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Diritto di critica | August 22, 2019

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Il Messico, la Repubblica delle donne - Diritto di critica

Il Messico, la Repubblica delle donne

Un paese di violenza e morte dove nascere donna significa non pretendere futuro: è il Messico del narcotraffico, dei cartelli della droga, delle stragi quotidiane. Ogni storia assomiglia ad un’altra che l’ha preceduta, sospesa tra il bene e il male, tra la giustizia e la malavita, tra la sicurezza e l’incertezza.

Esistono donne coraggiose, che hanno rigettato la rassegnazione, abbracciando l’idea che qualcosa  può davvero cambiare. Donne illuse, forse. Salite ai vertici del paese per dimostrare che bisogna innanzitutto volerlo.  Era accaduto a Marisol Valles Garcia, ventenne rimasta per pochi mesi a capo della polizia di Praxedis G Guerrero, cittadina nei pressi di Ciudad Juarez. Lei che ci ha provato, ma che è stata costretta a rinunciare di fronte alle continue minacce di morte ricevute.

Accade con Maribel Cervantes, 41enne, nuovo capo della polizia federale messicana. Dopo la destituzione del suo predecessore Facundo Rosas, in seguito ad un episodio costato la vita a due studenti in cui sarebbe coinvolta proprio la polizia federale, è stata lei a prendere il comando, consapevole delle numerose ombre cadute sull’autorità di cui porta la bandiera. Ombre denunciate anche dall’attuale capo della polizia municipale di Ciudad Juarez, che avrebbe accusato proprio il corpo federale di aver attentato alla sua vita. Corruzione, infiltrati e legami concreti con il narcotraffico: nella guerra ai cartelli Maribel dovrà fare i conti anche con tutto questo.

E Marisela Morales, massima autorità giudiziaria messicana. E Josefina Vazquez Mota candidata alle prossime presidenziali per il Partito di azione nazionale (Pan).

Poi ci sono le altre. Quelle che hanno scelto il lato opposto della barricata. Donne ai vertici del narcotraffico come Marllory Chacon, segnalata dalla stessa Dea americana che l’ha designata regina dei cartelli della droga. Altre storie, altre vite, altre scelte.

Infine ci sono loro, quelle che il tempo di scegliere non l’hanno avuto: inghiottite dalla spirale di sangue che cosparge la quotidianità della loro terra; strumenti nelle mani dei narcos, oggetti di scambio, proprietà esclusiva della criminalità più efferata. È facile diventare vittime, soprattutto quando si è giovani, quando imbracciare un’arma è più semplice, ribellarsi più difficile, chinare il capo l’unica cosa sensata da fare.

Il Messico è anche questo: il paese delle donne che hanno scelto e di quelle che non hanno potuto farlo; di quelle ai vertici, padrone di sé stesse e delle schiave senza presente e senza futuro. E tra il potere e la sottomissione manca forse quello che ogni donna dovrebbe desiderare, che ogni donna dovrebbe pretendere: la più quotidiana normalità.