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Diritto di critica | November 26, 2014

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La marijuana per sconfiggere la crisi economica, la terza via della Catalogna

La marijuana per sconfiggere la crisi economica, la terza via della Catalogna

Cannabis 500x333 La marijuana per sconfiggere la crisi economica, la terza via della CatalognaGli anziani abitanti di Rasquera, piccolo centro della Catalogna, sono preoccupati che loro villaggio divenga in breve tempo una nuova Mecca per i cultori del fumo. L’accordo preso dall’amministrazione comunale ha l’ambizioso obiettivo, da un lato, di sconfiggere la disoccupazione locale e, dall’altro, di rilanciare in maniera significativa il turismo. Il protocollo d’intesa, firmato tra l’amministrazione di Rasquera e un’associazione catalana di fumatori di Cannabis (composta da 5mila soci), porterà nelle casse comunali circa 1,3 milioni di euro. Ciò consentirà la coltivazione intensiva di marijuana su 7 ettari di terreno (equivalenti a 10 campi di calcio). “Una possibilità di portare denaro e creare nuovi posti di lavoro”, l’ha ribattezzata il sindaco di Rasquera Bernat Pellisa, dello schieramento della Sinistra Repubblicana di Catalogna.

Il primo cittadino ha chiesto un parere legale affinché la misura adottata, parte di un progetto anti-crisi più ampio, non sia in contrasto con le ambigue leggi spagnole in tema di droghe leggere. “I prodotti – ha spiegato Pellisa –, non saranno tutti a base di cannabis, ci sarà la rotazione delle colture con i cereali e le barbabietole da zucchero”. La Barcellona Personal Use Cannabis Association (ABCDA), che fa parte di un movimento per il diritto all’uso privato di marijuana in Spagna, pagherà circa 650mila euro all’anno per poter coltivare la piantagione nei terreni comunali di Rasquera. I soldi, incassati dal Comune, saranno sufficienti a pagare un debito di 1,3milioni di euro in due anni e a creare 40 nuovi posti di lavoro.

“Ci sono altri cinque o sei progetti in cantiere – ha ammesso il sindaco Pellisa –, compresa la fornitura di semi per consentire alle persone di risolvere i problemi di crescita delle loro piante. Anche una clinica, per malati di cancro, si è interessata al progetto di Rasquera. E proprio il piccolo villaggio catalano, la cui economia era basata sulla vendita di prodotti locali (olive, mandorle), diverrà uno dei maggiori fornitori legali di Cannabis in Europa. Non tutti, però, sono entusiasti all’idea: “Ci renderà lo zimbello della Catalogna”, hanno sottolineato alcuni abitanti di Rasquera. “Porterà i nostri nipoti alla perdizione”, ha detto preoccupata una donna anziana al Pais.

Altri, invece, intravedono la possibilità di contrastare il tasso di disoccupazione che in Spagna fa segnare un dato preoccupante del 23%. “Non ho fumato quando feci il servizio militare – ha posto l’accento un operaio al Pais –, ma lavorerei in una piantagione di marijuana, anche perché è da due anni che sono disoccupato”. Pellissa ha confermato di aver informato del progetto il governo regionale della Catalogna. L’amministrazione, dal canto suo, ha preso tempo sostenendo di dover consultare alcuni avvocati per un parere legale. “Rivendichiamo la nostra sovranità”, ha precisato il primo cittadino di Rasquera”.

Le associazioni per il consumo della marijuana spingono per una regolamentazione del settore: “L’uso per fini personali di cannabis rappresenta una realtà consolidata in Spagna – ha spiegato al Pais Martin Barriuso, presidente della federazione basca di cannabis –. Il consumo è sempre più accettato dalla nostra società. Invece – ha ammonito –, di voltare le spalle a questa realtà, pensiamo che sia ragionevole trovare un modo per regolarlo, favorendo un uso responsabile e rendendo il consumo difficile per gli adolescenti”.

La legge spagnola, attualmente, consente il consumo privato di marijuana, tradotto in un possesso di 15-20 grammi (di hashish 5 grammi) che possono essere moltiplicati per 5 giorni di consumo e raggiungere 75 grammi di marijuana (25 di hashish). L’interpretazione di ‘coltivazione per uso proprio’, che va per la maggiore, si traduce in due piante di cannabis a testa in casa. La normativa proibisce l’uso in un luogo pubblico, ma la legge non sempre viene applicata alla lettera.

“Le nostre associazioni – ha spiegato il presidente della federazione basca di cannabis Barriuso al Pais –, lavorano e pagano le tasse, creano posti di lavoro e impediscono che le persone si rivolgano al mercato nero”. Il Comune di Rasquera, inoltre, ha istituito un comitato per elaborare protocolli di ‘controllo e sicurezza’, secondo quanto già stabilito in una bozza del contratto stipulato con l’associazione catalana di fumatori di cannabis.

  • Elboy666

    sembra un altro mondo…visto dall’italia

  • Pingback: - Vanillamagazine()

  • Neomasco

    wow!!!

  • Alberto Calatozzo

    solamente questo paese non è in grado di andare contro corrente per risolvere i propri problemi .. ruba soldi dalla tasca della gente