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Diritto di critica | July 22, 2014

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Twitter e quei cinguettii che fanno paura ai grandi media

Twitter e quei cinguettii che fanno paura ai grandi media
Leonardo Mangini

twitterlogo 500x258 Twitter e quei cinguettii che fanno paura ai grandi mediaTwitter è uno dei principali social network. Rispetto al più completo Facebook ha un target più serioso; in 140 caratteri ognuno può esprimere una breve frase su qualunque argomento, spesso di tendenza, introdotto con il simbolo “#”. Anche per questo, specie negli ultimi tempi, Twitter ha registrato una incredibile iscrizione di VIP che quotidianamente si relazionano sia con pubblico che con detrattori. Una corrispondenza particolare che, fino a qualche anno fa, sarebbe stata impensabile.

Un canale privilegiato che permette in pochi istanti di diffondere notizie in tempo reale ma anche di sbugiardare bufale o segnalare plagi.

Maurizio Crozza, ad esempio, è stato tacciato di plagio in primis dall’onorevole del PD Andrea Sarubbi, uno dei politici più attivi sul web e che ha acquisito popolarità grazie alle sue brevi dirette dalla Camera (#opencamera). Il comico, editorialista satirico di “Ballarò”, è stato accusato di aver citato battute, esposte da altre persone, tratte proprio da Twitter. L’interessato, con ironia e fuzzy logic, ha smentito la coincidenza dalle colonne del “Corriere della Sera” («Tutti i miei personaggi [...] li ho copiati da Twitter. Le copertine di Ballarò no: quelle le copio da Facebook. [...] Tra l’altro: io Twitter non ce l’ho…»). Nonostante la difesa, però, i dubbi restano e subito sono sorti i riferimenti a Daniele Luttazzi.

È andata peggio all’analista della CNN Roland Martin: durante il Super Bowl, la finalissima del campionato di Football Americano, ha sarcasticamente digitato un “tweet” sugli abiti pubblicizzati da David Beckham in uno degli spot milionari che fanno da contorno all’evento. Sfortunatamente, l’espressione infelice (“If a dude at your Super Bowl party is hyped about David Beckham’s H&M underwear ad, smack the ish out of him!”, traducibile eufemisticamente con “Se un ragazzo durante la visione del Super Bowl si eccita per la pubblicità dell’intimo H&M con David Beckham, caccialo in malo modo”) è stata stigmatizzata dagli internauti, da alcune associazioni in difesa dei diritti omosessuali e dal network statunitense che ha sospeso il collaboratore.

Per evitare fughe di notizie o la diffusione di possibili “bufale”, invece, SKY News e BBC sono corse ai ripari imponendo ai loro dipendenti di evitare la pubblicazione indipendente dei cosiddetti “retweet” (in pratica pensieri di altri utenti) oppure di reagire ad eventuali provocazioni virtuali di rivali o di terzi.

Non solo nella vita reale ci si deve muovere con cautela. La rete ha più trabocchetti di quanto si possa immaginare. Per questo continua a fare paura.

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