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Diritto di critica | October 20, 2019

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No Tav, il Governo tira dritto - Diritto di critica

No Tav, il Governo tira dritto

Due immagini dalla A32. Il vicesindaco di Sant’Ambrogio di Susa seduto, mani sopra la testa, in attesa di esser trascinato via a forza dalla polizia: ha paura da vendere, ma dice “è mio dovere stare qui, con la gente”. L’altra immagine è una carrellata sulle intimidazioni ai giornalisti, ai fotografi, ai reporter, cacciati a male parole e qualche schiaffo da gente vestita di nero. Quel che manca davvero, però, è un’altra foto: una faccia conosciuta, un’autorità dello Stato, in un qualsiasi punto ad ovest di Torino. Non c’è venuta la Cancellieri, non è intervenuto Passera: non è sceso in campo Monti. Ma nemmeno Fassino e Cota. In Val di Susa gli unici “statali” che si vedono sono alcuni sindaci e polizia.

A 700 chilometri di distanza, lo Stato decide. Monti riunisce oggi pomeriggio la task force operativa che dovrà verificare lo stato di avanzamento dei lavori Tav e le “necessarie misure di sicurezza del cantiere”. Già ieri la Cancellieri ha chiarito la linea da seguire: “Prima cessi la violenza, poi si può parlare”. Ma, chiarisce, “con i sindaci: sull’opera non ci sono dubbi, si va avanti comunque. C’è da chiedersi come si può convincere il movimento No Tav a lasciare i presidi e le barricate senza uno straccio di trattativa in mano, senza nemmeno andare a parlare con qualcuno sul posto. L’unico complemento alle cariche di polizia è l’accelerazione degli indennizzi per i comuni coinvolti, in modo da dividere il fronte e rimandare a casa contenti i sindaci valsusini.

C’è un problema, però. I sindaci, oggi, hanno un ruolo parziale nella protesta. Lo diceva Luca Abbà in un’intervista prima dell’incidente del traliccio, “possono anche comprare qualche sindaco, il movimento non si fermerà”. Non si tratta della leadership dei centri sociali o dei Black Block.

Il movimento ha eletto altri leader oltre ai primi cittadini dei comuni interessati, ha seguito chi aveva le idee chiare e proponeva un metodo di lotta. Come Alberto Perino, come Abbà: a fare i numeri sono ancora i manifestanti dei sit-in, quelli che aspettano di esser portati via a braccia senza nessun bastone o pietra in mano. Perché nessuno si impegna ad andare in Val di Susa a parlare con questi leader, già identificati e identificabili dalla Digos? Perché non c’è una proposta di dialogo sul tavolo, a cui possano rispondere i portavoce del movimento? Solo un diktat: “lasciate la A32, andatevene a casa, e poi parleremo con chi di dovere”.

La teoria di Cota. Il governatore del Piemonte Roberto Cota ne è convinto: il movimento No Tav è finanziato da gruppi di interesse trasversali. “Non è gente della Val di Susa. Siamo davanti a persone che arrivano da fuori che sono finanziate, probabilmente, da chi ha interesse affinché il Piemonte non si sviluppi».

Niente di meno che una guerra sotterranea contro il Piemonte. Chi vogliamo accusare, la mafia del Sud o i marsigliesi col coltello tra i denti?