Ironica, curiosa, tagliente, crudele e tenera al contempo, la Szymborska è stata poetessa e filologa, prolifica traduttrice nata nella cultura del realismo socialista, una vita spesa per la letteratura.

“La poesia nasce dal silenzio”, è una frase che le attribuiscono in molti; e infatti fu proprio una certa riservatezza, un carattere schivo e timido, riluttante alle celebrazioni e agli incontri in pubblico, a caratterizzarla. Difficilmente rilasciava interviste, neanche dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la poesia nel 1996, o partecipava a reading delle sue composizioni: piuttosto preferiva girare per le scuole della sua Polonia, incontrare studenti e ragazzi, per parlare del valore della poesia, in questo tempo che pare averla dimenticata.

Io l’ho scoperta per caso, quasi incontrata, di quelle epifanie che nella vita significano sempre qualcosa di profondo: La Cipolla, sonetto dedicato al diamante bianco della cucina, a quel tubero luminose che unisce consistenza e piccantezza, materia e spezia, e che fonde un sapore forte e deciso da cruda, per poi fondersi in un cuore morbido e dolcissimo da cotta.

Wislawa Szymborska, come una miniaturista della parola, guarda il reale, osserva il quotidiano, ma non lo trasforma per sopportarne le fattezze; semmai alza quel velo apparente che ricopre tutte le cose, per ri-vederle con rinnovato ottimismo, messe a fuoco da una luce più vera e feconda.

Forse è questa la più grande capacità dei poeti. Sempre capaci di stupirsi, e Szymborska appare così anche per la critica che la ama e la incorona tra i più grandi del Novecento, già prima del Nobel: una moderna Alice di Lewis Carrol, che si meraviglia di fronte a tutto, a quanto esiste di più semplice e lo mette in poesia. E la poesia, davvero lei non sa spiegare. Il suo mistero, il suo fine ultimo; perchè è inafferrabile, come la vita. Ha scritto Borges: “Non possiamo definirla proprio come non possiamo definire il gusto del caffè, il colore rosso o l’amore per il nostro paese. Sono cose così profonde dentro di noi, che possono essere espresse solo da quei simboli comuni che tutti condividiamo”.

E’ lo spirituale che antepone davanti a tutto, la poetessa incantevole delle piccole cose: liriche brevi, talvolta brevissime e fulminee come aforismi, che parlano con empatia al cuore della gente, dei suoi lettori. Lettori che oggi la piangono commossi, a cui mancherà la sua ironia intelligente, quel distacco apparente usato per raccontare l’incanto di ogni vita umana.

Una poesia, uno stile che sembrava dire: “Apri gli occhi!”. L’unico, vero segreto, appare essere nel dualismo: tòcchi lievi e profondi, talvolta più scuri e duri come la realtà difficile da comprendere, poi più chiari e luminosi, intrisi di speranza.

E’ stato così, nella poesia di Wislawa Szymborska, fin dalle sue prime raccolte: “Richiamo dello Yeti”, “Sale”, “Gran divertimento”, fino all’ultima raccolta pubblicata, nel 2006, dal titolo “Due punti”. Emozioni da vivere, o rivivere, con uno scrigno prezioso come la raccolta completa delle sue poesie, le Opere pubblicate da Adelphi appunto, da tenersi accanto perchè fanno bene all’anima.

Wislawa Szymborska ha regalato al mondo, ma lei non avrebbe voluto sentirselo dire, una poesia che illumina, svela, rivela, trascende. Parole che brillano come bagliori, per tutti, per tutti coloro che vi si accostano.

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