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Diritto di critica | August 10, 2020

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Posto fisso? Per gli stranieri in Italia non è utopia - Diritto di critica

Posto fisso? Per gli stranieri in Italia non è utopia

Per gli stranieri il posto fisso non è un’illusione. Senza una famiglia pronta a sostenerli, per non perdere il permesso di soggiorno gli immigrati sono disposti ad accettare qualsiasi lavoro. Non importa quanto sia umile o quali siano gli orari: importa solo che sia fisso. In Italia, i giovani stranieri sono meno disoccupati degli italiani e hanno più contratti a tempo indeterminato.

Il posto fisso è degli stranieri. Secondo uno studio condotto dalla Fondazione Leone Moressa, sulla base degli ultimi dati Istat, uno straniero su due che abbia meno di trent’anni lavora. Gli Italiani occupati sono invece solamente uno su tre. L’88,7% dei non nati in Italia residenti ha un lavoro da dipendente, e addirittura il 63,9% a tempo indeterminato. Su 100 stranieri che lavorano infatti, 26 ha un contratto di lavoro atipico. Gli under 30 di nazionalità italiana con un’occupazione da dipendente sono invece l’82% e solo il 53% ha un posto fisso. Quasi un terzo dei giovani stranieri con un posto di lavoro assicurato sono rumeni, seguiti da albanesi (16,6%), marocchini (6,1%) e moldavi (3,5%).

Lavorano di più ma guadagnano di meno. Nella maggior parte dei casi, gli stranieri hanno un livello d’istruzione inferiore a quello degli Italiani e svolgono lavori mediamente qualificati. Nell’80% dei casi infatti ricoprono professioni di operaio con uno stipendio mensile di circa 939 euro contro i 1.009 euro guadagnati dagli Italiani. Lavorano di più e guadagnano di meno ma possono contare su una maggiore stabilità. Vengono in Italia per trovare un lavoro e accontentandosi ci riescono.

Parola d’ordine: adattarsi. È l’adattabilità la carta vincente di uno straniero in Italia. In un paese che necessita soprattutto di persone destinate ad occupazioni non qualificate, gli immigrati diventano una risorsa preziosa continuando a soddisfare «una domanda di lavoro dal basso profilo che continua a essere espressa dal sistema produttivo, economico e sociale» conclude lo studio.