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Diritto di critica | March 6, 2021

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E dopo Monti, ancora Monti - Diritto di critica

E dopo Monti, ancora Monti

Il futuro? Incerto. Non solo per precari, disoccupati e giovani. Anche per i politici la nebbia è fitta. Tra poco più di un anno si vota. L’Italia sarà un paziente in convalescenza. La crisi sarà alle spalle e la cura da cavallo si spera avrà dato i suoi frutti. Ma dopo Monti chi verrà?

Alleanze? Una grande confusione. Sono lontani i tempi delle epocali sfide tra Berlusconi e Prodi o tra il Cavaliere e Veltroni. L’uomo di Arcore continua a giocare un ruolo centrale nella politica italiana anche se preferisce rimanere nell’ombra. E quasi sicuramente non sarà il candidato del centro-destra alle prossime elezioni. A sinistra Pierluigi Bersani si illude di poter sedere tra 13 mesi sulla poltrona di Palazzo Chigi. Il Pd è in forte crescita e con un alleato affidabile potrebbe vincere e governare senza problemi. Ma quale alleato? Tonino Di Pietro attende che il Pd si decida. La foto di Vasto, ogni giorno che passa, sempre più uno sbiadito ricordo, nonostante la tregua armata che esiste tra Pd e Idv. Dall’altro lato c’è l’Udc che ondeggia tra la grande sintonia che c’è tra i due leader Casini e Bersani, e il richiamo delle sirene del centro-destra, ora senza la presenza ingombrante della Lega.

Casini, l’ago della bilancia. Quando Casini deciderà, il passo successivo sarà quello di Bersani. Prima di ciò il sistema politico italiano rimarrà cristallizzato. È il leader dell’Udc in questo momento l’ago della bilancia, l’unico in grado di modificare il sistema politico italiano. Bersani e il Pdl attendono fiduciosi. Ma questa attesa potrebbe rivelarsi vana. L’Udc potrebbe non decidere mai, causando la fine del bipolarismo in Italia. Il Pdl (o come si chiamerà) tra un anno da solo non potrà vincere. Il Pd potrebbe riuscire nell’impresa alleandosi con Vendola e Di Pietro, con il rischio, però, di spaccare il partito o di ritrovarsi in una coalizione eterogenea. Per questo non è escluso che si andrà al voto senza un candidato a Palazzo Chigi.

Monti bis, un’ipotesi concreta. Casini punterebbe ad un nuovo incarico a Mario Monti dopo il voto. Non un leader di una coalizione, ma di nuovo nel ruolo di un governo tecnico che prosegua nell’opera riformatrice che difficilmente sarà conclusa entro il 2013. D’altronde anche Berlusconi non sembra escludere questa possibilità. L’unico che storce la bocca è Bersani. Sa di avere la vittoria in tasca e non vuole bruciarsi adesso. Intorno a Natale dal Pd erano uscite indiscrezioni sull’intenzione del segretario del Pd di staccare la spina a Monti già in questa primavera. Non è casuale e decisamente tempestivo l’intervento di Walter Veltroni dalle pagine di Repubblica: “Non consegniamo Monti alla destra, questo è un governo riformista”. Un vero e proprio avvertimento a Bersani: Monti non si tocca o il partito crolla. Anzi, “non lasciamocelo sfuggire”. Un modo anche per bruciare un’eventuale candidatura “politica” di Monti alle prossime elezioni, la vera preoccupazione per molti partiti.

I tecnici in attesa di una nuova classe dirigente. Così, ogni giorno che passa si fa sempre più concreta la possibilità di rivedere Monti a Palazzo Chigi, anche se il diretto interessato sembra intenzionato ad accettare un ruolo internazionale in Europa. Così dopo Monti ci potrebbe essere ancora Monti a giocare il ruolo di padre nobile della patria, in attesa che la politica riesca ad uscire dalla profonda crisi direi esistenziale in cui si è cacciata.