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Diritto di critica | September 20, 2020

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Quote rosa, in Europa poche donne al potere - Diritto di critica

Quote rosa, in Europa poche donne al potere

Quote rosa: parole che riempiono da anni la bocca e l’agenda della politica nazionale ed europea, ma che ancora faticano a trovare un’effettiva collocazione nella realtà. A comunicarlo è stata ieri la Commissione Europea, in un rapporto che evidenzia come in Europa la presenza di donne ai vertici delle principali società sia pari solo al 13,7% . Un consigliere su sette. Un trend in crescita – se si considera che nel 2010 la percentuale era dell’11,8% – ma ancora troppo lento: di questo passo, infatti, ci vorranno 40 anni per raggiungere un equilibrio accettabile tra i sessi, con una rappresentanza di entrambi almeno al 40%. Per valutare come ridurre il divario di genere tutt’ora esistente, la Commissione ha avviato ieri una consultazione pubblica sui possibili interventi a livello europeo in materia.

I dati presentati dalla Commissione fanno riferimento al gennaio 2012 e mostrano come in vetta alla graduatoria degli Stati con la massima presenza femminile nei Consigli di amministrazione delle società quotate ci siano Finlandia (27,1%), Lettonia (25,9%), Svezia e Francia (rispettivamente 25,2% e 22,3%). L’Italia, con una presenza pari al 6,7% e di molto inferiore alla media europea, si classificherebbe al sestultimo posto, seguita da Malta, Cipro, Ungheria, Lussemburgo e Portogallo.

Numeri in aumento, forse, ma ancora ben lontani da quelli che aveva auspicato la commissaria per la Giustizia e vicepresidente di Commissione Viviane Reding l’anno scorso, quando aveva lanciato un appello alle società per portare la presenza di donne al 30% entro il 2015 e al 40% nel 2020: negli ultimi 12 mesi, sono state soltanto 24 le società aderenti in tutta Europa. «Un anno fa – ha ricordato infatti in una conferenza stampa – ho chiesto alle imprese di aumentare volontariamente la presenza delle donne nei cda. Il mio appello, sostenuto dal Parlamento europeo, è stato trasmesso alle organizzazioni professionali dai ministeri del lavoro, degli affari sociali e delle pari opportunità di molti Stati membri. Constato però con rammarico che l’autoregolamentazione non ha dato finora grandi risultati». E anche se, come lei stessa ammette, le quote rosa non suscitano il suo entusiasmo, «mi piacciono i risultati. È ora di infrangere quel soffitto di cristallo che in Europa continua ad ostacolare l’ascesa di donne di talento ai vertici delle società quotate in borsa», anche perché «la scarsa presenza delle donne ai vertici aziendali impedisce all’Europa di essere competitiva e di crescere economicamente».

Considerazioni, quelle della Reding, che si basano sui dati statistici di cu dispone l’esecutivo di Bruxelles, secondo i quali l’equilibrio tra componenti maschili e femminili ai vertici aziendali incide positivamente sulle prestazioni delle imprese, sulla competitività e sui profitti. Uno studio McvKinsey dimostra ad esempio come le società con un’eguale rappresentazione di genere realizzino profitti del 56% superiori rispetto a quelle senza alcuna componente femminile ai vertici. Assimilabili sono anche i risultati di un’analisi condotta da Ernst & Young sulle 290 principali società europee quotate in borsa, secondo i quali le imprese con almeno una donna nel cda ottengono utili più alti delle corrispondenti a conduzione unicamente maschile.

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