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Diritto di critica | November 15, 2019

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Il falco Bombassei alla conquista di Confindustria. Con lo sponsor della Fiat - Diritto di critica

Il falco Bombassei alla conquista di Confindustria. Con lo sponsor della Fiat

La previsione di una riforma del lavoro sta facendo scaldare gli animi di sindacati e Confindustria. A farla da padrone è il consueto scontro sul ruolo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, visto come garanzia dagli uni (Cgil in testa) e freno alla crescita dagli altri. E una battuta fin troppo aspra del presidente Emma Marcegaglia («Noi non vogliamo un sindacato che protegge gli assenteisti cronici, i ladri, i fannulloni») diventa una buona occasione per il suo numero due per rilanciarsi in vista della successione in viale dell’Astronomia.

C’è voluto un “falco” come Alberto Bombassei, patron della Brembo, per stoppare le parole della donna forte degli imprenditori, definite «esagerate» e «un passo falso». Una buona occasione per lui per mostrare un profilo leggermente più “istituzionale” alle parti sociali rispett alle consuete posizioni, in vista della sfida di primavera che lo contrapporrà all’amministratore della Mapei Giorgio Squinzi per la poltrona di presidente di Confindustria. Il duello l’ha visto partire contro i favori dei pronostici, ma in cui ora è piombato un pesante sponsor non così inaspettato: l’ad di Fiat Group Sergio Marchionne.

 «Bombassei è certamente innovativo e votato al radicale cambiamento dell’associazione – ha scritto in una nota il manager italocanadese – Noi ci riconosciamo in questo processo di rinnovamento che se dovesse essere completato, porrebbe le basi per un rientro della Fiat in Confindustria». Il contraltare sarebbe quindi un clamoroso ritorno nell’associazione degli industriali da cui Marchionne uscì nel 2011 sbattendo la porta, trasformando la successione alla Marcegaglia in una sorta di referendum sulla presenza o meno della Fiat nel gruppo.

Diversi i punti di convergenza tra candidato e sostenitore: in particolare, la comune visione sull’articolo 18 («al secondo posto tra i motivi di non investimento» per il capo della Brembo; affermazione smentita dal ministro Fabrizio Barca, secondo cui i maggiori deterrenti sarebbero burocrazia, lentezza della giustizia civile e del rientro dei crediti e qualità scolastica e sanitaria) e la tendenza a permettere ai contratti aziendali di derogare alle disposizioni di quelli collettivi, come nei casi Pomigliano e Mirafiori, punto fondamentale del programma elettorale dell’attuale vicepresidente. E a completare il quadro c’è la presenza di Bombassei nel cda di Fiat Industries e le sue parole al miele nei confronti dell’ad, difeso a spada tratta perché «ha salvato il sistema automobilistico nazionale. Ha spostato la produzione della Panda dalla Polonia in Italia, a Pomigliano. E’ stato un atto di italianità che va riconosciuto e che invece non riconosce nessuno mentre tutti ricordano solo l’accordo di Pomigliano come un accordo che ha diviso il fronte sindacale».

 Se le intenzioni di Marchionne erano quelle di sparigliare le carte, il risultato pare forte. E un presidente di Confindustria all’apparenza così poco incline alla concertazione potrebbe rappresentare un fattore di ulteriore asprezza nel dibattito sociale.