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Diritto di critica | March 20, 2019

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Dai Pasdaran alle forze speciali inglesi, in Siria ci sono già tutti - Diritto di critica

Dai Pasdaran alle forze speciali inglesi, in Siria ci sono già tutti

In Siria ci sono già tutti, a quanto pare. Forze speciali inglesi e qatariote addestrano i ribelli del Free Syrian Army, i Pasdaran del generale iraniano Gashem Soleimani supportano Bashar Al Assad nell’assedio di Homs. Già sul posto anche consiglieri militari turchi, palestinesi e libici. Le interferenze condannate dai Russi sono già in corso, e da entrambe le parti.

Sono 15mila i pasdaran già presenti in Siria, guidati dal generalissimo Ghasem Soleimani per supportare Bashar Al Assad. Un piccolo esercito ben armato, che ha portato a Damasco un arsenale di missili e razzi di fabbricazione russa. Si parla anche (e soprattutto) di sistemi missilistici terra-aria, per l’eventuale attacco delle Forze aeree occidentali, da installare a Damasco e dintorni. Certo, Iran e Siria sono alleati, e il flusso di armi tra i due paesi per rifornire Hezbollah è cosa nota: ma la Siria non è in guerra con un altro Paese, è spaccata da una guerra civile. Milizie governative contro milizie ribelli. A tutti gli effetti, i Pasdaran stanno sparando su “fratelli musulmani”.

In Occidente si parla intanto di legittimità e diritto internazionale. Mosca condanna l’iniziativa degli “Amici della Siria”, la coalizione promossa da Stati Uniti e Turchia per intervenire militarmente nel paese mediorientale. “Un simile format non ha alcuna base di diritto internazionale”, tuona il portavoce del ministero degli Esteri Aleksandr Lukashevich., che definisce “allarmante” la notizia di elementi dei reparti speciali britannici al fianco degli insorti siriani.

Lo scoop è del Guardian, che parla anche di “voci su militari americani in azione”. Gli fa eco il sito israeliano Debka, che parla della presunta infiltrazione sul terreno, a Homs, di consiglieri militari sia britannici sia del Qatar. Entrambe le testate evitano di dare indicazioni precise su queste indiscrezioni, attribuendole alle solite “fonti esclusive”. E Debka ha già lanciato notizie smentite dai fatti, in passato. Il sito Globalist.ch delinea un piano turco per la risoluzione della crisi: l’intervento di truppe via terra per dividere in due il territorio siriano, con una cintura di interdizione. L’esercito turco compirebbe un’invasione “a scopo umanitario” per separare i due contendenti all’altezza di Idlib, a cento chilometri dal confine settentrionale con la Turchia. Questa soluzione “pacifica”, però, lascia Homs nelle mani di Assad, senza alcuna protezione dalle rappresaglie delle sue milizie.

Il problema non è l’accredito delle voci, ovviamente. Tutti i principali attori di questa vicenda geopolitica (che da ieri naviga sul sangue di altri 105 siriani) hanno i loro uomini sul posto. Incitano, addestrano, guidano. I ribelli siriani e le forze di Bashar sono ormai marionette. La partita è più grande di loro.

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Comments

  1. Anonimo

    Forse l’Ucraina manderà in aiuto qualche migliaia di minatori.