Articolo 18, ecco quanti lavoratori tutela
Scritto da Emilio Fabio Torsello il 8 febbraio 2012 in In evidenza / Società
In Italia la parola “lavoro” sembra far rima solo ed esclusivamente con “articolo 18″. Sia presso certa politica che presso i sindacati – l’ultima occasione è stata la puntata di ieri sera di Ballarò – la preoccupazione è non toccare la fantomatica norma che tutela i lavoratori dai licenziamenti illegittimi nelle aziende con 15 o più dipendenti (cinque se si tratta di imprese agricole).
Ma quante persone sono effettivamente tutelate dall’articolo 18? Secondo una delle ultime ricerche dell’Istat, il tessuto produttivo italiano è composto per il 95% da imprese con meno di 10 dipendenti, di cui il 65,2% a carattere individuale. Mentre la Cgia di Mestre – su dati 2009, probabilmente i contratti non-standard sono adesso aumentati - ha appurato che sono oltre 9,5 milioni i lavoratori (compresi gli autonomi) non tutelati dall’articolo 18 perché impiegati in aziende con meno di 15 dipendenti e 7,9 milioni quelli assunti in società con più di 15 lavoratori. Numeri alla mano, dunque, viene da chiedersi per quale motivo i sindacati si sforzino tanto per tutelare chi è tutelato (non bisogna dimenticare che il licenziamento discriminatorio è già sanzionato) e non guardino invece “oltre la siepe”, verso quell’infinito “naufragar” di contratti e contrattucoli vari che dall’articolo 18 non saranno mai garantiti.
A questa anomalia si aggiunge una campagna mediatica tale da aver formato nell’opinione pubblica il tabù dell’articolo 18, quasi fosse la panacea di tutti i mali.
E sono ben pochi i sindacalisti che si chiedono se il ricorso da parte di un numero sempre più alto di aziende italiane (il precariato parla chiaro) a contratti atipici e “flessibili”, non sia da imputare a una norma come l’articolo18. Così come la frammentazione delle aziende in sottosocietà, con un numero inferiore a 15 dipendenti (i dati dell’Istat sul punto lasciano pochi dubbi). Ci si continua invece a concentrare su una norma che – se paragonata al quotidiano e al futuro prossimo per quanti entrano nel mercato del lavoro – è già lontana dalla realtà attuale, frammentaria e frammentata, diretta sempre più verso una precarizzazione di fatto del posto di lavoro, con contratti che – in mancanza di interventi – costringeranno i giovani ad avere pochi spiccioli di pensione e ancor meno speranze di ottenere mutui o prestiti. Con buona pace dell’articolo 18 e della monotonia.


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