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Diritto di critica | September 23, 2020

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I nuovi proletari d'Italia: i precari - Diritto di critica

I nuovi proletari d’Italia: i precari

I nuovi poveri dell’Italia sono i collaboratori a progetto. Con uno stipendio medio di 600 euro mensili i titolari dei co.co.pro. e co.co.co, guadagnano quanto quei pochi e fortunati stagisti che beneficiano di un rimborso spese. Gli “sfigati” del Paese, come li ha definiti qualche mese fa il senatore Giorgio Stracquadanio.

Meno co.co.co, più disoccupati. Secondo l’Isfol, il 35% dei giovani con un contratto a progetto ha meno di trent’anni. Non ha tutele sindacali. Ma, nonostante ciò, il 70% di loro deve garantire la propria presenza giornaliera a lavoro. Non si tratterebbe dunque di un co.co.co in cui il collaboratore può gestirsi come ritiene più opportuno il proprio lavoro ma di veri e propri rapporti di tipo dipendente. I contratti atipici sono tuttavia in diminuzione ma questo solamente perché c’è una minore domanda di lavoro da parte delle aziende come conseguenza della crisi economica.

I 40enni precari. Tra i precari anche tanti quarantenni. Sono oltre 200 mila, circa il 12% degli occupati di sesso maschile. Molti di loro sono costretti a mantenere figli e a sopravvivere ai contratti atipici. Sono i papà precari che non dicono ai propri datori di lavoro di essere genitori per evitare di perdere il posto. Disperata la situazione dei padri separati che in molti casi si ritrovano a dover pagare il proprio affitto, il mutuo della casa in cui vivono i figli e l’ex moglie e l’assegno di mantenimento.

Cosa rimane dopo la fine del contratto? Sicuramente si potrà scrivere qualche riga in più nel CV e una rete sociale allargata sulla quale si conta per essere chiamati a lavorare in futuro. “Mi sono laureata e dopo qualche anno di lavoro all’università sono passata da un contratto a progetto ad un altro. Oggi sono disoccupata. Senza più niente. È passato il tempo e io sono invecchiata, ho superato i 30 anni e ho avuto una bambina, motivi questi che hanno fatto sì che non venissi assunta. Trovare lavoro per me è diventato impossibile” dice Camilla prima di entrare in una stanza per sostenere l’ennesimo colloquio. Non è ottimista, però è contenta di essere mamma. “Quando avrei dovuto avere un bambino? Avrei dovuto aspettare di trovare un posto fisso? Io non volevo diventare mamma a 40 anni”. È ferma nella sua posizione, decisa a lottare per difendere il suo diritto di maternità ed il suo desiderio di avere un lavoro. Ha tante qualifiche ma un solo desiderio: trovare un’occupazione stabile qualsiasi essa sia per garantire un futuro alla sua famiglia.

Comments

  1. Cosa c’è da commentare? Io sono precario da 12 anni, ora co.co.pro, in passato ho lavorato a tempo determinato, a partita iva, poi di nuovo a progetto e di nuovo a tempo determinato per poi terminare nuovamente a progetto. Ma insomma dico io, quale enorme presa per i fondelli il riconoscimento della mia professionalità e dei miei studi oltre che alla crescita personale e dignità??? Ci hanno resi tutti precari, insoddisfatti e arrabbiati.