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Diritto di critica | August 14, 2020

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Quelle (false) foto che accusano i soldati israeliani - Diritto di critica

Quelle (false) foto che accusano i soldati israeliani

Scritto per noi da Giovanni Giacalone

Il 27 gennaio, anniversario della liberazione di Auschwitz, la comunità internazionale ha commemorato le vittime dell’olocausto perpetrato dal nazi-fascismo e come ogni anno non sono mancate le polemiche in quanto, in concomitanza con questo evento, su diversi siti, blog e social network, emergono interventi volti a paragonare l’olocausto alla tragica situazione palestinese di Gaza, con relative accuse agli israeliani di non aver imparato niente da quel terribile evento che portò allo sterminio di più di sei milioni di ebrei.

Quest’anno in particolare è comparsa una foto che ha generato non poche diatribe e scambi di accuse tra sostenitori della causa palestinese e difensori di Israele.

La foto in questione (foto1), che secondo alcune fonti sarebbe stata inizialmente pubblicata da un utente di Facebook con il nominativo di Wesley Muhammad, mostra la parte inferiore di un soldato, dalla vita in giù, che calpesta con l’anfibio una bambina sdraiata a terra mentre nel contempo le punta la canna di un fucile in viso.

Lo stesso Wesley Muhammad  in un post di giovedì 2 febbraio afferma che il soldato era inizialmente stato identificato come israeliano:

Circa tre giorni fa, mentre scorrevo le notizie, mi sono imbattuto in una foto terribile di un soldato che teneva il piede sopra una bambina musulmana sdraiata a terra. La didascalia che accompagnava la foto identificava il soldato come israeliano e la bambina come palestinese. Ho condiviso la foto con la didascalia sulla mia pagina e in due giorni ci sono stati più di 500 commenti. Parecchi commenti suggerivano che la foto era falsa. Siccome poteva essere vero ho deciso di toglierla (anche se questo tipo di cose avvengono realmente nel conflitto israelo-palestinese)……

La foto è poi comparsa su diversi siti quali “Australians for Palestine”, “Palestinian Libra” e “BDS” ed è possibile visualizzarla anche su una pagina di Facebook denominata “Freedom will come to Palestine” in un post del 9 giugno 2011.

Tutto ciò ha immediatamente scaldato gli animi di entrambe le parti: in molti, giustamente inorriditi dalla crudeltà dell’immagine, sostenevano che il soldato in questione fosse realmente un israeliano che maltrattava una bambina palestinese, mentre altri contrariamente affermavano che non si trattava di un militare israeliano ed in particolare si soffermavano sull’equipaggiamento del soldato che non coinciderebbe con quello in dotazione all’esercito di Tel Aviv (foto2).

Obiettivamente, come era già stato evidenziato da alcuni, l’armamento non corrispondeva assolutamente in quanto in primis il soldato in questione utilizzava un AK-47, mentre l’esercito israeliano utilizza armi di fabbricazione statunitense o israeliana. In oltre non corrispondeva il tipo di uniforme, dai pantaloni ai guanti in pelle, fino ad arrivare all’allacciatura del giubbotto.

Successivamente è però comparsa anche la foto nella sua versione integrale (foto 4) ed il contesto ha iniziato a prendere forma; al di là della parte di equipaggiamento non visibile nella foto tagliata, che fornisce ulteriore conferma sul fatto che non si tratta di un militare israeliano, del cappello, e del giubbotto con una bandiera israeliana di carta appiccicata, vi è poi tutto l’ambiente circostante.

Sembrerebbe una dimostrazione tendente al teatrale, probabilmente in contesto arabo, con bambini sullo sfondo che sorridono e adulti che scattano foto, sia al soldato che a qualcos’altro nella parte superiore a destra che non è però possibile visualizzare in foto.

Critiche  arrivano anche da blogger arabi, come ad esempio Omar Dakhane che sottolinea come in tanti non si sono preoccupati di controllare l’attendibilità della foto.

Ora, al di là del gesto, che potrebbe tranquillamente e legittimamente essere un modo per rappresentare il disagio di un popolazione che sta vivendo una tragedia, mi preme sottolineare come basti veramente poco per decontestualizzare un’immagine e cadere nella disinformazione, intesa come travisamento del contesto delle informazioni, che come conseguenza portano ad attribuire al relativo elemento in questione una falsa realtà , e che , oltre a non avere alcuna utilità dal punto di vista informativo, rischia di creare violente reazioni senza apportare beneficio a nessuna delle parti in causa e tanto meno all’informazione.

Comments

  1. Jerry

    Grazie per l’articolo,, purtroppo c’è ne sono centinaia di queste foto taroccate, a cominciare da quelle famose sulle navi Turche addirittura dalla Roiter.

    • Markarian


      Ora, al di là del gesto, che potrebbe tranquillamente e legittimamente essere un modo per rappresentare il disagio di un popolazione che sta vivendo una tragedia, mi preme sottolineare come basti veramente poco per decontestualizzare un’immagine e cadere nella disinformazione, intesa come travisamento del contesto delle informazioni, che come conseguenza portano ad attribuire al relativo elemento in questione una falsa realtà , e che , oltre a non avere alcuna utilità dal punto di vista informativo, rischia di creare violente reazioni senza apportare beneficio a nessuna delle parti in causa e tanto meno all’informazione.”
      Hai pienamente ragione.Ed è proprio uno dei motivi per cui ho scritto il commento precedente.La storia è scritta dall’uomo, o meglio, dall’uomo che vince, non da quello che perde.E si sa, l’umanità non è nota per la sua sincerità.

  2. Grazie dell’articolo: ho intercettato giusto oggi una di queste foto su facebook