“Gli stage gratuiti? Scompariranno”. Parola di Elsa Fornero
Scritto da Emanuela De Marchi il 20 marzo 2012 in Vite precarie
Basta stage gratuiti. Questa la promessa del ministro del Lavoro Elsa Fornero che alla trasmissione di Fabio Fazio “Che tempo che fa” ha confermato la sua intenzione di eliminare gli stage non retribuiti che negli ultimi anni sono stati utilizzati dalle aziende unicamente per sfruttare i giovani neolaureati.
Per i giovani solo stage. “Oggi ci sono ragazzi che non trovano altro che stage. Lavoro a costo zero senza remunerazione. Noi vogliamo ripulire, togliere alcune forme contrattuali utilizzate male e migliorare il lavoro dei giovani al livello quantitativo e qualitativo”, dichiara la Fornero. “Lo stage può essere formativo, ma quando hai finito gli studi lo stage non è più consentito; chi lavora deve essere pagato. La mia intenzione è di eliminare lo stage post formazione”. Il ministro del lavoro vuole dunque ammettere l’utilizzo degli stage nel corso degli studi universitari ma annullare questa possibilità una volta finito il percorso accademico per evitare un inutile sfruttamento dei neolaureati celato da contratti di stage che ormai non significano altro che lavorare gratuitamente.
L’abuso dei contratti atipici. Non solo gli stage al centro dell’attenzione della Fornero. Il ministro è deciso ad intervenire anche sui contratti temporanei, causa di un esercito di giovani precari senza tutele e ricattabili dai datori di lavoro. La Fornero sottolinea invece la necessità di far “pesare” di più sulle aziende il costo della flessibilità spingendole così ad utilizzare il contratto a tempo indeterminato in modo prevalente: “se tu azienda stabilizzi una persona, cioè dopo un contratto a tempo determinato la fai passare ad un tempo indeterminato, noi governo ti restituiamo una parte di quel po’ in più che hai speso”.
Stage di mesi e mesi che ormai non prevedono neanche più un rimborso spese. L’ossessione dei giovani italiani alla ricerca di una collocazione nel mondo del lavoro. Tanta fatica e tanti soldi investiti dalle famiglie per uno stage che è un vero e proprio lavoro, senza il quale aziende o enti della pubblica amministrazione si troverebbero in serie difficoltà. E pensare che il più delle volte agli stagisti non è offerto nemmeno il pranzo. Tutto questo nell’illusione di farsi notare, di crearsi quella rete sociale che permetta di andare avanti o più semplicemente per scrivere qualche riga nel Curriculum Vitae sotto la sezione “esperienza lavorativa” tanto richiesta dalle aziende. La decisione di mettere un freno a tutto questo potrebbe essere un importante passo avanti per il mercato del lavoro e per la stessa società italiana.


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