Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 23, 2020

Scroll to top

Top

Obama, "Pronti a fermare Teheran anche con le armi" - Diritto di critica

Obama, “Pronti a fermare Teheran anche con le armi”

Obama cede a Tel Aviv: ogni possibile soluzione verrà presa in considerazione per fermare il nucleare iraniano. “Nessuna opzione è esclusa – nemmeno quella militare“. E’ la dichiarazione più forte del presidente americano in favore della politica preventiva di Netanyahu. Dietro la decisione c’è la corsa alle presidenziali di novembre, in cui la lobby filo-israeliana dell’Aipac ha un peso decisivo. Dunque Barack Obama si prepara a tornare in guerra con Teheran, solo per fermare i finanziamenti ai rivali?

Dopo le sanzioni, la guerra. Il presidente dice finalmente la parola magica voluta da Tel Aviv: opzione militare. “Non ci siano dubbi sulla determinazione degli Stati Uniti, pronti ad utilizzare ogni mezzo, anche militare, per scongiurare il pericolo di una bomba atomica iraniana”. La dichiarazione arriva di fronte alla platea dell’American Israel Public Affairs Commitee, la lobby filo-israeliana capitanata da Sheldon Adelson. Netanyahu, al suo fianco, annuisce soddisfatto anche quando Barack smorza i toni, invocando “cautela e massima prudenza, per evitare il più possibile lo scontro aperto”. Prima devono venire diplomazia e sanzioni. Solo dopo, puntualizza Obama, le armi. Ma il dado è tratto: non si tratta più di “se” intervenire, ma solo di “quando”.

Denaro e politica, dove finisce lo “Yes We Can?”. La decisione di Obama, sofferta quanto si vuole, è logica. Lo è perché, come ogni politico, pensa prima alle lotte interne, e solo in seconda battuta al panorama internazionale. Il voto del 4 novembre si avvicina e i rivali repubblicani raccolgono ricchi finanziamenti: oggi per le primarie, domani per la Casa Bianca. Il miliardario filo-israeliano Sheldon Adelson ha versato 11 milioni di dollari a Newt Gingrich per la sua campagna, e ne sborserà altri 10 per il Super Tuesday di domani. Lo stesso Netanyahu, stretto alleato di Adelson da anni, ha fatto pressioni in tal senso: “per favore, Sheldon, dai un assaggio ad Obama di quel che potresti dare ai suoi rivali”. Detto fatto. E Barack risponde concedendo la disponibilità all’intervento armato contro Teheran.

Fiducia nel futuro? Poca. Se l’America si rende disponibile sul serio all’attacco preventivo sull’Iran, la diplomazia e le sanzioni perderanno importanza, e finiranno per essere abbandonate presto. Proprio ora che il fronte interno di Teheran è in pieno rivolgimento, e Ahmadinejad potrebbe essere esautorato da un parlamento ostile. Proprio ora, la scelta delle armi è la più inutile e pericolosa. Ma il fronte interno americano continua a contare più della tregua internazionale.

 

Comments

  1. Dennisilver

    Perché  si ha tanta compassione degli ebrei, quanto sono dei guerrafondai da quando nacque la terra  e non hanno mai trovato una soluzione con i loro fratelli Palestinesi e  l’America non fa altro che appoggiare i guerrafondai diventando
     come loro .