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Diritto di critica | January 24, 2021

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Senegal, si avvicinano le elezioni nel Paese a un passo dalla guerra civile - Diritto di critica

Senegal, si avvicinano le elezioni nel Paese a un passo dalla guerra civile

di Francesca Penza

Il 26 febbraio in Senegal si svolgeranno le elezioni presidenziali e la situazione è sempre più critica: gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine – un copione sempre uguale che sembra ripetersi in molti punti del pianeta con esiti simili, ma sviluppi diversi – si moltiplicano e il Paese sta sprofondando in una profonda instabilità.

Il Senegal è stanco: quasi 13 milioni di abitanti con una speranza di vita che supera di poco i 59 anni, un tasso di alfabetizzazione inferiore al 50 percento e il 33,5 percento della popolazione – circa 4 milioni e 200 mila persone – vive sotto la soglia di povertà con 1,25 dollari al giorno, mentre il tasso di disoccupazione è in continua crescita. A questo si aggiunge un governo che in dodici anni non ha mai nutrito alcun interesse a risollevare le sorti del Paese.

A partire dal 2000 Abdoulaye Wade ha trasformato il Senegal: considerato tra i più democratici Stati dell’Africa sub sahariana, oggi è sull’orlo del baratro, a un passo da una guerra civile che porterebbe risvolti imprevedibili probabilmente in tutta l’area, già piuttosto instabile.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la terza candidatura del presidente Wade, considerata lecita dalla Corte costituzionale senegalese, ma che ha incontrato l’opposizione del Mouvement du 23 juin – il fronte dei partiti politici d’opposizione insieme alla società civile, coalizione che però mostra delle fratture interne – anche se la popolazione poco scolarizzata e rurale di molte aree continua a sostenere il governo e l’operato di Wade, nonostante il nepotismo, la corruzione e il disagio sociale dilaganti.

Anche il musicista Youssou N’Dour si è schierato contro il leader in carica, nonostante la sua candidatura sia stata respinta perché – secondo la Corte costituzionale – non avrebbe raggiunto il numero di firme necessario: «Il processo di colpo di Stato costituzionale è stato messo in atto. Cinquantadue anni di costruzione della democrazia sono stati spazzati via. Siamo stati traditi da questa decisione vergognosa. Faccio appello quindi a tutte le forze del paese, ai fratelli africani e alla comunità internazionale di esprimere il loro disaccordo contro questo colpo di Stato istituzionale e costituzionale» ha dichiarato N’Dour a Radio France Internationale.

I candidati alla presidenza – contrariamente a quanto accade nelle democrazie più tipicamente occidentali – sono molti, ma i favoriti – oltre allo stesso Wade – sono cinque, anche se i pronostici si basano più sul sentimento popolare che sui numeri dato che in Senegal sono illegali i sondaggi elettorali.

Il primo è Idrissa Seck, 53 anni, ex primo ministro dal 2002 al 2004 e direttore della campagna elettorale di Wade, fu cacciato dal partito anche a causa dei rapporti tesi con Macky Sall – anche lui candidato in queste elezioni – giungendo a fondarne uno proprio, Rewmi, arrivato al secondo posto nel 2007. A sostenerlo, una coalizione di quaranta partiti e organizzazioni con l’appoggio della guida religiosa Serigne Mamoune Niasse. Tra i punti della sua campagna elettorale figurano la riduzione dei prezzi dei prodotti di largo consumo – dove si scorge la mano del consulente elettorale Lena Sene, economista alla Casa Bianca – la lotta alla corruzione e il miglioramento della governance.

Anche Macky Sall, 50 anni, faceva parte dell’entourage di Wade ed era uno dei suoi fedelissimi. Ex primo ministro, con alle spalle anche diversi incarichi in diversi dicasteri e una sempre maggiore influenza che ha indotto Wade a relegarlo politicamente in un angolo. Nel 2008 ha fondato Alleanza per la Repubblica con cui si candida alle elezioni. Sall punta sui giovani garantendo formazione professionale di qualità e mezzo milione di posti di lavoro, sulle donne e le famiglie con l’istituzione di borse di sicurezza familiare e agricoltura, con la proposta di nuovi investimenti da portare nelle aree rurali.

Moustapha Niasse, 72 anni, terza personalità del Partito socialista – dopo Leopold Sedar Senghor e Abdou Diouf – si candida con il partito Benno Siggil Senegal, dopo aver abbandonato il Partito socialista che non gli ha perdonato il suo schierarsi con Wade nel 2000, ha all’attivo diversi incarichi da ministro degli Esteri e da capo di gabinetto di Stato. Nel 2007 l’elettorato l’ha punito, ma sembra stia recuperando forze.

Ousmane Tanor Dieng, 64 anni, capo del Partito socialista dal 1996, ora responsabile dell’Internazionale Socialista, è stato ministro del governo Diouf. Si candidò anche nel 2007 e ora si ripropone appoggiato da una coalizione di trentaquattro partiti e organizzazioni civili, residuo della fallimentare candidatura in coalizione col Benno Siggil Senegal di Niasse.

E poi c’è Cheikh Bamba Dièye, 47 anni, deputato, consigliere regionale a Saint Louis e sindaco della stessa città dal 2009 a oggi. Alle elezioni corre da indipendente dopo aver lasciato il Benno Siggil Senegal nonostante sia uno dei fondatori. La sua campagna verte sulla trasparenza di spese e budget delle istituzioni.

La sola certezza in questi giorni di vigilia elettorale carichi di violenza e aspettative è che la riconferma di Wade alla guida del Paese porterebbe di certo una lunga serie di proteste che verrebbero represse nel sangue. Questo perché dopo ventisei anni di opposizione, la fondazione del Partito democratico senegalese e nel 2000 la vittoria che ha interrotto quarant’anni di governo socialista, Abdoulaye Wade è riuscito a perdere gradualmente l’appoggio del suo giovane elettorato: dodici anni di corruzione, disinteresse per la sanità e l’educazione e una complessiva incapacità – o non volontà – di assolvere le promesse fatte.

Nel quasi totale disinteresse della Comunità internazionale – troppo presa da questioni più pressanti e redditizie – il Senegal rischia dunque una guerra civile che peggiorerebbe di molto le condizioni della popolazione e la cui durata ed esiti non sono, per il momento, prevedibili.

Comments

  1. Adriano1979

    Davvero ben scritto, chiaro e comprensibile anche per chi non ha particolare conoscenza di questa drammatica situazione in Senegal. Complimenti!!!!