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Diritto di critica | August 21, 2019

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Tunisia: “La paura di governare delude il popolo” - Diritto di critica

Tunisia: “La paura di governare delude il popolo”

“Credo che finora il nuovo governo tunisino non abbia fatto niente di quello che ha promesso in campagna elettorale”. Tra le difficoltà principali, “la paura di decidere e la scarsa conoscenza della reale situazione del paese da parte di politici che per anni sono vissuti in esilio”.  Abderazak Chabani, tunisino, segretario regionale Uil immigrazione e, da 20 anni, referente del consolato tunisino in Sardegna, spiega la “staticità” della situazione politica in Tunisia e i futuri possibili risvolti.

“La democrazia ha creato oltre cento partiti – ricorda Chabani-: è stato perso tempo durante le elezioni, per cambiare la costituzione, e, nel frattempo, di chiaro e concreto per il popolo non abbiamo visto nulla”. Siamo entrati nella “trappola dei politici occidentali: la cosiddetta “promessa” per ottenere il voto: Ennahdha ha vinto, grazie a una campagna elettorale efficiente, svolta tra le piazze, a contatto del popolo, ma oggi quel popolo è deluso”. I motivi? “Gli attuali politici hanno paura di sbagliare e quindi di decidere; essendo poi un governo di coalizione, c’è anche la difficoltà di dialogo. Se il partito non prenderà decisioni importanti e in fretta, penso che alle prossime elezioni, tra un anno, perderà, perché avrà perso credibilità”.

Nella vittoria di Ennahdha ha sicuramente giocato la propaganda dell’aspetto “moderato”: “la Tunisia è un paese che ha sempre vissuto di turismo; il popolo non accetterebbe mai “la legge del Corano”, perché ama divertirsi, andare in discoteca o andare a bere una birra”. Senza dimenticare la capacità di Ennahdha di comunicare, non solo tra le piazze, “ma anche sui social network: è qui che oggi si legge la delusione dei tunisini nei confronti dei nuovi leader, che hanno pensato solo a prendersi il posto

Penalizzata non solo la politica interna, in un paese che chiede riforme rapide per il lavoro e l’economia, ma anche quella estera: “La debolezza del governo si riflette nel rapporto con gli altri Stati – spiega Chabani -, a iniziare dall’Italia. Certo, qualche politico è andato in Tunisia, ma solo per fare i soliti accordi contro “gli sbarchi”, quando poi non è certo questo il problema principale”. Una debolezza, che rischia di compromettere “rapporti consolidati, come quello tra la Tunisia e la Sardegna: il governo attuale non si è ancora mosso come dovrebbe, per questo mi sto organizzando attraverso il Consolato e l’Ambasciata, per poter recuperare e rafforzare quel rapporto preferenziale che già esiste, almeno dagli anni ’90”. Nella convinzione che la “Sardegna avrà un ruolo chiave nei rapporti con l’Italia. Il primo passo è ripartire dal turismo, dobbiamo tranquillizzare la gente, far capire che c’è sicurezza: prima della rivolta, c’era il volo diretto Cagliari – Tunisi, 35 minuti per raggiungere la capitale, con collegamenti, in molti periodi, due volte a settimana. Il secondo obiettivo è rafforzare lo scambio commerciale, attraverso il coinvolgimento dei dirigenti delle rispettive camere di commercio: alcune merci che arrivano dalla Tunisia passano per Milano, quando invece sarebbe molto più semplice e meno dispendioso creare un rapporto diretto con l’Isola. Infine, la nostra priorità è rafforzare i rapporti culturali tra i due paesi, ripristinando gemellaggi storici, come quello tra Tabarka e Carloforte, e attivandone altri