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Diritto di critica | May 23, 2019

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Siria, il regime lancia l'attacco al Nord ribelle - Diritto di critica

Siria, il regime lancia l’attacco al Nord ribelle

Assad lancia l’invasione della “zona libera”: carri armati, mortai e uomini assediano già la città di Qseir, roccaforte dei ribelli, e avanzano verso Hama. Vanno in fumo le promesse di una nuova Costituzione con referendum popolare annesso: i profughi raccontano di città svuotate e colonne militari in movimento. Assad promette e, per non sbagliare, continua a reprimere.

«Ho visto le batterie lanciarazzi. Ci sono tanti carri armati. Siamo fuggiti perchè tutti stanno fuggendo. La città si sta svuotando». Alaa ha 15 anni e poca voglia di parlare. Fugge dalla città di Qseir, a pochi chilometri dal confine libanese: lo ha attraversato oggi, insieme a centinaia di profughi, per raggiungere Arsal. Il viaggio è difficile, con l’altopiano che separa Libano e Siria coperto da mezzo metro di neve, ma l’alternativa è attendere la repressione di Bashar. La spedizione punitiva è già pronta ed entro 48 ore inizierà a martellare Qseir.

Sangue a Qadesh dopo tremila anni. Bashar ha mandato l’artiglieria a Qseir per punizione. L’esercito libero siriano – i ribelli ha attaccato nella notte del 9 febbraio la sede della polizia locale, uccidendo 11 militari lealisti e catturandone una ventina. Su Youtube gira caustico il video della resa degli ufficiali, che leggono le condizioni dell’Els per il rilascio: stop ai bombardamenti governativi sul quartiere Bab Amro di Homs e rilascio dei prigionieri di Qseir. La reazione di Assad è stata tempestiva: sulla città, che sorge a pochi chilometri dal sito di Qadesh, ove nel 1274 A.C. si svolse la leggendaria battaglia tra il faraone Ramsete II e gli Ittiti di Mutawalli, sta per rovesciarsi un’altro bagno di sangue. 

Le menzogne di Assad. Il regime tenta di guadagnare tempo: ha annunciato ieri un referendum per il 26 febbraio su una nuova Costituzione che introduce il multipartitismo e un limite ai mandati presidenziali. Mentre i cannoni continuavano a bombardare Homs (e iniziavano a battere la vicina città di Hama), i portavoce di Bashar sciorinavano via tv gli articoli della nuova Costituzione: sì ad altri partiti oltre a quello Baath (attualmente l’unico legittimo), ma non potranno partecipare ad elezioni le formazioni a base religiosa o regionale. Fuori quindi i Fratelli Musulmani e i partiti curdi, ovvero un buon 40% della popolazione. Solo due mandati da 7 anni per il presidente, da eleggere con suffragio universale.

Chi ci crede? Washington definisce l’annuncio di Assad “risibile”, sottolineando come ogni precedente dichiarazione del regime si è finora rilevata falsa. La Russia accoglie invece questa “promessa” come un passo avanti, e condanna l’isolamento di Damasco da parte dell’Occidente. La Risoluzione Onu di oggi sarà solo una tirata d’orecchi al presidente siriano, in attesa dell’incontro del 24 febbraio a Tunisi del gruppo “Amici della Siria”. Lì si vedrà se la Lega Araba è riuscita a smuovere Mosca e Pechino dal veto. Ma per Qseir, Hama e Homs – e presto anche Idlib – potrebbe essere troppo tardi.