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Diritto di critica | June 17, 2019

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Rai e Consensi, la Lega affila le armi - Diritto di critica

Rai e Consensi, la Lega affila le armi

Il Carroccio assalta la diligenza Rai a pochi giorni dalla scadenza del CdA. “Privatizzazione è la strada più opportuna”, giura Maroni, ma se la legge rimane uguale “ci spetta la Presidenza”. Le camicie verdi si autoproclamano “unico partito di opposizione” e battono cassa a Saxa Rubra, in vista del voto amministrativo di maggio. Ma dietro ai sondaggi ottimistici e ai colpi di teatro, la crisi permane a Via Bellerio.

Maroni non ci sta a restare fuori dai giochi di Viale Mazzini. “Se la legge resta quella in vigore oggi, a noi spetta la presidenza come unico partito all’opposizione: che al governo non salti in mente di fare senza di noi”. E lo rivendica con i “suoi” dati alla mano: un sondaggio darebbe il Carroccio all’11% su scala nazionale, ovvero la metà del Pdl. “Questo”, chiosa Bobo il redivivo, “dimostra che siamo il primo partito del Nord, ancora una volta”. E, vorrebbe sottintendere, senza l’ombra di Berlusconi addosso.

Programma e dichiarazioni divergono. “Sarebbe meglio privatizzare, ma se non si può vogliamo una poltrona”. Il leader verde sa bene che vendere la Rai ai privati è cosa di là da venire. Sa anche di non avere un’effettiva voce in capitolo nella spartizione delle poltrone. Il “patto” PdL-Pd-Terzo Polo cancella le vecchie geometrie di maggioranza e opposizione, lasciando fuori proprio gli “oppositori nuovi”: IdV e Lega. E se il Di Pietro punta tutto sulla privatizzazione, il secondo non può che spingere verso una nomina. Le elezioni amministrative di maggio, primo banco di prova per i consensi ai partiti dall’inizio del Governo Monti, si avvicinano. Il Carroccio non vuole arrivarci con un pugno di mosche in mano, ha bisogno di almeno qualche posto forte a Roma per poter vincere al Nord.

Formentini e il passato che ritorna. Ad ascoltare Maroni, braccia conserte e sguardo indignato contro tutto e tutti, un centinaio di fedeli un po’ confusi e l’ex sindaco di Milano Marco Formentini. Proprio lui;  ex socialista, primo cittadino nel ’93 con Umberto Bossi al fianco, poi eurodeputato ed infine transfugo. Da 6 anni gira tra i mezzi partiti del centro, è entrato nell’assemblea costituente della Margherita e poi a destra nella Democrazia Cristiana per le Autonomie. Ieri sera ha esibito un Carlo da Giussano sul bavero della giacca e rivendicato la sua “fede verde”. E’ lui la prossima carta sui cui punta Maroni? O è un vecchio amico un po’ imbarazzante che torna a chiedere 15 minuti di celebrità?